mercoledì 29 settembre 2010

INTERVISTA AD ERIC CLAPTON "Non ho mai amato la musica per ragazzini , nemmeno adesso. Se devo ascoltare qualcosa scelgo dischi del passato .."




Eric Clapton ha inciso un Cd. Ha preso una ventina di brani scritti tra gli Anni Trenta e cinquanta e ha deciso di metterli in un album che , come lui stesso sottolinea , “è una sorta di autobiografia : un mucchio di vecchie canzoni che amo moltissimo e che avevo voglia di incidere”

Quindi nel nuovo cd “Clapton” non c’è rock, ma solo blues e jazz. Sono le canzoni che “hanno contribuito in maniera determinante a fere di me il musicista che sono oggi”

Mr.Clapton , perché ha deciso, dopo tanti anni , di fare un disco come questo?

“Il progetto è nato quasi per caso. Avevo voglia di registrare con J.J. Cale un album di classici e avevo iniziato a selezionare i brani. Ma in questo lavoro di scavo , mi sono ritrovato a riscoprire brani a cui ero legato profondamente”

Era la musica che ascoltava alla radio quando era piccolo?

“Sì, negli anni Quaranta , la radio era l’unico modo per ascoltare buona musica , una mistura piuttosto eclettica di suoni molto diversi. Alcune trasmissioni avevano playlist molto ampie. C’erano programmi come “Uncle Mac” o “Two way family favourites”, che io ascoltavo devotamente , con un orecchio molto selettivo. Ascoltavo tutto avidamente , sperando che ritrasmettessero le canzoni che mi piacevano di più”

Possedeva un registratore per conservare i brani preferiti?

“No , non c’erano ancora i registratori. Il primo che ho avuto è stato un Grundig , a nastri, grande e di plastica , ma arrivò molti anni dopo . Lo usavo per selezionare e riascoltare a ripetizione quello che mi piaceva . Poi , quando ho avuto l’età per poterlo fare , andavo a comprare i dischi”

Quali?

“Quando avevo 5 anni mio zio e mia madre ascoltavano Harry James , i fratelli Dorsey , Fats Waller, Louis Armstrong , Stan Kenton , soprattutto la musica afroamericana. Ricordo in particolare un brano strumentale di Sonny Terry Brownie McGhee : Whoopin’ and Holerin’, ero piccolo ma mi sembrava una cosa modernissima”

E così ha scoperto il blues ?

“Ovviamente non sapevo nemmeno che si chiamasse blues. Una parte di me rispondeva istintivamente a quella musica , che mi rimaneva nell’anima. Anni dopo è riemersa come parte del mio viaggio musicale. Ma ricordo esattamente quando fui catturato dal blues : fu ascoltando Big Bill Broonzy. Con lui capii da dove veniva lo skiffle e tutto il resto, come si era evoluta la musica. Hey Hey e Key to Highway di Broonzy , sono state le prime canzoni che ho cantato”

Ha imparato a suonare la chitarra ascoltando queste canzoni?

“Sì con Jimmy Reed, il boogie, tantissimo blues, Robert Johnson , grandi canzoni americane , il rock ‘n’roll, il jazz , Glenn Miller…”

Quanto è stato difficile per lei interpretare brani tanto diversi da quelli che canta abitualmente ?

“Non molto a dire il vero, perché mi sono sempre mosso tra i generi nel corso della mia carriera e non credo che il pubblico si sorprenderà molto. E poi la mia testa funziona come un jukebox: ho ascoltato Ain’t misbehaving e My very good friend the milkman, e When somebody thinks you’re wonderful , quando ero un bambino , tra i 7 e i 9 anni, le ho imparate tutte le conosco a memoria , le posso cantare senza leggere il testo , sono tutte canzoni che ho cantato nella mia testa per sessant’anni , Ora le ho messe in un disco . Certo all’epoca non avrei mai pensato di arrivare a inciderle. Ma nemmeno che avrei suonato ancora a 65 anni..”

I suoi coetanei ascoltavano altro..

“Beh, in parte è vero, ma anche io amavo moltissimo lo skiffle di Lonnie Donegan , e trovavo rivoluzionario Elvis , molto più di Buddy Holly , mi piaceva il rock’n’roll . Però non ho mai amato la musica per ragazzini , nemmeno adesso. Se devo ascoltare qualcosa scelgo dischi del passato , vado indietro e vado piano. In un mondo in cui tendono a pensare “come posso fare per arrivare prima” , io vado nella direzione opposta”

Come pensa che verrà accolto questo salto indietro nel tempo?

“Chi mi ama è abituato al mio stile retroattivo , e credo che uscire dal seminato per fare qualcosa di ancora più antico del solito possa essere apprezzato. Ho provato a essere un autore ma, oltre al fatto che non mi sento davvero all’altezza , non mi diverte quanto suonare e cantare canzoni scritte da altri. Però ci sono periodi in cui mi manca l’ispirazione e allora preferisco prendere queste canzoni scritte magnificamente , per le quali ho uno straordinario rispetto, e interpretarle”

Dopo i concerti con Jeff Beck e quelli con Steve Winwood , la rivedremo dal vivo?

“Suonare con Jeff è stato bellissimo, e speriamo di tornare in scena insieme nuovamente. Con Winwood non abbiamo , in fin dei conti, mai smesso. Io lo ammiro molto e mi piace che ci sia anche lui a cantare negli show. Ma da maggio andrò in tour da solo , per fare le mie cose e proporre anche i brani di questo ultimo disco”

lunedì 27 settembre 2010

INTERVISTA A PHIL COLLINS "Non voglio lasciare la mia vita nelle mani degli altri, perché mi vogliono ascoltare o vogliono acquistare i miei dischi"



Per comunicare la sua uscita di scena , Colins coglie la presentazione del suo ultimo cd , Going Back , un tributo alla Motown e al soul anni 60 e 70 . La musica con cui è cresciuto

“I Genesis erano il mio lavoro, l’occasione di vivere facendo il musicista professionista , ma è il soul la musica che avrei sempre voluto suonare, anche nei Genesis”

Perché un album in stile Motown proprio ora?

“Perché ho sempre desiderato fare un disco come questo: mi è sempre piaciuto interpretare canzoni scritte da altri, ma a 19 anni sono entrato nei Genesis e da allora in poi abbiamo solo le nostre canzoni. Ho provato molte volte a portare nella band la musica che amavo di più, quella della Motown e dell’Atlantic , o il grande jazz. C’è ad esempio molto sapore jazz in un pezzo come Get’em out by Friday di Foxtrot, ma i Genesis non potevano essere jazz : quando facemmo Turn it on again la gente forse ci ha odiato, si saranno chiesti “ma chi sono , i Blues Brothers?”. La verità è che tutti noi amavamo quella musica , Mike Rutherford e Tony Banks erano grandi amanti del soul e del blues. Peter Gabriel era un fan di Otis Redding e Nina Simone , ma non abbiamo mai avuto la possibilità di suonare quella musica. Facevamo progressive perché questo era ciò che facevamo nella band e che volevano i fans, di sicuro avremmo tutti voluto mettere in uno show canzoni come i Put spell on you o Mr Pitiful”

Si ferma anche per i problemi fisici , oltre che per stare accanto alla famiglia?

“Il medico mi ha detto che la mano potrebbe tornare a posto tra un anno. Ma non voglio più obblighi nella mia vita : i tre ragazzi grandi non li ho mai portati a scuola, solo ora ho realizzato quanto gli sono mancato come padre e quanto loro mi sono mancati come figli, non mi voglio più alzare la mattina con qualcuno che mi dice : non ti ricordi che dobbiamo essere a Parigi per un concerto? Voglio alzarmi per chiedermi: cosa faccio oggi? Non voglio lasciare la mia vita nelle mani degli altri, solo perché mi vogliono ascoltare o vogliono acquistare i miei dischi , e voglio continuare a far musica perché provo piacere nel farla : questo potrebbe essere il mio ultimo disco, certo potrei continuare a scrivere musica. Il problema è cosa farne dopo”

Le nuove canzoni suonano come gli originali , ci sono anche i Funk Brothers , la resident band della Motown

“Non avrei mai potuto aggiornarle , sentirle alla maniera dell’hip hop, non mi interessava , se poi c’è qualcuno che mi vuole seguire nel viaggio mi fa piacere , ma non è un problema se non accade”

Artisticamente qual è stato il suo momento più felice?

“Suonare la batteria con Eric Clapton, fare cioè la cosa che mi riusciva meglio dietro uno dei migliori chitarristi del mondo , e con Greg Phillinganes e Nathan East. E ricordo con piacere anche la Big Band , non a caso sempre seduto dietro alla mia batteria”

mercoledì 22 settembre 2010

INTERVISTA A ROBIN WELLS KRUGMAN, LA MENTE DEL GRANDE PREMIO NOBEL ED EDITORIALISTA DEL NEW YORK TIMES



Paul Krugman dieci anni fa accettò di scrivere per il New York Times . Ora è diventato un’icona mediatica della sinistra mediatica. La fama è arrivata con il Premio Nobel per l’Economia, ma la chiave del successo è stata la collaborazione con la moglie, che i giornali hanno definito la sua coscienza radical.

Robin Wells Krugman è molto più della sua musa ispiratrice.

Paul Krugman è considerato il sesto intellettuale più influente del mondo secondo la rivista Prospect. Tanto da ricevere ringraziamenti da senatori democratici che sono nominati nel suo blog.

Paul è in studio che scrive. Chi se ne avrà a male domani?

“In pochi credo. Stiamo lavorando a un pezzo contri repubblicani che vorrebbero mantenere i tagli alle tasse con la prospettiva di una crisi fiscale”

Chi ha scelto l’argomento?

“Lo scegliamo insieme , di solito a colazione. Paul si occupa della parte economica , io do il taglio politico. Poi lui scrive e io lo correggo la sera”

Allora è vero: è lei l’anima di sinistra della coppia

“Forse una volta , quando ero scappata in Inghilterra perché non sopportavo Ronald Reagan . Con il tempo Paul è diventato come me se non di più”

Da accademico a belligerante editorialista. Lei non c’entra niente?

“L’avrò influenzato con la mia natura militante , ma siamo stati trascinati dagli eventi. Con George Bush e la guerra in Iraq il paese sembrava impazzito. Il new York Times offriva a Paul la possibilità di fare sentire la sua voce. Io insegnavo Economia a Princeton, ma ho rinunciato alla carriera per aiutarlo. Un sacrificio per una femminista”

Come è cambiata la vostra vita?

“Radicalmente. Accusavano Paul di non essere patriottico, la critica peggiore che si può ricevere in America. Ma almeno la sinistra era con noi. Poi sono arrivate le primarie democratiche”

Com’è successo?

“Eravamo per Hillary Clinton , che era per una riforma

Sanitaria più ambiziosa di quella di Barack Obama. Ricevevamo critiche anche dagli stessi vertici del giornale. Ma i momenti gratificanti sono stati tanti. Una volta , a una conferenza in una chiesa, la gente cercava di entrare dalle finestre per ascoltarci”

Ed è arrivato il Nobel

“Una sorpresa. Lo avevamo aspettato tre anni. Al quarto abbiamo smesso di pensarci ed eravamo totalmente presi dal nostro manuale di Economia che ci siano scordati del giorno delle nomine”

Un ritardo politico?

“Ne sono convinta. Dal 2005 Paul era il candidato numero uno, ma un Nobel in quel momento avrebbe messo a disagio la Casa Bianca

E avete incontrato il nemico: Bush

“Alla fine del mandato. Per tradizione il presidente invita i Nobel americani alla Casa Bianca. L’ho guardato negli occhi e ho provato compassione: era un uomo stanco”

Lo avete definito “una marionetta”

“Paul si ostinava a cercare di capire il suo modo di pensare , ma io gli dicevo che non c’era nulla di capire. Bush ragionava con l’istinto, infatti era in contatto con la gente. Era un anti-intellettuale. Per poterlo contrastare bisognava prima pensare, ma poi agire di pancia”

Obama pensa troppo?

“Ha fatto tante cose buone ma ha perso il legame viscerale con i cittadini. Un presidente cerebrale, poco animale”

Difficile scrivere di pancia per un economista abituato ai numeri

“Per questo ci sono io. Sono più brava a intercettare gli umori del momento”

E’ vero che gli insegna yoga?

“Il sabato faccio lezione alla classe dei vecchi panzoni : Paul e alcuni suoi ex colleghi dell’Università”

Non basta la quiete di questo giardino contro lo stress?

“E’ questo il problema . Da qui commentiamo la crisi economica , le riforme finanziarie, le guerre. Problemi lontanissimi dal nostro quotidiano. Fare yoga ci aiuta a tenere i piedi per terra”

lunedì 20 settembre 2010

INTERVISTA A GIORGIO DEL GHINGARO, SINDACO TOSCANO , CHE HA INVENTATO LA CONTRORIFORMA GELMINI


Giorgio del Ghingaro , è il sindaco Toscano che ha inventato la controriforma Gelmini.

Mentre nel resto del paese i precari della scuola e gli studenti protestano fuori dagli istituti , voi li riempite perché?

“Noi siamo d’accordo con le loro ragioni e vorremmo farle sentire ancora di più. Ma sappiamo anche che le famiglie sono in difficoltà e che non possiamo lasciarle sole”

A cosa si riferisce?

“Nella nostra provincia , Lucca, i tagli dei ministri dell’Istruzione Mariastella Gelmini e dell’Economia Giulio Tremonti hanno fatto sparire 219 insegnanti. Oltre al personale Ata, cioè i bidelli”

Cosa comporta?

“Dover mettere in media quattro anni in più in ogni classe. Con un peggioramento della qualità dell’insegnamento , nonostante il governo finga di no. E poi non abbiamo più abbastanza personale per garantire il pre e il post-scuola”

Ed è qui che si inserisce il vostro sciopero alla rovescia..

“Esatto. Abbiamo coinvolto le nostre 32 scuole e le associazioni di volontariato e ci siamo inventati una soluzione usando il modello della banca del tempo. Genitori, volontari e insegnanti in pensione prestano il loro tempo , gratis, per permettere agli studenti di stare a scuola prima dell’orario di inizio e dopo la fine. Così evitiamo problemi alle famiglie che lavorano e avrebbero problemi ad adottare i loro spostamenti agli orari scolastici”

Bè i volontari si prendono una bella responsabilità. Ma alla fine non fate un favore gratis alla Gelmini , che pure criticate?

“Guardi, la protesta è importante per svelare le malefatte di chi governa. Ma per noi la scuola è un bene fondamentale , quindi abbiamo scelto una protesta propositiva. Vogliamo far vedere al governo , molto concretamente , quello che serve alla scuola”

E quindi alla Gelmini cosa chiedete?

“Di ristabilire il numero giusto di insegnamenti e bidelli”

La ministra sostiene di aver solo tagliato il personale superfluo

“Non direi proprio. Solo un esempio : ci hanno dimezzato gli insegnanti di sostegno. Prima i bambini portatori di handicap avevano l’affiancamento di un altro docente cinque ore al giorno. Ora solo due ore e mezzo”

Addirittura dimezzate?

“Sì. Non è che i bimbi hanno un handicap solo due ore e mezzo al giorno. Devono imparare la metà degli altri? A Capannori abbiamo una scuola che è un’eccellenza per l’handicap per tutta la Provincia di Lucca. Se non troviamo i soldi per pagare noi gli insegnanti , come Comune, l’istituto dovrà chiudere delle aule. E quei bambini rimarranno a casa, a carico dei genitori.

Non è un bel modo di aiutare le famiglie. Eppure è quello dicono di voler fare tutti i partiti italiani e il governo per primo

“E’ vergognoso , chi ci rimette alla fine sono i più deboli. I figli delle famiglie meno abbienti, che non possono pagare l’assistenza di tasca loro , finiranno per avere difficoltà sociali e di apprendimento che potrebbero evitare. Noi cerchiamo di fare quello che possiamo : ad esempio abbiamo fatto uno sforzo enorme per non aumentare il prezzo dei servizi a domanda individuale”

Quali sono?

“I trasporti scolastici e la mensa : da noi continuano a costare 2 euro e 50 da 6 anni. Il governo dice di non aver aumentato le tasse. Ma ha tagliato i soldi agli enti locali e ha delegato a loro la parte sgradevole. Di fatto, però, ha imposto aumenti indiscriminati di tasse”

Anche voi alla fine dovreste alzarle?

“Noi siamo un comune virtuoso : negli anni scorsi siamo riusciti a risparmiare. Quest’anno , destineremo circa 2 milioni e 400 mila euro all’istruzione. Ma dovremo tagliare da altre parti. Per questo la nostra seconda richiesta al governo è di ripristinare i finanziamenti ai Comuni”

Tra le novità per la scuola della ministra Gelmini c’è anche il tetto massimo per classe agli alunni di origine straniera . Lei è d’accordo?

“E’ una baggianata. Se nella stessa zona abitano 7 bimbi di origine straniera, che facciamo : ne leviamo due e li mettiamo più lontani? Anche se stanno bene insieme?”

Avete soluzioni alternative?

“A Capannori i bambini, di qualsiasi origine siano, stanno in classe insieme. Poi, però , ci sono lezioni ad hoc, per esempio di rinforzo sulla lingua. In più organizziamo corsi di italiano anche per i genitori e in particolare le mamme”

Perché?

“Spesso, per motivi socio-culturali, le donne stanno a casa e sono quelle che hanno meno contatti con il resto della popolazione. Inoltre abbiamo organizzato centri d’ascolto con mediatori culturali per evitare che si formino ghetti , in cui gli immigrati rimangono un corpo estraneo nel territorio”

Oggi si parla tanto di rapporto con il territorio e di solito si pensa alla Lega . Voi siete di centro-sinistra: per voi quanto conta?

“E’ fondamentale : solo che non lo intendiamo come chiusura a ciò che viene dall’esterno, ma come partecipazione di tutti i cittadini – di qualsiasi colore – alla vita comune. Che sia dividere i rifiuti per fare la raccolta differenziata o fornire il proprio tempo a scuola. Non c’è buona politica senza coinvolgimento della comunità”

mercoledì 15 settembre 2010

INTERVISTA A SUSANNA CAMUSSO , NUOVA SEGRETARIA DELLA CGIL "LA VITA DELLE MAMME DI OGGI è NEI GUAI"



Susanna Camusso ha 55 anni , è l’attuale vicesegretaria e prossima segretaria generale Cgil al posto di Epifani. Ultima di 4 sorelle , famiglia della media borghesia impiegatizia di Milano zona Cinque Giornate , ha un temperamento leonino e non solo zodiacalmente parlando. Temeraria e un po’ ombrosa , non senza qualche astruso rossore , grande capacità di sentire il vento , da ottima velista , sguardo glaciale. Da ragazza si butta nell’esperienza delle 150 ore con la Flm. Di lì passa alla Fiom , e nel 1980 entra in segreteria. Nel 1997 dopo una drammatica rottura , torna in Lombardia e ricomincia dagli agricoli e alimentaristi. nel 2001 Sergio Cofferati la propone per la segreteria lombarda della Cgil : passerà per un solo voto. L’organizzazione si spacca , ma riuscirà a unirla di nuovo. Fino a giugno scorso, quando è stata eletta vicesegretaria generale.

Addio sempre agli esami. Quanti gliene mancano?

“Mah. Non lo so più”

Noi comunque la nostra vita ce la siamo fatta. I mutui li abbiamo pagati. Mentre ai ragazzi come Alice ( sua figlia appena laureata) , master e contromaster , siamo costretti a dire “fujtevenne”.

“I lavoretti provvisori che facevamo da studenti sono diventati il definitivo. Questa crisi durerà anni , e ne usciremo con un mercato del lavoro più debole. Con tanti modelli organizzativi diversi, però: anche se il pensiero unico sul lavoro – prima il fordismo , poi il toyotismo , e tutti dietro come pinguini – è entrato in crisi”

Ma una buona metà dei 5 milioni e mezzo di iscritti Cgil sono pensionati. La massa dei precari è fuori

“Dei precari discutono più i pensionati che gli attivi. In un Paese familista com’è il nostro Paese dei giovani sta in buona parte sulle loro spalle e sui loro risparmi”

Il posto fisso, comunque , dobbiamo scordarcelo..

“Ma questo non vuol dire necessariamente e incertezza , o zero mobilità sociale. Si possono fare tante cose per cambiare rotta. Smetterla di autorizzare comportamenti semifraudolenti da parte dei datori di lavoro. Riqualificare la contrattazione. Riportare a trasparenza il lavoro pubblico, a partire dai concorsi. Ricostruire meccanismi di solidarietà, non dare più per scontato che tocchi alle famiglie fare da ammortizzatori”

Il welfare da noi non attacca…

“Qui vanno molto le chiacchiere sulle grandi opere, il Ponte sullo Stretto e cose così , mica sciocchezze come l’inclusione degli stranieri e gli asili. Sono stata una mamma pre-Gelmini. Ho potuto contare sulla scuola a tempo pieno. Una mamma di oggi è ben più nei guai”


Ha aspettato che la bambina crescesse un po’ prima di accettare incarichi romani?

“Sì. La prima volta che andai a Roma lei era alla materna. Con la vita che si fa nel sindacato non potevo pretendere…”

Trattative notturne. Riunioni una via l’altra. Il tipo di vita che le donne adorano. Non è forse una donna anche lei? Insinuano che le piaccia lo shopping

“Mi piacerebbe. Questi sandali li ho comprati al volo sotto la Cgil”

Ed è pure abbronzata. Già fatto un giro in vela?

“Abbronzatura da comizi: vede? Solo la parte superiore del corpo”

Ha una barca sua?

“Per carità! Troppe rogne. Uso quelle delle scuole”

Una donna alla guida del più grande sindacato italiano. Ha in mente una Cgil più femminile?

“Ho in mente una grande organizzazione paritaria”

E non lo è già? Nei vostri organismi direttivi le donne hanno minimo 4 posti su 10

“Ci sono molte donne quadro. Ormai è normale leggersi come un’organizzazione di donne e di uomini. Faccia e linguaggio della Cgil sono cambiati. C’è più parità che nella politica : nessuno da noi parlerebbe di belle ragazze. Si vedono molti segni di regressione e di contrattacco, in giro. Un pensiero maschile debole che diventa facilmente violento. Ma mi pare che la politica sia messa anche peggio della società . peggio di noi di sicuro. Poi, certo, anche nel sindacato ci sono uomini fissati sulla gerarchia , che il potere femminile continuano a patirlo”

Ma c’è un modo femminile di esercitare il potere ? Ormai dovrebbe averlo capito

“Di sicuro so che da sola non combini granché. Per cambiare devi colerlo insieme ad altre. E’ un lavoro collettivo. Ma la differenza femminile agisce , non c’è dubbio. Specie nella capacità di tenere insieme le cose, di condurle a unità”


Come va con Emma Marcegaglia?

“Potrebbe andare meglio, grazie. D’istinto pensi di poter avere una relazione migliore con una controparte del tuo stesso sesso. Ma per quel che ho visto fin qui , non posso trarre questa conclusione”

Però è strano: una donna alla guida di Confindustria , un’altra a capo del sindacato. Una tumultuosa femminilizzazione del lavoro. Ma modi , tempi e organizzazione restano gli stessi di quando al lavoro c’erano solo uomini..

“E’ complicato innovare se la preoccupazione principale del sistema è la competizione sui costi. In Italia, poi, dove il maschilismo è un fatto storico.. Un pensiero compiuto sul lavoro delle donne ancora non lo vedo”

La Libreria delle Donne di MIlano ne ha uno: tenere insieme vita e lavoro, produzione e riproduzione. Ha l’aria di un pensiero forte

“Elitario, però. A uso di una minoranza che può permettersi di sperimentare. La gran parte delle donne non è messa bene. Se in Lombardia e in Emilia ci avviciniamo all’obiettivo di Lisbona , 60% di occupazione, nel resto d’Italia si arretra , e si accentua il divario con gli uomini. Più del 30% delle ragazze del Sud rinuncia anche a provarci: stanno a casa , fanno le mogli. Poi c’è il fatto che l’intellettualità delle donne cresce: sono più scolarizzate , più determinate sui propri obiettivi. Il che non aiuta. Se le donne sono in generale più precarie degli uomini , per quelle intellettualizzate il divario è ancora più grande”

Arrancando dietro al miraggio della parità , almeno un pezzo ce lo siamo aggiudicato : in pensione a 65 anni

“Lo impone l’Europa , si è detto. Ma non era l’unica risposta possibile. Al governo interessava fare subito cassa , la verità è questa. Flessibilità e libertà avrebbero dovuto essere salvaguardate: perché a 66 anni un professore può avere ancora voglia di lavorare , un’infermiera forse no. E poi lo sbalzo sarà violento. Dall’anno prossimo, di colpo, si lavorerà fino a 67 anni. Infatti una lavoratrice del pubblico impiego che va in pensione a 65 anni dovrà aspettare almeno un anno per andarci effettivamente : e siamo a 66. In più dal 2015 ti becchi minimo 3 mesi di allungamento mesi per l’aspettativa di vita. Quindi c’è gente che aveva come prospettiva di chiudere fra 2 anni e invece lo farà tra 7.

E quando toccherà a lei? Con quali rimpianti pensa che andrà?

“L’unico , credo, sarà quello di avere fatto una figlia sola”

lunedì 13 settembre 2010

INTERVISTA AD HERBIE HANCOCK , FAMOSO PIANISTA "Sono gli uomini far sì che accadono i terremoti , gli tsunami"



Herbie Hancock ha compiuto 70 anni , ed è uno dei massimi pianisti della storia, bambino prodigio , lanciato da Miles Davis e poi autore di incursioni felici dal jazz al R&B alle colonne sonore.

Non dica che non c’è legame tra il 70°compleanno e l’ultimo disco , The IMage Project : artisti dei 5 continenti per cover con messaggio, da Imagine di John Lennon e The Times They are a Changin di Bob Dylan ..

“No , non lo dico. E poi non credo al caso. Benché non l’abbia messo a fuoco coscientemente , un legame c’è : significa che sono da tempo sulla Terra – abbastanza da sapere che la globalizzazione è inevitabile e positiva , se siamo noi a scegliere come deve attuarsi – e che questo compleanno coincide con il 2010, l’inizio del XXI secolo. Siamo al principio di una nuova era , al crocevia tra il vecchio modo di pensare ( più nazionalista , egoista , più concentrato sull’Io) e un planetario che riguarda il Noi. Nel cuore di ogni essere umano siamo arrivati al periodo che stavamo aspettando”

Scusi , dove vede i segnali? Dalle maree di petrolio a terremoti a tsunami , dalle inondazioni agli incendi, sembra il contrario. C’è il caos

“Que-sto-è-il-se-gna-le. Il pianeta riflette lo stato dell’umanità . Le cose vanno così male che non abbiamo scelta : dobbiamo cambiare. Siamo noi a far sì che accadono i terremoti , gli tsunami

Addirittura..

“Certo! Noi provochiamo i cambiamenti climatici .. E’ colpa della nostra avidità”

Che fare , ormai? Siamo inermi

“Ma noi dobbiamo solo attendere il cambiamento : dobbiamo promuoverlo. Ed ecco perché ho realizzato questo disco. Il tempo di aspettare che qualcun altro faccia e il tempo per lamentarsi è scaduto: ora dobbiamo essere cattivi. E creare il tipo di mondo in cui vogliamo vivere”

Affascinante , ma utopico

“Che parola divertente , utopia! E’ utopia pensare che un problema sparisca ? No: è utopia pensare che sparisca senza il nostro impegno. Ci sono un sacco di cose che dobbiamo sviluppare : la compassione , il coraggio, la saggezza. E il senso di responsabilità. Ma la parola che racchiude tutto questo è : umanità. Bisogna essere più umani. Più veri.

Già , lei è buddista. Che quest’atteggiamento spirituale sia una toccasana anche per il corpo? Dimostra 20 anni di meno..

“Oh , grazie mille per il complimento! La verità è che quando pratichi il buddismo (Hancock pratica quello della Soka Gakkai ndb) impari a guardare alle situazioni in modo diverso. Siamo abituati a ripetere “Il mio divorzio è difficile da digerire” o “La mia malattia è dura da sopportare”, “Ho perso il lavoro..”. Tutti i problemi seri , ma questa fede ti aiuta a vedere gli ostacoli come opportunità . Per cambiare , per evolversi. E lo stress diminuisce”

Tanta saggezza le ha portato bene anche nel privato:sta da 46 anni con la stessa donna , quasi un unicum nel suo ambiente

“Vede, noi abbiamo un concetto fondamentale nel nostro buddismo: ognuno , indistintamente , porta in sé due aspetti , l’oscurità fondamentale e l’illuminazione. L’oscurità è quella che ti fa cedere “Oh posso bere un drink in più, mangiare un pezzo di cioccolata in più” e tutte quelle cose che tengono lontani dal sentiero dello sviluppo. Poi c’è l’altra voce , che tenta di aiutarci. Recitare il mantra nam.myohorenge-kyo contribuisce a trasformare la negatività in illuminazione”

Ma la pratica ha influenza anche sulla sua musica?

“Le basti un esempio. Una sera , nel 1972, dovevamo suonare in un club di Seattle. La notte prima eravamo andati a 3-4 feste – facevamo spesso così – e c’erano rimaste un paio d’ore per dormire. Eravamo esausti. Solo Buster non aveva dormito ma recitato nam-myoho-renge-kyo. E, quando ha iniziato a suonare , gli è sgorgato un suono che non avevo mai sentito. Stava trascinando tutta la band e l’audience era impazzita! Fu uno show magico. La gente che saliva sul palco , ci dava la mano , qualcuno piangeva.. Tornati in camerino dissi “Buster , ho saputo che tu pratichi una qualche religione nuova per noi. Se ti fa suonare così, voglio sapere qual’è!”. Così , sono 38 anni che recito il mantra”

Ha recitato anche per l’elezione del suo amico Obama , oggi sotto attacco

“Credo in Obama , penso stia facendo del suo meglio. Per il mondo , non soltanto per l’America”

venerdì 10 settembre 2010

INTERVISTA ALL’ATTRICE ALEXANDRE MARIA LARA “Ma come si fa a dire no a Ivory?”

Alexandra Maria Lara , è rumena ma vive a Berlino. Professione attrice. E’ la fidanzata di un ricercatore nell’ultimo film di James Ivory ( Quella sera dorata). Ha lavorato con Francis Ford Coppola in Un’altra giovinezza e Spike Lee in Miracolo a Sant’Anna. Un attrice , che come ha detto Ivory, che non ha paura di accettare ruoli che molte attrici hanno rifiutato.

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Perché, diciamolo, delle tre donne la sua Driade è la più antipatica

“Crede? Io l’ho adorata subito. Per me è solo una persona sicura di sé, pratica, realistica , che non perde tempo in fantasie inutili. Purtroppo dice le cose giuste alle persone sbagliate”

Se nessuna voleva interpretarla un motivo ci sarà

“In effetti una così potrebbe essere un incubo per molti uomini. Non è carina con il suo fidanzato , lo manovra, a volte lo comanda a bacchetta, ma d’altra parte lui la lascia fare”

Lei ha lo stesso carattere?

“Qualche volta sì, lo ammetto. Ma il mio lato dolce è preponderante”

Quindi è prepotente solo in scena

“Si: interpretare i cattivi è molto più divertente”

Si è sposata un anno fa. Suo marito, l’attore Sam Riley, ha lasciato Londra per Berlino. Merito della Driade che c’è in lei?

“No, non l’ho costretto. Sam si è trovato bene a Berlino. Possiamo vivere dove vogliamo, per il lavoro non è importante : ci chiamano sempre in posti diversi. E dato che io sono cresciuta a Berlino… comunque torniamo spesso a Londra”

E in Romania?

“Almeno una volta all’anno, ho ancora molti parenti che vivono là. E un legame forte con il paese anche se ci ho vissuto solo fino a quattro anni e mezzo”

E poi?

“Siamo scappati. Nel 1983, quando ancora c’era il comunismo e una dittatura orribile. Mio padre voleva che crescessi in un paese libero”

Come siete riusciti ad andare via?

“Papà era un attore famoso in patria, vicedirettore del Teatro nazionale di Bucarest, mia madre insegnava francese all’Università. Visti dal di fuori sembravano due privilegiati e probabilmente nessuno al Dipartimento di sicurezza avrebbe mai immaginato che volessero fuggire. Così, quando papà disse che voleva far vedere a sua figlia Berlino Ovest e portarla allo zoo, lo lasciarono andare”

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Che cosa ricorda?

“Le prime lezioni di tedesco,un’atmosfera diversa. Solo anni dopo mi sono resa conto di quanto fosse stata dura per i miei genitori: non avevano più vent’anni, e hanno dovuto ricominciare da zero. Sono persone coraggiose”

E ce l’hanno fatta?

“Mio padre aprì una scuola di recitazione. Grazie a lui il mio legame con il teatro è sempre stato forte. Ogni tanto frequentavo le sue lezioni. Lo vedevo con gli allievi e mi sembrava bellissimo. A 15 anni ho cominciato a fare provini”

Come andavano?

“Bene, perché era una specie di hobby: a quell’età non hai un affitto da pagare. Ero tranquilla , e le audizioni funzionavano. Ho ottenuto un sacco di parti”

Poi si è iscritta alla scuola dove insegnava anche suo padre

“Per fortuna gli altri allievi non mi trattavano come la figlia di papà”

E sul set di Quella sera dorata come erano Laura Linney e Charlotte Gainsbourg, due prime donne

“Fantastico. E’ andato tutto bene”

Dite sempre così?

“Ma è vero! Mi sono capitati set con attrici insopportabili , ma stavolta no. Laura Linney è stata molto paziente: per me a volte non è facile recitare in inglese, è la mia quarta lingua”

Le altre tre?

“Rumeno, tedesco, francese: ho frequentato il liceo francese, a Berlino”

Neppure Anthony Hopkins ha la fama di essere un tipo facile

“E’ un vero gentleman. No, l’unica parte difficile è stata la lontananza: giravamo in Argentina , non potevo tornare a casa nel weekend… e mi ero appena innamorata di Sam. Ma come si fa a dire no a Ivory?”

Un fidanzato può attendere

“Già”

mercoledì 8 settembre 2010

INTERVISTA AL REGISTA SAM MENDES “Oggi il teatro , il più classico , rimane spesso confinato nel Paese in cui viene prodotto. Gli attori non si confrontano con altre culture perché far viaggiare una troupe ha costi alti”


Sam Mendes ci ha regalato ottimi film come American Beauty (1999) , Road to Perdition (2002) con Tom Hanks e Revolutionary Road (2008) con Di Caprio e Winslet.

Ma Mendes , nonostante gli onori ricevuti da Hollywood, non ha mai dimenticato il suo primo amore : il teatro.

Sam Mendes è figlio di un immigrato per metà portoghese e per metà di Trinidad e di una scrittrice ebrea. Respira il teatro già da bambino “Mio padre mi portava a teatro ogni volta che vi trovava dei biglietti scontati”.

E’ in teatro che si ferma come regista ed è grazie al teatro che incontra quella che diventerà sua moglie, Kate Winslet (oggi ex). Nel 2008 Kevin Spacey ha dato vita, insieme a Spacey , a The Bridge Project , un ambizioso progetto di teatro di repertorio classico itinerante che lo vedrà impegnato fino al 2012. Prodotto dal Bam Theatre di New York e dalla Neal Production (la casa di produzione di Mendes) in collaborazione con Kevin Spacey , dal 2003 direttore dell’Old Vic Theatre di Londra, The Bridge Project ha come obiettivo di far viaggiare il teatro classico nel mondo abbattendo barriere linguistiche e culturali.

Quali sono le motivazioni di The Bridge Project?

“Oggi il teatro , il più classico , rimane spesso confinato nel Paese in cui viene prodotto. Gli attori non si confrontano con altre culture perché far viaggiare una troupe ha costi alti”

Ma come nasce l’idea?

“Lavorare con Kevin Spacey in American Beauty è stato determinante per la nascita di questo progetto. Kevin è un americano che si 'è trasferito a Londra per dedicarsi al teatro , io un inglese che si è formato con il teatro e che si è trasferito a New York per seguire in cinema. Siamo speculari : abbiamo lavorato di nuovo insieme all’Old Vic Theatre , ma la storia doveva finire lì. Poi una mattina , mentre facevamo colazione a New York , ci siamo detti : perché non continuare?”

Come sono state accolte le rappresentazioni nei Paesi di non lingua inglese?

“benissimo. Inizialmente credevo che il fatto di dover usare i sottotitoli nella lingua locale potesse rappresentare un limite , ma poi mi sono ricreduto. Pensi che il luogo in cui The Bridge è stato accolto più calorosamente dal pubblico è stato in un teatro all’aria aperta a Epidauro in Grecia. Era la pièce Come vi piace e tutti ridevano come matti. Eppure nessuno capiva una parola d’inglese”

Che cosa l’ha coinvolta maggiormente di The Bridge?

“Osservare gli attori tirati fuori dal loro contesto americano : lavorare , esprimersi e creare in un contesto inglese e viceversa. E stato molto toccante vedere Ethan Hawke e Josh Hamilton calcare le tavole del palcoscenico dell’Old Vic Theatre , recitare Shakespeare nella casa di Gielgud , di Richardson e di Olivier”

Perché di tutte le opere di Shakespeare ha scelto Come vi piace e La tempesta?

“Sono pièce molto diverse tra loro, però hanno molti punti in comune. La tempesta ha un qualcosa di ineffabile , mentre Come vi piace è più terrena, ma in tutte e due c’è l’idea dell’usurpazione e della perdita del potere , la scoperta di se stessi attraverso l’esilio , il confronto tra una cultura civilizzata e un mondo selvaggio. In entrambe le opere c’è un’idealizzazione della società : la visione di una democrazia moderna che entra in un conflitto con le gerarchie del potere”

Quanto porta della sua esperienza teatrale sul set del film che dirige?

“Moltissimo. Non sono uno che improvvisa. Per esempio, prima di girare Revolutionary Road , ho fatto provare Di Caprio e Kate nella location per più di 3 settimane”

E’ vero che dirigerà il prossimo film di Bond?

“Mi piacerebbe. Ma per ora non si sa neanche se ci sarà un nuovo film di James Bond : la Mgm è in vendita e anche il futuro di Bond è a rischio”

lunedì 6 settembre 2010

INTERVISTA A GEORGE CLOONEY "Vedere la distruzione dell’Aquila e di altri meravigliosi luoghi in quella regione ,toccare con mano la sofferenza di qui



George Clooney sta per uscire sugli schermi Usa con The American , girato in Abruzzo.

The American è un thriller diretto dal fotografo , ora diventato regista, Anton Corbijn e tratto dal romanzo “A Very private gentleman”. Clooney interpreta un killer in fuga dal suo passato , che dopo un colpo andato male in Svizzera si nasconde in Italia , braccato da tutti.

A Castelvecchio conosce una bella prostituta dal cuore d’oro , interpretata da Violante Placido, e riscopre l’amore proprio mentre dovrà fare inevitabilmente i conti con il suo passato.

George ci spiega questa iniziativa per aiutare i terremotati?

“Avremmo potuto girare dovunque questo film , e abbiamo visto tanti altri bellissimi paesi in Italia, ma ho insistito per ambientarlo e girarlo in Abruzzo. Vedere la distruzione dell’Aquila e di altri meravigliosi luoghi in quella regione , toccare con mano la sofferenza di quelle persone mi ha davvero colpito. Mi sembrava giusto investire le nostre risorse in quella regione bisognosa di lavoro e ricostruzione, dare del lavoro alla sua gente”

Nel film appare un Clooney quasi più paterno che romantico verso la prostituta Violante Placido?

“Di sicuro sto arrivando al capolinea coi miei ruoli romantici. Ho 49 anni e nel cinema adesso cerco ruoli diversi, tipo Tra le nuvole. E’ una fortuna che il mio successo , da E.R. in poi, non mi abbia inscatolato in un solo genere di personaggi. Voglio provare cose sempre diverse al cinema”

Come ha lavorato con la Placido?

“E’ giovane e potrebbe essere mia figlia… Ora mi vergogno al pensiero delle scene d’amore nel film, le chiederò scusa… Le scene di sesso sono sempre difficili al cinema : le devi fare bene e in fretta, ma avevo capito fin dalla prima lettura del copione ch erano necessarie , per un personaggio come il mio che deve trovare nuovamente un modo per esprimersi”

Che differenze trova tra girare in Europa e in America?

“In Italia e in Europa è tutto più, come dire , civile. Sul set si sta tranquilli , si ride, ci si siede per mangiare. In America girare un film è come stare in guerra. The American abbiamo assunto numerose maestranze italiane , bravissimi, e mi sono davvero divertito a lavorare con gente che sa come fare film ma non si dà tante arie ed è contenta di partecipare ad un progetto. Abbiamo girato molte scene a Castel del Monte , un paesino tremendamente colpito dal terremoto; quando siamo arrivati era inverno , faceva freddo, e in paese ci saranno state non più di 100 persone. Dopo una settimana conoscevo praticamente tutti, e me ne andavo a zonzo da solo nelle pause di ripresa. Erano 20 anni che non mi riusciva di farlo. E’ stato bello”

Come si spiega che il film non sia stato invitato alla Mostra di Venezia?

“Confesso che siamo stati tutti sorpresi , ma sono stato al Lido tante volte che forse non ne ptevano più di me. D’altronde avevamo deciso di far uscire il film in America e in altri paesi proprio in questi giorni , e non sembrava il caso di rimandare l’uscita per aspettare un altro festival. Ci siamo sorpresi , ma non sto rodermi il fegato”

In questo film veste per la prima volta i panni di un vero cattivo

“Sì, ma cerco sempre nell’inconscio del personaggio per pescare qualcosa che lo redima, o che comunque lo renda umano e comprensibile allo spettatore. Il mio americano è una sorta di artigiano che scolpisce le sue armi , ho voluto imparare anch’io per giorni a montare un fucile , pensavo a Daniel Day-Lewis quando si trasferì in Toscana per imparare a fare le scarpe.

Lei appare sempre sereno: non c’è nulla che la faccia arrabbiare?

“Mi arrabbio a livello sociale e politico, per tutte le ingiustizie che vedo nel mondo , e mi arrabbio se qualcuno fa del male ai miei amici. Personalmente ho una buona carriera , ho una fantastica famiglia e un bel gruppo di amici, ho la salute, per cosa dovrei arrabbiarmi?”

Ha quasi 50 anni , George, metterà mai su famiglia?

“Mi sono già sistemato, non lo avete notato? Mi sono intenerito , ma sono anche sempre lo stesso. MI sento felice , ho una bella vita e so godermela. Non cercate di estorcermi troppe promesse”

venerdì 3 settembre 2010

INTERVISTA A RENATO POZZETTO “Il ragazzo di campagna con i suoi tormentoni è entrato nel modo di parlare del pubblico”

A Venezia proietteranno il suo “Il ragazzo di campagna” di Castellano & Pipolo , uno dei film cult degli anni 80.

Renato Pozzetto in una scena del film Oggi Sposi

“Avrei preferito andare al Lido come regista e interprete di “Un amore su misura” ( 2007) ma sono contento di ricordare un film che avevo preso sottogamba e che invece si è rivelato un successo . Una commedia amata anche oggi , che con i suoi tormentoni è entrata nel modo di parlare del pubblico.Taac”

Che ricordi ha del suo Atremio , uno che con Milano alla fine litiga dicendo “Andate al diavolo”, voi e la vostra città, mi avete rubato la valigia , l’amore , e la speranza….. Sottoscriverebbe quelle battute?

“Ma no! Per me Milano è stata , ed è il luogo dove ho avuto la possibilità di lavorare , di crescere. Dove la trovi una metropoli che ti dà la possibilità di esibirti , di fare cabaret senza mezzi come è capitato a me e a tanti amici , da Massimo Boldi a Teo Teocoli?”

Siete nati tutti al Derby e tutti siete diventati icone di una comicità particolare. Vede oggi qualche erede del vostro stile tra i giovani?

“Quando siamo arrivati noi , con i nostri comici inusuali, i padri ci guardavano di traverso. Non vorrei che si ripetesse la stessa storia: per me oggi la comicità segue i suoi tempi , e quindi io, i giovani comici li difendo a prescindere”

Li segue anche al cinema?

“Svelo un segreto , ma forse è meglio che non lo scriva, lo tenga per sé”

Avanti, confessi

“Non vorrei passare per uno che se la tira , che si crede chissà chi, ma , insomma, io non vado, né sono mai andato al cinema. Per fortuna ci vanno gli altri”

Davvero? E’ incredibile..

“Eppure… Sì , mi capitava di andare alle prime dei miei film , ma tutto qui. Anche a casa, a Milano, dopo la scomparsa della mia cara moglie l’anno scorso, non so nemmeno se ci siano in giro dei video. Forse non è giusto per un attore , ma per me è così”

Progetti?

“Allora, ho in mente un film da girare al Lago Maggiore : protagonista una famiglia osservata negli alti e bassi della vita quotidiana. Non so ancora se, oltre ad interpretarlo , lo dirigerò. Poi, appena Cochi torna dagli States , riprenderemo la strada del palcoscenico con il nostro “Finché c’è la salute..”. Un titolo che suona per chiunque come un buon augurio”

mercoledì 1 settembre 2010

INTERVISTA ALL’ATTRICE SOFIA COPPOLA “Sono felice di essere stata allevata in California a un’oggettiva distanza dallo star system che mi ha consentito di poterlo osservare e raccontare con distacco”

Still of Sofia Coppola in   Somewhere




Sofia Coppola ha ricevuto un premio imprevisto “Mio padre mi ha detto. “Questo film avresti potuto farlo solo tu”. Non poteva farmi un complimento migliore. Cosa cerca un artista se non avere uno stile unico?”.

Somewhere è l’ultimo film diretto da Sofia Coppola, il fratello Roman è il produttore esecutivo. La neomamma di 39 anni ( è nata da poco Romy , avuta con il musicista francese Thomas Mars) è già in perfetta forma. “Somewhere è stato il primo film che ho girato dopo essere diventata madre , la prima volta tre anni e mezzo fa . La mia Romy gironzolava sul set come facevo io da piccola durante i film di mio padre. E’ stato bello”

Sofia è nata come attrice , la possiamo vedere in neonata nel Il Padrino , I ragazzi della 56a strada , Rusty il selvaggio, Cotton Club e il Padrino III. In questo ultimo film fu stroncata dai critici. La rinascita di Sofia è stata da sceneggiatrice e regista. E il successo è arrivato con una trilogia sulla gioventù inquieta : Il giardino delle vergini suicide , Lost in Translation e Marie Antoinette.

Somewhere , invece, è la storia di un’anima alla deriva , un divo che alloggia all’hotel simbolo di Hollywood , Lo Chateau Marmont. Vive il successo tra sesso facile e pasticche finché a scuoterlo arriva la figlia undicenne. La trasferta a Milano a ritirare il Telegatto si trasforma in un viaggio con papà , cui Sofia ( Telegatto vinto davvero in casa Coppola , Francis e Sofia andarono a ritirarlo insieme) consegna i suoi ricordi di figlia.

Quanto le assomiglia la protagonista del film?

“In realtà per Cleo ( la bambina ndb) mi sono ispirata alla figlia di alcuni miei amici : esiste davvero quella fanciulla fuori dai cliché adolescenziali. E nel protagonista in crisi c’è poco di mio padre. Però ci sono pezzi della mia infanzia : le prime avventure nel mondo degli adulti , tanti momenti vissuti con il papà regista. Una volta passammo la notte sul lettone di un albergo a mangiare decine di dolci che c’eravamo fatti portare in camera. E poi c’è stato il viaggio a Milano per ritirare il Telegatto”

Lei descrive un’Italia grottesca e una televisione spazzatura con veline seminude che sculettano intorno allo stordito protagonista. E’ stato così davvero?

“S'ì. Alla premiazione di mio padre andò più o meno così. Per girare la scena ho scelto presentatori e attori di casa vostra : alcuni , come Nino Frassica , li ho visti su Youtube. E , vedendoli con me, mia figlia Romy ha imparato a canticchiare stacchetti e sigle dei vostri programmi tv. Simona Ventura e Laura Chiatti, invece, mi sono state segnalate da un amico italiano , che mi anche passato alcuni dvd. Dice che i personaggi sono esagerati? Valeria Marini sul palco mi è sembrata molto se stessa”

Davvero pensa che l’Italia sia così?

“Certo che no. Mi piace il vostro Paese. Ma quell’episodio mi sembra rappresentativo del mondo dello spettacolo , lo stesso a Milano, a Parigi, a Las Vegas. Mi sembra di aver mostrato in modo altrettanto crudo anche Hollywood. Lo trovo un mondo estremo e sono felice di essere stata allevata in California a un’oggettiva distanza dallo star system che mi ha consentito di poterlo osservare e raccontare con distacco”

Lei e Roman avete voluto girare il film con le lenti della cinepresa che suo padre aveva usato per Rusty il selvaggio

“E’ buffo , ma in famiglia io e Roman siamo i nostalgici , mentre mio padre è il tecnologico. Però papà ci ha cresciuti facendoci guardare i vecchi film e Somewhere è un omaggio a uno dei suoi autori più amati. Federico Fellini. Il suo Toby Dammit, da Poe , protagonista dell’episodio di Tre passi nel delirio , moriva. Mentre io regalo a Stephen Dorff un finale speranzoso”

Il film da regista di Roman, CQ, fu un mezzo disastro. Non c’è rivalità con suo fratello?

“La rivalità è appartenuta a un’altra generazione dei Coppola, come mio padre ha raccontato in Segreti di famiglia. Io e miei fratelli, Mary e Roman, ma anche i miei cugini Nicolas Cage e Jason Schwartman, siamo felici l’uno dei successi dell’altro. Tra me e Roman , poi, c’è un rapporto speciale . Siamo cresciuti sempre in viaggio, fuori da vite regolari e questo ci ha unito. Quando , nel 1986, è morto nostro fratello Gian-carlo siamo diventati una cosa sola”

Suo padre giura che è lei la tosta di famiglia. E che a tre anni interruppe un litigio in auto tra i suoi genitori gridando cut, taglia, proprio come una vera regista

“Questo episodio lo racconta spesso , quindi penso sia vero. Comunque anche il mio avvocato , che è pure quello di papà, dice che io sono molto più dura di lui”

La sua carriera all’inizio ha avuto momenti difficili. Che cos’è che l’ha tenuta in piedi?

“La voglia di fare questo mestiere , che amo profondamente e che ho scelto liberamente. Da mio padre non sono mai arrivate pressioni , solo occasioni e sostegno nelle giornate buie. Il suo consiglio , prezioso, è sempre stato sempre quello di fare film personali , coltivando le proprie creature nei minimi dettagli”

Qual è il regalo più grande che le ha fatto suo padre?

“Dedicarmi il suo vino migliore. Quando inviti a cena gli amici è molto piacevole brindare insieme con uno champagne che si chiama Sofia Rosè”