mercoledì 22 settembre 2010

INTERVISTA A ROBIN WELLS KRUGMAN, LA MENTE DEL GRANDE PREMIO NOBEL ED EDITORIALISTA DEL NEW YORK TIMES



Paul Krugman dieci anni fa accettò di scrivere per il New York Times . Ora è diventato un’icona mediatica della sinistra mediatica. La fama è arrivata con il Premio Nobel per l’Economia, ma la chiave del successo è stata la collaborazione con la moglie, che i giornali hanno definito la sua coscienza radical.

Robin Wells Krugman è molto più della sua musa ispiratrice.

Paul Krugman è considerato il sesto intellettuale più influente del mondo secondo la rivista Prospect. Tanto da ricevere ringraziamenti da senatori democratici che sono nominati nel suo blog.

Paul è in studio che scrive. Chi se ne avrà a male domani?

“In pochi credo. Stiamo lavorando a un pezzo contri repubblicani che vorrebbero mantenere i tagli alle tasse con la prospettiva di una crisi fiscale”

Chi ha scelto l’argomento?

“Lo scegliamo insieme , di solito a colazione. Paul si occupa della parte economica , io do il taglio politico. Poi lui scrive e io lo correggo la sera”

Allora è vero: è lei l’anima di sinistra della coppia

“Forse una volta , quando ero scappata in Inghilterra perché non sopportavo Ronald Reagan . Con il tempo Paul è diventato come me se non di più”

Da accademico a belligerante editorialista. Lei non c’entra niente?

“L’avrò influenzato con la mia natura militante , ma siamo stati trascinati dagli eventi. Con George Bush e la guerra in Iraq il paese sembrava impazzito. Il new York Times offriva a Paul la possibilità di fare sentire la sua voce. Io insegnavo Economia a Princeton, ma ho rinunciato alla carriera per aiutarlo. Un sacrificio per una femminista”

Come è cambiata la vostra vita?

“Radicalmente. Accusavano Paul di non essere patriottico, la critica peggiore che si può ricevere in America. Ma almeno la sinistra era con noi. Poi sono arrivate le primarie democratiche”

Com’è successo?

“Eravamo per Hillary Clinton , che era per una riforma

Sanitaria più ambiziosa di quella di Barack Obama. Ricevevamo critiche anche dagli stessi vertici del giornale. Ma i momenti gratificanti sono stati tanti. Una volta , a una conferenza in una chiesa, la gente cercava di entrare dalle finestre per ascoltarci”

Ed è arrivato il Nobel

“Una sorpresa. Lo avevamo aspettato tre anni. Al quarto abbiamo smesso di pensarci ed eravamo totalmente presi dal nostro manuale di Economia che ci siano scordati del giorno delle nomine”

Un ritardo politico?

“Ne sono convinta. Dal 2005 Paul era il candidato numero uno, ma un Nobel in quel momento avrebbe messo a disagio la Casa Bianca

E avete incontrato il nemico: Bush

“Alla fine del mandato. Per tradizione il presidente invita i Nobel americani alla Casa Bianca. L’ho guardato negli occhi e ho provato compassione: era un uomo stanco”

Lo avete definito “una marionetta”

“Paul si ostinava a cercare di capire il suo modo di pensare , ma io gli dicevo che non c’era nulla di capire. Bush ragionava con l’istinto, infatti era in contatto con la gente. Era un anti-intellettuale. Per poterlo contrastare bisognava prima pensare, ma poi agire di pancia”

Obama pensa troppo?

“Ha fatto tante cose buone ma ha perso il legame viscerale con i cittadini. Un presidente cerebrale, poco animale”

Difficile scrivere di pancia per un economista abituato ai numeri

“Per questo ci sono io. Sono più brava a intercettare gli umori del momento”

E’ vero che gli insegna yoga?

“Il sabato faccio lezione alla classe dei vecchi panzoni : Paul e alcuni suoi ex colleghi dell’Università”

Non basta la quiete di questo giardino contro lo stress?

“E’ questo il problema . Da qui commentiamo la crisi economica , le riforme finanziarie, le guerre. Problemi lontanissimi dal nostro quotidiano. Fare yoga ci aiuta a tenere i piedi per terra”

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