mercoledì 15 settembre 2010

INTERVISTA A SUSANNA CAMUSSO , NUOVA SEGRETARIA DELLA CGIL "LA VITA DELLE MAMME DI OGGI è NEI GUAI"



Susanna Camusso ha 55 anni , è l’attuale vicesegretaria e prossima segretaria generale Cgil al posto di Epifani. Ultima di 4 sorelle , famiglia della media borghesia impiegatizia di Milano zona Cinque Giornate , ha un temperamento leonino e non solo zodiacalmente parlando. Temeraria e un po’ ombrosa , non senza qualche astruso rossore , grande capacità di sentire il vento , da ottima velista , sguardo glaciale. Da ragazza si butta nell’esperienza delle 150 ore con la Flm. Di lì passa alla Fiom , e nel 1980 entra in segreteria. Nel 1997 dopo una drammatica rottura , torna in Lombardia e ricomincia dagli agricoli e alimentaristi. nel 2001 Sergio Cofferati la propone per la segreteria lombarda della Cgil : passerà per un solo voto. L’organizzazione si spacca , ma riuscirà a unirla di nuovo. Fino a giugno scorso, quando è stata eletta vicesegretaria generale.

Addio sempre agli esami. Quanti gliene mancano?

“Mah. Non lo so più”

Noi comunque la nostra vita ce la siamo fatta. I mutui li abbiamo pagati. Mentre ai ragazzi come Alice ( sua figlia appena laureata) , master e contromaster , siamo costretti a dire “fujtevenne”.

“I lavoretti provvisori che facevamo da studenti sono diventati il definitivo. Questa crisi durerà anni , e ne usciremo con un mercato del lavoro più debole. Con tanti modelli organizzativi diversi, però: anche se il pensiero unico sul lavoro – prima il fordismo , poi il toyotismo , e tutti dietro come pinguini – è entrato in crisi”

Ma una buona metà dei 5 milioni e mezzo di iscritti Cgil sono pensionati. La massa dei precari è fuori

“Dei precari discutono più i pensionati che gli attivi. In un Paese familista com’è il nostro Paese dei giovani sta in buona parte sulle loro spalle e sui loro risparmi”

Il posto fisso, comunque , dobbiamo scordarcelo..

“Ma questo non vuol dire necessariamente e incertezza , o zero mobilità sociale. Si possono fare tante cose per cambiare rotta. Smetterla di autorizzare comportamenti semifraudolenti da parte dei datori di lavoro. Riqualificare la contrattazione. Riportare a trasparenza il lavoro pubblico, a partire dai concorsi. Ricostruire meccanismi di solidarietà, non dare più per scontato che tocchi alle famiglie fare da ammortizzatori”

Il welfare da noi non attacca…

“Qui vanno molto le chiacchiere sulle grandi opere, il Ponte sullo Stretto e cose così , mica sciocchezze come l’inclusione degli stranieri e gli asili. Sono stata una mamma pre-Gelmini. Ho potuto contare sulla scuola a tempo pieno. Una mamma di oggi è ben più nei guai”


Ha aspettato che la bambina crescesse un po’ prima di accettare incarichi romani?

“Sì. La prima volta che andai a Roma lei era alla materna. Con la vita che si fa nel sindacato non potevo pretendere…”

Trattative notturne. Riunioni una via l’altra. Il tipo di vita che le donne adorano. Non è forse una donna anche lei? Insinuano che le piaccia lo shopping

“Mi piacerebbe. Questi sandali li ho comprati al volo sotto la Cgil”

Ed è pure abbronzata. Già fatto un giro in vela?

“Abbronzatura da comizi: vede? Solo la parte superiore del corpo”

Ha una barca sua?

“Per carità! Troppe rogne. Uso quelle delle scuole”

Una donna alla guida del più grande sindacato italiano. Ha in mente una Cgil più femminile?

“Ho in mente una grande organizzazione paritaria”

E non lo è già? Nei vostri organismi direttivi le donne hanno minimo 4 posti su 10

“Ci sono molte donne quadro. Ormai è normale leggersi come un’organizzazione di donne e di uomini. Faccia e linguaggio della Cgil sono cambiati. C’è più parità che nella politica : nessuno da noi parlerebbe di belle ragazze. Si vedono molti segni di regressione e di contrattacco, in giro. Un pensiero maschile debole che diventa facilmente violento. Ma mi pare che la politica sia messa anche peggio della società . peggio di noi di sicuro. Poi, certo, anche nel sindacato ci sono uomini fissati sulla gerarchia , che il potere femminile continuano a patirlo”

Ma c’è un modo femminile di esercitare il potere ? Ormai dovrebbe averlo capito

“Di sicuro so che da sola non combini granché. Per cambiare devi colerlo insieme ad altre. E’ un lavoro collettivo. Ma la differenza femminile agisce , non c’è dubbio. Specie nella capacità di tenere insieme le cose, di condurle a unità”


Come va con Emma Marcegaglia?

“Potrebbe andare meglio, grazie. D’istinto pensi di poter avere una relazione migliore con una controparte del tuo stesso sesso. Ma per quel che ho visto fin qui , non posso trarre questa conclusione”

Però è strano: una donna alla guida di Confindustria , un’altra a capo del sindacato. Una tumultuosa femminilizzazione del lavoro. Ma modi , tempi e organizzazione restano gli stessi di quando al lavoro c’erano solo uomini..

“E’ complicato innovare se la preoccupazione principale del sistema è la competizione sui costi. In Italia, poi, dove il maschilismo è un fatto storico.. Un pensiero compiuto sul lavoro delle donne ancora non lo vedo”

La Libreria delle Donne di MIlano ne ha uno: tenere insieme vita e lavoro, produzione e riproduzione. Ha l’aria di un pensiero forte

“Elitario, però. A uso di una minoranza che può permettersi di sperimentare. La gran parte delle donne non è messa bene. Se in Lombardia e in Emilia ci avviciniamo all’obiettivo di Lisbona , 60% di occupazione, nel resto d’Italia si arretra , e si accentua il divario con gli uomini. Più del 30% delle ragazze del Sud rinuncia anche a provarci: stanno a casa , fanno le mogli. Poi c’è il fatto che l’intellettualità delle donne cresce: sono più scolarizzate , più determinate sui propri obiettivi. Il che non aiuta. Se le donne sono in generale più precarie degli uomini , per quelle intellettualizzate il divario è ancora più grande”

Arrancando dietro al miraggio della parità , almeno un pezzo ce lo siamo aggiudicato : in pensione a 65 anni

“Lo impone l’Europa , si è detto. Ma non era l’unica risposta possibile. Al governo interessava fare subito cassa , la verità è questa. Flessibilità e libertà avrebbero dovuto essere salvaguardate: perché a 66 anni un professore può avere ancora voglia di lavorare , un’infermiera forse no. E poi lo sbalzo sarà violento. Dall’anno prossimo, di colpo, si lavorerà fino a 67 anni. Infatti una lavoratrice del pubblico impiego che va in pensione a 65 anni dovrà aspettare almeno un anno per andarci effettivamente : e siamo a 66. In più dal 2015 ti becchi minimo 3 mesi di allungamento mesi per l’aspettativa di vita. Quindi c’è gente che aveva come prospettiva di chiudere fra 2 anni e invece lo farà tra 7.

E quando toccherà a lei? Con quali rimpianti pensa che andrà?

“L’unico , credo, sarà quello di avere fatto una figlia sola”

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