mercoledì 27 ottobre 2010

INTERVISTA A PATRIZIO ROVERSI DI TURISTI PER CASO "ogni posto ha il suo lato interessante se riesci a confrontarti con le persone del luogo e capirne"



Insieme all’ex moglie Siusy Blady ha fatto il turista per caso, ora riparte alla conquista dei mari.
Come è nata l’idea di far diventare il viaggio un lavoro?
“Il motore è sempre stata Syusy : è lei che ha le idee e poi mi trascina. Lei è sempre stata una grande appassionata dei viaggi , è l’avventurosa della famiglia. Io invece sono un tipo più stanziale e pigro. Per me partire è sempre un piccolo trauma. Sono ansioso. Ma una volta lasciata casa e salito sull’aereo mi sento bene. Negli anni ’90 abbiamo iniziato a documentare i nostri viaggi. Ed è nata la trasmissione di Rai Tre “Turisti per caso”. Che è stata un grande successo. Ed ora è anche un sito seguitissimo dai viaggiatori e una rivista”
Come ci si organizza la vita quando si sta così tanto tempo lontani da casa?
“Spesso io Syusy ci alterniamo , anche perché abbiamo una figlia , Zoe, che ha 16 anni e deve andare a scuola. Quando abbiamo fatto il giro del mondo in barca a vela sono stato via anche per quattro mesi di fila , un lungo periodo. E durante l’estate Zoe era in vacanza e ci ha raggiunti. E poi dopo ogni viaggio torniamo a Bologna , a casa nostra . In passato abbiamo provato a trasferirci a Roma, ma non ci siamo riusciti”
Qual è stato il posto più bello che hai visto?
“Forse l’esperienza più emozionante è stata la traversata del Pacifico. Un viaggio mitico. E poi il Polo Nord. Posto stupendo. Non abbiamo la fortuna di scegliere personalmente le mete e quindi devo dire che abbiamo realizzato molti dei nostri sogni. E poi ogni posto ha il suo lato interessante se riesci a confrontarti con le persone del luogo e a capirne la realtà”
E c’è un luogo dove non sei ancora stato che desidereresti vedere?
“Ho visto poco l’Africa. E poi la Cina. Syusy ha sempre sognato di fare la via della seta fino in Cina”
Ora ripartite. Siete pronti?
“Ripartiamo in barca a vela con la seconda edizione del programma “I popoli del mare”. Questa volta esploriamo il Tirreno. L’imbarcazione è sempre la stessa , la nostra Adriatica: uno sloop di 22 metri in acciaio”
E’ propria vostra la barca?
“E’ mia. E’ quella con cui abbiamo fatto il giro del mondo nel 2001 per “Velisti per caso”. Abbiamo trovato questa barca in un cantiere in fallimento , era davvero malconcia. Praticamente l’abbiamo comprata a peso. Poi l’ho armata. Il progetto è di un grandissimo disegnatore di barche : Sciomachen”
Quindi sei un esperto velista
“No, diciamo che noi facciamo la ciurma. Al timone ci sono degli skipper professionisti che si danno il cambio. E ora salpiamo di nuovo ma sempre con lo steso spirito: fare del turismo nautico ma anche archeologico , che è la vera passione di Syusy , sulle tracce degli antichi popoli del mare che per primi colonizzarono le nostre coste. Partiremo dalla Spiaggia delle Ghiaie dell’Isola d’Elba per rivivere il mitico sbarco degli Argonauti”
Quale è la vostra filosofia del viaggio?
“Non avere nessuna vergogna nel sentirsi turisti. E cercare nel luogo in cui si arriva soprattutto un contatto umano. E poi cercare di sfatare tutti i pregiudizi su un popolo e un Paese. Noi non volgiamo fare documentari ma vivere un’esperienza e trasmetterla agli altri”
Quando vi siete conosciuti tu e tua moglie?
“”Erano gli anni ’70. Io facevo l’animatore teatrale e lei cinematografica in una colonia estiva per ragazzi sulla costa emiliano-romagnola”
Poi vi siete sposati e avete costruito una carriera insieme. Ma qualche anno fa vi siete separati
“Ci siamo ufficialmente separati nel 2002 , ma restiamo molto legati affettivamente e ci aiutiamo a vicenda ogni volta che ne abbiamo bisogno. Poi ci occupiamo insieme di nostra figlia , che è un cemento fortissimo. Diciamo che dei molti vincoli del matrimonio abbiamo rinunciato solo a due: la fedeltà e la convivenza. Anche se poi viviamo in due appartamenti comunicanti , uno sopra all’altro”
E’ complicato mischiare lavoro e famiglia?
“E sì , tenere 18 legami insieme non è semplice. Essere colleghi , amici , genitori e tante altre cose insieme complica tutto. Ma noi abbiamo grande complicità e intesa. La nostra è una situazione sentimentale aperta ma che funziona. Perché ci teniamo alla famiglia, ma crediamo anche che quella tradizionale non funzioni più. Bisogna sperimentare nuovi equilibri”
Dopo tanti anni sempre in coppia , non hai mai desiderato di fare un programma da solo?
“A dire il vero no. La mia è una generazione che crede fortissimamente nel gruppo. Il collettivo è fondamentale per me”

2 commenti:

Anonimo ha detto...

vi amo!

Anonimo ha detto...

Siete favolosi mi fate sempre sorridere continuate così siete grandi!