lunedì 29 novembre 2010

INTERVISTA A MASSIMO RANIERI “Me la godo da dieci anni. Prima, per me, era tutta fatica”

Massimo Ranieri porta in Tv Eduardo De Filippo. Massimo Ranieri è Giovanni Calone. Il 30 novembre porterà in Filumena Martorano, prima opera di un ciclo di quattro.

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E’ vero che Eduardo De Filippo , la prima volta che vi incontraste , la sgridò?

“Sì. Era il 1981 , e al Piccolo Teatro di Milano stavo provando con Giorgio Strehler La grande magia. Lui arrivò all’improvviso e, davanti a tutti, mi disse “Perché lei non vuole lavorare con me?”. Io prima rimasi a bocca aperta , poi trovai la forza di rispondere “Vi hanno detto ‘na strunzata , Maestro. Io sogno di lavorare con voi notte e giorno”. “Vabbuò” replicò lui. E se ne andò”

Poi la chiamò?

“No. Lo rividi quattro anni dopo a Taormina, a un premio teatrale. MI salutò con affetto. Era già malconcio”

Si è discusso molto della Filumena Martorano in italiano che sta preparando : nel 1947 Eduardo , sulla rivista Il dramma , scrisse che la traduzione in italiano della commedia non poteva essere usata che per consultazione. Sta tradendo l’autore?

“Per niente. Ora che ci stiamo lavorando , sembra che sia sempre stata scritta in italiano. E il figlio di Eduardo , Luca, mi ha detto che la Rai , nel 1962, registrò una versione di Filumena , chiedendogli di italianizzarla un po’. Purtroppo la registrazione non esiste più , ma lui accettò senza problemi. Quindi nessun tradimento. Poi, diciamo la verità : quanti hanno visto e sentito una commedia di Pirandello in siciliano? Shakespeare non viene forse rappresentato in tutte le lingue del mondo? Lo stesso Eduardo non è il nostro autore più recitato all’estero? E non lo portano certo in scena in napoletano”

Se gli ascolti dovessero deludere?

“Si va avanti. Questa è un’operazione culturale. Ovviamente è un’opera riveduta e corretta con l’attuale linguaggio televisivo: non è un film , non è una fiction , non è teatro. E’ la somma di queste tre cose. Un bellissimo testo adatto alle esigenze di oggi. A quel cavolo di coso che fa cambiare canale e decide le sorti di tante persone di talento. Mi scusi la foga, ma il teatro mi ha formato, prima ancora come artista , come uomo. Mi ha dato l’opportunità di conoscere gente come Giuseppe Patroni Griffi , Giorgio Strehler, Damiano Damiani , Mauro Bolognini , Pietro Garinei , Steno. Gente che mi ha insegnato a lavorare , ma soprattutto a vivere”

Come ha fatto a incontrarli, a trovarsi sempre nel posto giusto?

“E chi lo sa? Credo al destino, a un filo che nel bene e nel male porta le persone ad incontrarsi”

Negli anni ‘70 lasciò il mondo della canzone: perché?

“Rischiavo di diventare quello che si ritrova davanti a un’asta a cantare senza un perché. Solo per soldi. E siccome non ho mia lavorato per il conto in banca , cambiai vita. Rinunciai a concerti da 2 milioni e mezzo – e allora erano tanti – per guadagnare 100 mila a teatro”

Il suo obiettivo qual era?

“Studiare e crescere. Capire. Recuperare quello che avevo perso non andando a scuola da piccolo. La mia laurea è quella della vita e del sudore”

Si è parlato a lungo di lei come conduttore del Festival di Sanremo assieme a Gianni Morandi. Poi il suo nome è sparito: che cosa è successo?

“Con il direttore di Rai Uno , Mauro Mazza, abbiamo deciso che non era il caso, visto l’impegno preso con le commedie di Eduardo. Per fare Sanremo bisogna concentrarsi solo su quello. E il mio non sarebbe stato uno show tipo “Signori e Signore , buonasera”. Visto che so fare tante cose , le avrei messe tutte in gioco: canto, ballo, acrobazie. Spero di poterci provare l’anno prossimo”

Tanti anni, tanti rimpianti?

“Non mi guardo mai indietro”

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Massimo Ranieri non ha tolto un po’ troppo spazio e tempo a Giovanni Calone?

“No. Il pilastro di Massimo è Giovanni. E adesso quel ragazzino , finalmente , si diverte come un pazzo”

Solo adesso?

“Sì. Me la godo da dieci anni. Prima, per me, era tutta fatica”

La lezione più importante di questi ultimi anni?

“Ho imparato la tolleranza. Prima ero molto più radicale. Temevo soprattutto invasioni nella mia vita privata”

Nel 2007 presentò in Tv Cristiana , la figlia che aveva avuto nel 1971, ma con la quale non aveva mai avuto rapporti : il tempo perduto si recupera?

“No. I figli sono quelli che tiri sin da piccoli , con il naso che cola. Quando sono adulti, è diverso. Ma è inutile rimuginare : è andata così. Cristiana me la godo lo stesso”

E’ stato l’errore più grande che ha fatto quello di non dedicarsi a lei?

“Certamente”

E’ complicato avere a che fare con Massimo Ranieri?

“Un po’. Corro sempre , mentre gli altri – giustamente – camminano. Sul lavoro sono un po’ severo, incazzoso. Ma giù dal palco sono un’altra persona. Pigro, mi piace chiacchierare con gli altri, lasciare spazio a tutti. Mi godo la vita”

Lo sfizio che si toglie ogni tanto?

“Mandare affanculo qualcuno che non sopporto”

A proposito : lei, da sempre comunista , lo voterebbe Beppe Grillo , il re del Vaffa-day?

“Perché no? Come artista lo adoro, e le idee che esprime sono condivisibili”

Da napoletano , che cosa pensa degli attacchi a Saviano?

“Lo ammiro, e mi farebbe molto piacere conoscerlo. Bisogna avere due coglioni per scrivere un libro come Gomorra , e non l’ha certo fatto per soldi”

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Nel 2001 , nel suo varietà Siete tutti invitati, fece recitare ad Umberto Bossi su Rai Uno una poesia di Eduardo. Lo rifarebbe oggi?

“Sì. Sono sicuro che lui non ce l’abbia con il Sud. Certo, prima era un caterpillar. Oggi è invecchiato, affaticato, la malattia l’ha segnato molto”

Negli ultimi tre anni ha fatto più di 500 repliche del suo spettacolo Canto perché non so nuotare…. da 40 anni . Dove oltre a cantare balla recita , fa acrobazie : non è un po’ troppo alla sua età?

“No. Ma temo molto il ridicolo , ci sto attentissimo. Se dovessi pensare di essere ridicolo, anche solo per un secondo, mollerei subito”

Lei è uno di quelli che, per mantenersi in forma, cena con una foglia di insalata?

“No, per carità. Non mi faccio mancare la buona cucina. Però mangio poco e corro quasi tutti i giorni”

Quale battuta vorrebbe che i napoletani dicessero guardando in Tv la sua Filumena?

“Solo iss o puteva fare. Se non altro per la somiglianza”

lunedì 22 novembre 2010

INTERVISTA A VALERIA GOLINO “A me non propongono mai qualche Blockbuster”

Valeria Golino , è al cinema con “la scuola è finita”.

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Nel film di Valerio Jalongo interpreti Daria , una professoressa. E’ un film sullo sfascio della scuola pubblica ?

“E’ un film che mostra lo stato di fatto delle cose. Sono tante le scuole italiane simili a quelle di Jalongo”

Nel film uno dei professori definisce la scuola “un parcheggio temporaneo per predestinati a fallire”. I numeri sembrano dargli ragione: tra bocciature e abbandoni , più di un terzo degli studenti non arriva al diploma

“Sono numeri che lasciano senza parole ma che forse non dovrebbero meravigliare. Il ministro Gelmini è la conseguenza di tutto ciò che è accaduto prima. Gli insegnanti sono vittima di un sistema che non li retribuisce abbastanza , che non li stimola, anzi li mortifica. Come fanno a trasmettere quello che sanno ai loro studenti?

Parli con cognizione di causa: tuo padre insegnava?

“Sì, infatti: Storia e filosofia. Era un uomo coltissimo , critico verso l’istituzione scuola”

E tu che studentessa eri?

“Bravina, ma indisciplinata e disordinata. Saltavo le lezioni , ero un po’ fricchettona. Oggi rimpiango di non essermi applicata di più”

Invece che tipo è la tua prof?

“E’ una persona che cerca di far bene , di instaurare un rapporto di fiducia con un alunno difficile , Alex. Ma , anche se in buona fede , sbaglia: crea un rapporto troppo affettivo con un ragazzino. Forse a muoverla è un inconscio desiderio di maternità mai realizzato”

Nel film, come nella vita, fai perdere la testa ad un uomo più giovane…

“Sono due cose diverse! Nel film il mio studente è un ragazzino, mentre Scamarcio è un uomo di 30 anni. E’ il mio critico più attento , anche se non manca di grande responsabilità. I suoi suggerimenti sono indispensabili”

A cadere a pezzi non è solo la scuola . La sera dell’inaugurazione , registi, attori e produttori hanno occupato il red carpet del Festival del Cinema di Roma per protestare contro la politica culturale del governo

“Dire che la situazione è preoccupante è poco. Il cinema è un’industria importante che dà lavoro a circa 300 mila persone. Invece il ritratto che hanno dato di noi è quello di un pugno di privilegiati che fanno i capricci”

Valeria, quest’anno hai esordito per la prima volta come regista

“Sì, ho girato un corto ambientato nel cuore di Napoli , “Armandino e il mare”. Una storia ambientata nel Museo d’Arte contemporanea di Napoli (il Madre), protagonista uno scugnizzo rom. Sono legata a quei luoghi , io per metà sono napoletana . Un’esperienza che intendo ripetere presto : infatti sto scrivendo un nuovo film..”

Qual è il film che ti sarebbe piaciuto interpretare e che invece è andato da un’altra?

“Non saprei . Forse “Non ti muovere” di Sergio Castellitto . Il personaggio di Italia, interpretato da Penelope Cruz, è molto nelle mie corde”

In effetti, oltre ad essere il volto più amato del cosiddetto cinema indipendente , sembra che tu abbia un’attitudine per ruoli di donne impetuose , quasi eroiche. Sei così anche tu?

“No, non ho niente di eroico, sono decisamente più equilibrata rispetto ai personaggi che ho interpretato al cinema. Del resto le donne a cui ho dato vita sono spesso figure che vivono ai margini. Io, invece, sono , per così dire , una donna integrata nel sistema : non ho bisogno di atti eroici per risolvere o uscire di situazioni difficili”

Invece il tuo compagno alterna al cinema d’autore film più commerciali

“Va così. A me non propongono mai qualche Blockbuster”

Infatti il film che hai appena terminato di girare , “Il bacio della farfalla” di Karine Silla , non è esattamente un Blockbuster. Anche qui hai un ruolo altamente drammatico

“E’ vero. Sono una donna inb apparenza felice , con un bel marito, due bei figli, un bel lavoro, la restauratrice di quadri. E una malattia allo stadio terminale”

Una donna che fa una scelta insolita e coraggiosa..

“Già: quando scopre di essere malata decide di non dire nulla a nessuno. Di vivere il suo percorso verso la morte da sola.”

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Hai sempre detto di essere alla ricerca dell’altrove. Trovato?

“L’altrove è la mia méta”

Cosa ti manca che ti piacerebbe avere?

“Mi piacerebbe un bambino. Ma non sono un’insoddisfatta , sono contenta della mia vita, di quello che ho”

Per la seconda volta nel giro di poco tempo interpreti due donne che non hanno fatto della seduzione l’arma vincente ( ne “La scuole è finita” e nel precedente “L’amore buio” di Capuano). Quanto conta la bellezza?

“Con l’età tutto diventa più complicato, conta molto lo sguardo degli altri, soprattutto se sei stata una donna desiderata. Cerco di adeguarmi al tempo che passa : quando sei giovane hai una potenza che non sai come gestire , quando hai imparato a controllarla quella potenza non c’è più”

venerdì 19 novembre 2010

INTERVISTA A ROBERTA RICCI , MAMMA DI 12 FIGLI “I problemi si affrontano volta per volta, dall’organizzazione a cose più serie. Cerchiamo di non accantonarli perché diventano più grandi”

Roberta Ricci è la madre di 12 figli , la più numerosa d’Italia. E di recente è stata premiata per questo dal comune capitolino

Lei ha 12 figli . Che età hanno e in che arco di tempo sono nati?

“La più piccola fra poco compie otto anni e il più grande ne ha 27. Sono nati in 19 anni”

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Suddivisi come?

“Cinque maschi e sette femmine”

C’è qualcuno con cui si trova meglio?

“E’ una questione di carattere. Maschio o femmina conta poco. Certo, con le femmine uno può avere un rapporto diverso : magari si confidano più dei maschi”

Semplificando , ha degli aggettivi per ognuno dei suoi figli?

“Nel complesso sono molto disponibili e molto rumorosi. Poi c’è quello più generoso , quello un po’ più chiuso. Ma sono molto molto diversi tra loro , definirli in pochi aggettivi sarebbe complicato”

A casa sua le giornate hanno dei passaggi ben precisi?

“Sono molto diverse l’una dall’altra anche perché i figli hanno esigenze varie”

Li accompagna tutti quanti a scuola?

“No fortunatamente porto solo i due più piccoli perché sono un po’ lontani. Gli altri sono piuttosto autonomi. Ma , proprio dal punto di vista della scuola la nostra giornata è scandita dagli orari : entrano tutti alle 8, quindi già alle 8.10 io torno a casa”

Comincia alle 6 di mattina a preparare la colazione?

“Mi alzo anche prima. Per la colazione , intorno alle 6 e mezzo, comincio a svegliare i più grandi che vanno più lontano a scuola. E a seguire gli ultimi sono i piccolini che trovano già tutto pronto”

Il pomeriggio poi ci sono altre attività?

“Sì perché fanno un po’ di sport , di catechismo. Ma anche in questo mi aiutano i più grandi. Per assurdo forse era più complicato quando erano piccoli i cinque più grandi e non avevo nessun aiuto”

In che arco temporale sono raggruppati i più grandi?

“I primi 4 ora hanno da 27 a 23 anni”

Ci sono gemelli?

“No, nessuno”

Come va la collaborazione in casa con suo marito?

“Non ha molta disponibilità di tempo però il pomeriggio è tutto dedicato a loro”

Che lavoro fa?

“Il ristoratore”

Impegnativo?

“Abbastanza perché la sera a casa, a parte il giorno di chiusura, non c’è mai. Da questo punto di vista ricade un po’ di tutto su di me però il pomeriggio posso contare su di lui. Quelle due o tre ore sono fondamentali per me”

Siete 14 in casa. Come avete organizzato gli spazi?

“Ognuno di loro ha uno spazio, ma non eccessivo perché pur essendo grande è sempre un appartamento. Però è anche vero che a casa ci stanno pochissimo. I grandi lavorano , gli altri, a parte il momento dei compiti , entrano ed escono di continuo”

Quando si ritaglia tempo per se stessa?

“Devo dire che alla fine non ne ho grande necessità. Prendo i miei libri e mi isolo mezz'ora magari quando aspetto loro in palestra o a catechismo”

Ha mai pensato ad un lavoro?

“La famiglia è sempre stato il mio obiettivo. Sono stata fortunata perché ho trovato un uomo che la pensava come me. Poi i figli sono arrivati subito e francamente non ho pensato a cercarmi un lavoro. Forse pagherò questa scelta quando non avrò più niente da fare con loro”

E’ possibile che a breve le arrivi qualche nipote?

“Chi lo sa, ma non credo che sia imminente la cosa”

E per la spesa come vi organizzate?

“Facciamo la spesa grande una volta a settimana. Poi mi aiuta mio marito quando devo fare la spesa per il ristorante”

Oltre ai figli grandi , ha mai avuto supporto da altri familiari , tate, baby – sitter?

“No è sempre stato mio desiderio occuparmi io di loro. Stando a casa poi sarebbe stato assurdo pensare ai baby sitter”

Momenti difficili ce ne sono stati?

“I problemi si affrontano volta per volta, dall’organizzazione a cose più serie. Cerchiamo di non accantonarli perché diventano più grandi. Certo, il numero dei figli moltiplica i problemi però cerchiamo di essere positivi”

Come avete scelto i nomi dei figli?

“Di volta in volta fra una rosa di tre o quattro nomi. Poi dopo aver scelto sembra di aver fatto chissà che, ma improvvisamente senti che si chiamano tutti come loro”

I più piccoli si ritrovano con cose usate dai più grandi o hanno qualcosa che è solo loro?

“No, assolutamente . Sicuramente il riciclaggio è essenziale. E crescendo hanno esigenze particolari , ma si limitano”

Spera che qualcuno dei figli se ne vada da casa?

“Non spero tanto. Ci aiutiamo l’un l’altro. Qualsiasi cambiamento sarebbe da prendere con le molle”

Il premio del Comune di Roma è stato inaspettato?

“Mi ha fatto piacere come penso abbia fatto piacere a tutte le altre mamme. Perché abbiamo vista riconosciuta una scelta che per certi versi è discriminante”

mercoledì 17 novembre 2010

INTERVISTA A MAX GAZZE’ “In questo momento non so se il mio cuore è aperto a nuovi input, forse è ancora un po’ presto”

Max. Gazzè è nel pieno della sua carriera.

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Dopo Basilicata coast to coast , la rivedremo a breve, come attore, in Jesus Christ Superstar.

“Due ruoli agli antipodi. Nel film di Rocco Papaleo ero un contrabbassista che non parlava. Nel musical sono un Erode sopra le righe , un bambino viziato che chiede a Gesù di fare i prodigi , per esempio di camminare sulle acque della sua piscina”

E’ vero che ha iniziato a recitare provando gli sketch dei Monty Python?

“Sono cresciuto a Bruxelles , frequentando la Scuola Europea , con amici e compagni stranieri. Gli inglesi conoscevano a memoria gli sketch dei Monty Python , quelli della domenica sera sulla Bbc. Per divertirci rifacevamo quelle scenette di vero umorismo britannico. Poi ho fatto del teatro , e dei cortometraggi”

Come è stato selezionato per il personaggio di Erode?

“Massimo ( il regista Piparo ndb) mi ha chiamato perché mi vedeva bene nella parte di quel re sanguinario”

Nel senso che è un padre degenere?

“No, forse lui ha immaginato un Erode un po’ dadaista. Io mi ritengo un buon padre. E sto migliorando”

In che senso?

“Quest’anno , purtroppo, mi sono separato. Questo mi ha cambiato la vita , e inevitabilmente è diverso anche il rapporto con i miei tre figli”

In che modo?

“Per esempio , devo prendere appuntamento per vederli , e questo è un po’ straniante. Però il mio tempo con loro è migliorato molto : quando stiamo insieme io ci sono al 100%, stacco il telefono, non esiste altro. Le difficoltà sono solo pratiche : fare la spesa , andare a prenderli a scuola e il giorno dopo magari andare in tournée e fare le due di notte. Ma ora insieme passiamo un tempo di qualità , nulla è dato per scontato , faccio da papà e da mammo , e non c’è nemmeno più la baby sitter”

A chi sono affidati?

“Abbiamo scelto una separazione consensuale e un affidamento congiunto. Abbiamo cercato con un po’ di buon senso di non creare conflitti, di rendere tutto più semplice, di non creare traumi ai bambini. Loro stanno con la madre in una nuova casa , mentre io sono rimasto nella casa in cui sono vissuti fino a ora , in modo che non ci fosse una doppia novità. E’ stato un trasloco a metà”

Quanti anni hanno?

“12, 10 e 5. Sono tre età diverse e quindi è anche difficile gestire le diverse esigenze : la dodicenne è già una ragazza e vuole andare a vedere Halloween 14 , quella di cinque vuole andare sui gonfiabili… E’ difficile dedicare del tempo a ognuno di loro singolarmente e nel frattempo ricreare un nucleo familiare per noi quattro”

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Qual è stato il momento più duro, quest’anno , per lei?

“Durante la fine della lavorazione del disco , proprio mentre mi separavo. Essendo stato in passato uno che ha abbandonato luoghi, persone e affetti, averlo subito , per una volta , è stato molto doloroso. Ho dovuto fare un grande sforzo nel concludere il disco , però poi è stato anche un bene avere tanto da fare perché mi ha distratto. Ora l’obiettivo è stare bene con i miei figli e cercare di avere un buon rapporto con la madre”

E’ una situazione che ha subito?

“La separazione è stata una un grande dispiacere , non l’ho voluta io. Per me la famiglia è un’azienda , un nucleo, un meccanismo perfetto. Non essendoci grosse incompatibilità tra noi, e soprattutto avendo tre figli, sarei andato avanti. Magari ci saremmo separati più in là. Io avrei voluto cercare ancora di risolvere, anche se mi rendo conto che il tentativo assoluto e sfrenato di risolvere i problemi , alla lunga, anziché risolverlo , continua ad alimentare un problema. E a volte anche la tolleranza è nociva”

Eravate in crisi da tanto?

“Anche se non eravamo una di quelle famiglie dove non ci si sopporta , dove volano i piatti in casa , e stavamo abbastanza bene, i problemi si ripresentavano di tanto in tanto , da un po’. Certo, a volte ci si ama moltissimo anche tirandosi i piatti. Per noi invece la separazione è stata la conseguenza di un esaurimento affettivo. Capita che nel tempo si conoscano altre persone, si cambi: io ho dovuto accettare la situazione”

Se sua moglie tornasse da lei , valuterebbe l’ipotesi di tornare insieme?

“Non sono in grado di dichiarare certezze sul futuro. Per ora , non sono favorevole a riscaldare la zuppa di ieri”

Ne soffre ancora?

“Il fatto è che non credo ai colpi di fulmine dopo i 15 anni: se ancora succedono , c’è un problema grave. Una donna di 40 anni , che ha passato gli ultimi a dedicarsi ai figli , subisce molti condizionamenti esterni che la influenzano. Anche se non vogliono generalizzare perché sennò le donne mi bacchettano..”

Infatti : succede anche agli uomini. Non crede che , se fosse successo a lei, guarderebbe le cose da un’ottica diversa?

“Può darsi. Penso solo che se considero e rispetto il mio partner , forse non ho neanche modo di innamorarmi altrove”

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Oggi ha ancora voglia di innamorarsi?

“In questo momento non so se il mio cuore è aperto a nuovi input, forse è ancora un po’ presto. Adesso la mia felicità è data dall’amore per i miei figli , non esiste altro, è quella la mia spinta , la mia motivazione”

Si è fatto aiutare da qualcuno per gestire la sua nuova situazione di separato, anche in relazione ai suoi figli?

“Non avevo esperienza di questa condizione, ma ho un istinto che mi dice che devo passare il miglior tempo possibile con i miei figli , che devo essere gioioso , allegro. Non parlo male della mamma , né di nessun altro. Non approfitto , essendo il lasciato , di certe situazioni per ingraziarmi i bambini. Se mi chiama mia figlia in lacrime dicendo che la mamma è cattiva perché le ha dato una punizione, e che vuole dormire da me, io rispondo che non può fare giochetti, che ci sarà stato un motivo. Cerco di non allontanarli da lei. Ma non posso sempre sapere che cosa è giusto dire e quando: per questo mi sono fatto aiutare da uno psicologo che mi consiglia”

Quest’anno è morta la figlia di Niccolò Fabi , suo amico. Lei che cosa ha provato?

“Io e Niccolò siamo legati da un grande affetto , e lo stimo tantissimo come cantautore , siamo stati lanciati insieme nel 1998 , con Vento d’estate. Credo sia impossibile per un essere umano metabolizzare un dolore del genere . In questo senso la mia separazione è niente in confronto a quella disperazione”

Lei che cosa ha imparato dal suo dolore?

“A gestire l’improvvisa e struggente solitudine: sono abituato ad andare in giro e ho viaggiato tutta la mia vita , perciò tornare a casa , la sera , e non trovare nessuno , è una grande amarezza , che pian piano sto superando. Poi ho capito un’altra cosa : che quello che sembra sicuro va puntualmente verificato. Sull’amore , c’è da imparare tutta la vita. Amore inteso non come relazione a due, ma come rapporto con gli altri e l’essenza di noi stessi. Forse saprò dirvi qualcosa tra 87 anni”

lunedì 15 novembre 2010

INTERVISTA A ROBERTO ORAZI , HA DIRETTO UN FILM SUL TRAFFICO DEGLI ORGANI “Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali , il 95% di organi proviene dalle esecuzioni capitali”

Roberto Orazi ha girato un film inchiesta sui Traffici d’organi , “H.O.T. Human Organ Traffic” presentato al Festival di Roma.

Come nasce l’idea di un documentario sul traffico illegale di organi?

“Dopo l’esperienza di aiuto regista , ero alla ricerca di un’occasione importante per mettere alla prova le mie capacità da regista. Un giovane produttore , Riccardo Neri, dopo aver visionato i miei lavori , mi ha proposto di lavorare su un suo progetto : il traffico internazionale degli organi”

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Come ha raccolto le informazioni che l’hanno portata a realizzare H.O.T.?

“Principalmente attraverso internet, dove, su quella che sembrava essere una leggenda metropolitana, ho trovato articoli scritti da giornalisti ed esperti trapiantologi di tutto il mondo”

E’ stato difficile trasformare parole , testimonianze e dati scientifici in immagini?

“In realtà , pur viaggiando con la fantasia non riuscivo, nella mia testa, a strutturare un’idea unitaria del film. Ad accendere la lampadina è stata una frase scritta sul retro della copertina del libro del giornalista Alessandro Gilioli “Premiata Macelleria delle Indie”: “Prima di poter far diventare la povertà storia, dobbiamo considerare la storia della povertà” (Vandana Shiva). Leggendo quella frase ho capito che la povertà sarebbe stato il punto di osservazione del mio film”

Qual è l’incontro con i protagonisti del suo documentario che l’ha colpita di più?

“Quello che ricordo con particolare emozione è l’incontro con Deepak , un giovane nepalese che aveva deciso di vendere un rene per comprare un pezzo di terra dove coltivare riso e lenticchie per sé e la sua famiglia”

Per il film , lei ha avuto occasione di incontrare i malvagi della storia: i trafficanti

“Sì, e sa cosa mi immaginavo? Personaggi loschi dall’aspetto sgradevole”

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Invece?

“Invece mi sono ritrovato davanti a giovani uomini che avevano a loro volta già venduto il proprio rene , per poi continuare la carriera! Ex poveri che sapevano dove trovare – e soprattutto dove convincere – nuovi potenziali donatori a percorrere lo stesso cammino. L’illusione è per tutti uguale: che donando risolveranno tutti i loro problemi. Non è così”

Nessuna emancipazione della miseria?

“E’ una bugia clamorosa esclusivamente per giustificare un crimine aberrante. Uno studio pubblicato nel 2002 dal Journal of The American Medical Association ha dimostrato che chi vende un rene peggiora le sue condizioni generali. Su 305 persone che hanno venduto il proprio rene a Chennai, India, a sei anni dall’operazione la condizione di povertà era mediamente peggiorata , e tre quarti di loro sei anni dopo erano nuovamente coperti di debiti”

Quali sono le aspettative di vita, i problemi di salute per chi decide di vendere illegalmente i propri organi?

“Le faccio l’esempio dei venditori di rene: soffrono di dolore cronico , disoccupazione , isolamento sociale e stigma. Oltre, naturalmente , a gravi problemi psicologici. Ovviamente parliamo di interventi eseguiti fuori della legalità , a opera di chirurghi spregiudicati , disposti a violare la legge o ignorare regolamenti e norme mediche”

Ci sono prove in tal senso?

“Ricerche sul campo compiute da Organ Watch Project tra i venditori di rene in Moldavia , Brasile e nelle Filippine dimostrano che i donatori vanno inesorabilmente incontro a complicazioni post operatorie e problemi medici come insufficienza renale e ipertensione , senza aver successo a terapia medica o farmaci adeguati”

Nel suo documentario , Harry Wu, Presidente della Fondazione Laogal per la ricerca e la denuncia dei diritti umani in Cina , sostiene che nel suo paese i trapianti di organi siano un business organizzativo..

“Nel rapporto 2006, Amnesty International denuncia le migliaia di esecuzioni, l’aumento di iniezioni letali per uccidere i prigionieri e facilitare l’espianto di organi freschi. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali , il 95% di organi proviene dalle esecuzioni capitali”

In che modo?

“Fegati, reni e cornee vengono prelevati subito dopo l’esecuzione e trasportati in apposite ambulanze. In Cina oggi vi sono circa 600 ospedali specializzati in questo traffico , i cui profitti sono altissimi: il prezzo di vendita degli organi spesso arriva a decine di migliaia di dollari , mentre all’origine il costo è zero”

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Come è possibile rimanere indifferenti di fronte a una tale realtà?

“Perché il male trionfi-cito Edmund Burke , statista irlandese del XVIII° secolo – è sufficiente che gli uomini buoni non facciano nulla. I mass media presentano l’immagine di una Cina in crescita economica e con un promettente progresso sociale ; le autorità politiche ed economiche di tutto il mondo continuano a collaborare con Pechino. Sia gli uni che le altre alimentano colpevolmente il consenso e l’ammirazione per un Paese il cui sistema giudiziario , approssimativo e corrotto, è privo delle minime garanzie legali”

Un mercato regolamentato può essere la soluzione?

“A questo punto direi proprio di sì. Ovviamente non senza una adeguata regolamentazione che preveda soluzioni etiche. Penso ad esempio a un sistema di consenso informato in base al quale tutti i cittadini possono essere donatori di organi in caso di morte cerebrale”

giovedì 11 novembre 2010

INTERVISTA A BRYAN FERRY “Ora il confronto con artisti molto diversi da me non solo non mi spaventa più, ma mi stimola”

Bryan Ferry è figlio di un minatore inglese , ma i suoi modi raffinati, l’immancabile classe e uno stile vocale dai toni malinconici , lo hanno consacrato a simbolo del glamour e dell’eleganza.

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Olympia è l’ultimo Cd del cantante, un ponte sospeso tra passato e futuro, un puzzle sofisticato che fonde ritmi anni 80 , elementi di musica pop e rock ‘n’ roll. Il disco è frutto di un’unica collaborazione che vede insieme pezzi dei Roxy Music, David Gilmour e la nuova generazione ( come i Radiohead)

E’ stato difficile?

“Con i Roxy Music abbiamo preso strade diverse ma ci siamo sempre tenuti in contatto con l’idea di tornare a fare delle cose insieme. Gli altri sono tutti artisti che ammiro e che ammirano il mio lavoro. Abbiamo lavorato ai diversi brani in tempi diversi ma sempre nel mio studio di registrazione che prende il nome dal Quartiere Olympia di Londra ed è diventato una specie di art factory . Tutto nasce da lì”

E come mai ha deciso di collaborare con musicisti di generazioni così diverse?

“Ora sono molto più aperto a nuove collaborazioni a nuove influenze a nuovi generi. Gli Scissor Sisters , per esempio, hanno portato una ventata di puro po americano. Da giovane ero più insulare, musicalmente chiuso introverso, preferivo concentrami su me stesso e lavorare da solo. Da giovane hai questa preoccupazione di dover lasciare un segno , una tua impronta forte , sei ancora alla ricerca della tua identità musicale. Ora è diverso: il confronto con artisti molto diversi da me non solo non mi spaventa più, ma mi stimola”

Cosa rappresenta per lei questo album?

“La voglia di tornare a produrre qualcosa di originale ed ex-novo. Dylanesque del 2007 era una reinterpretazione dei pezzi più famosi di Bob Dylan , un’esperienza bella e intensa perché sono sempre stato appassionato della sua musica , ma l’esigenza di tornare a creare qualcosa di mio era molto forte”

Spesso nelle sue canzoni ha incluso riferimenti a personaggi della pop culture : James Bond , Jackie O, Johnnie Ray e Greta Garbo. Perché?

“La musica è un’esperienza puramente emotiva e proprio per questo , trovo che abbia una forte malinconia di fondo. Ho sempre pensato che inserire questi personaggi nei miei pezzi dava un tocco di leggerezza e di divertimento . E poi adoro la pop culture”

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Lei è considerato un’icona di eleganza e glamour. Com’è nata questa reputazione e le piace?

“Da ragazzino, quando lavoravo come assistente di un sarto , ero affascinato da personaggi come Cary Grant . Ma anche nella musica ho sempre ammirato il modo presentarsi di certi artisti. Se pensa ai musicisti neri del jazz americano o del blues: il look non è mai casuale. Mi sono ispirato a loro. Penso che musica e stile comunque vadano pari passo e io in fondo sono un esteta. Perché non esibirsi in scena in smoking?”

Come nasce la sua passione per la musica?

“A 10 anni volevo diventare pittore. Ho frequentato una scuola d’arte poi, come spesso succede, la vita prende una direzione diversa e la musica è diventata la mia carriera. Ma il mio interesse per le arti visive mi ha sempre accompagnato. Mi sono occupato personalmente della realizzazione delle copertina , del servizio fotografico che abbiamo fatto con Kate Moss e del video”

A proposito di Kate Moss , come nasce l’idea di coinvolgerla per la copertina?

“Kate rappresenta stile, eleganza , bellezza e notorietà : è la Marilyn Monroe dei nostri giorni , ma quando pensi anche ad un senso di trasgressività , un qualcosa di pericoloso e allo stesso tempo inafferrabile. è puro rock & roll. In qualche modo mi fa pensare alla Olympia di Manet. Questo dipinto scioccò e turbò gli equilibri dell’establishment artistico e dei benpensanti del tempo, in un certo senso direi che è il precursore delle pin-up e delle cover girl della pop culture. Olympia e Kate esprimono tutto ciò al meglio”

mercoledì 10 novembre 2010

INTERVISTA AD ANITA GARIBALDI, PRONIPOTE DEL COMBATTENTE “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Una presa in giro per i giovani”

Anita Garibaldi è la pronipote del combattente che unificò l’Italia porta avanti i valori che lo animarono.

Anita Garibaldi a Miss Italia 2010

Lei ha vissuto tra Stati Uniti , Gran Bretagna , Svizzera, Francia, Inghilterra, ma negli ultimi anni è tornata in Italia per battersi con la Fondazione Giuseppe Garibaldi in difesa dei valori che spinsero il suo progenitore all’Impresa de i “Mille”. Cosa l’ha convinta ad impegnarsi?

“La validità e l’universalità ancora oggi dei valori che lo spinsero ad imbarcarsi. C’è bisogno che si parli ancora di lui e degli uomini come lui, perché il messaggio è ancora attuale. Specie in un periodo storico come questo e alla vigilia del 150°esimo anniversario dall’Unità d’Italia”

Storica , giornalista, scrittrice , personaggio politico. Come preferisce definirsi?

“Giornalista. Sono sempre stata curiosa di tutto quel che succede nel mondo”

Quando ha cominciato? E di cosa si occupava?

“Negli anni 70. MI occupavo di politica , la mia vera passione. Da sempre. Anche oggi , io vorrei cambiare l’Italia”

E da cosa comincerebbe?

“Beh, innanzitutto comincerei dal primo articolo della Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Una presa in giro per i giovani”

E cos’altro farebbe?

“Meno tasse, meno burocrazia e più trasparenza. Me ne accorgo nel confronto con l’estero. L’Italia è soffocante. Andare alle poste , certificare un cambio , aprire un’impresa. Ore di attesa , pile di pratiche da compilare. Poi biognerebbe tagliare il numero dei deputati”

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Vedo che nl dna è rimasto il gene rivoluzionario dei Garibaldi…

“Si , quello non manca”

Mi racconti uno dei primi ricordi d’infanzia collegati a suo trisnonno

“Quando d’estate andavamo in vacanza nella villa di Caprera. Ricordo gli armadi , erano ancora pieni di camicie rosse di flanella che mio trisnonno cambiava tre volte al giorno. Un’estate, con mio padre , ne prendemmo alcune e le tagliammo in tante fettuccine per usarle come esca per le aragoste. Le aragoste sono attratte dal rosso. Ma non lo dica , lo sapessero gli storici si pietrificherebbero”

Cos’altro ha ereditato da Garibaldi

“L’amore per il mare, per la navigazione”

E di cosa è più fiera?

“Dei miei cinque figli. Io non ho tesori e loro sono il mio investimento nel futuro. La certezza di tramandare il sangue dei Garibaldi”

Dove è nata?

“A Lugano. L’infanzia però l’ha trascorsa tra la Svizzera Roma e Caprera”

Fratelli o sorelle?

“Sono figlia unica. Per questo ho voluto una famiglia numerosa”

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Il suo cognome l’ha avvantaggiata?

“Molto poco. Ho dovuto faticare per essere riconosciuta per quel che facevo. Sa quante volte mi hanno detto “E’ un piacere conoscere la pronipote di Giuseppe Garibaldi”. Come se io non esistessi. A volte invece , mi è capitato di essere guardata e trattata con disprezzo da persone che neppure mi conoscevano. Persone che mi vedono come un simbolo dell’Italia e che mi odiavano per questo. Come nell’ultimo concorso di Miss Italia”

Cosa è successo?

“Dovevo salire con le garibaldine e la bandiera tricolore sul palco per la premiazione della miss . Era già stato tutto deciso. Il giorno prima avevamo girato un servizio andato in onda a Porta a Porta ad un’ora prima non c’era stato nessun problema . Poi l’intervento del capostruttura Rai Antonio Azzalini che si è messo a inveire , e le risparmio il turpiloquio , impuntandosi perché “quel tricolore sul palco non salirà mai” e mandando via in malo modo le garibaldine. Il giorno dopo si è giustificato dicendo che non era in scaletta. Ma mi hanno fatto il trucco. Non mi stupirei se fosse arrivata qualche telefonata”

Lei e la sua fondazione è sempre stata molto attiva nel promuovere il ruolo della donna. Cosa ne pensa della donna in Italia?

“Non ha ancora imparato ad essere soggetto e se lo fa spesso diventa cattiva , aggressiva, simile agli uomini peggiori. Non dovrebbe esserci una guerra tra sessi. Però la politica non aiuta. Tutti parlano di voler aiutare la famiglia , ma chi vuole lavorare e avere figli non può farlo”

Se lei oggi avesse 18 anni cosa farebbe?

“Andrei per mare , vorrei girare il mondo per capire”

Naviga anche su internet?

“Sì, sto imparando , mi serve per coordinarmi con i volontari della fondazione. Abbiamo centinaia di volontari con gruppi in tutta Italia e all’estero. Ma preferisco navigare sul mare reale che in quello virtuale”

E dei Rom cosa ne pensa?

“Bisogna dargli gli strumenti per integrarsi, la scuola prima di tutto. Ma se vogliono vivere di espedienti vanno mandati via. D’altra parte ci sono anche tanti italiani che si arrangiano allo stesso modo. E allora cosa dovremmo fare , mandare via anche gli italiani?”

E della scuola di Adro?

“E’ inaccettabile, la scuola deve essere di tutti. Allora perché non mandarli a scuola col burqa?”

Un augurio per il 150esimo anniversario dall’Unità d’Italia?

“Il nostro è un Paese di vecchi. Diamo spazio ai giovani”

lunedì 8 novembre 2010

INTERVISTA A JOHN TURTURRO "Mi interessava mostrare un altro aspetto di Napoli e creare un legame con la vita che scorreva in passato e quello di oggi



John Turturro attore cardine del film indipendente americano, ha diretto il film “Passione”, sulla canzone napoletana
A Venezia il film è stato accolto con 15 minuti di applausi , come pensa che reagiranno i napoletani al cinema?
“Mi auguro che rimangano svegli e lo accolgano con lo stesso spirito con cui ci ho lavorato ossia con curiosità interesse , umiltà, e amore per una città in cui dopo l’aria fresca , il cibo e un tetto , la musica è l’ingrediente essenziale per la sopravvivenza della gente”
Come è nato il progetto?
“I produttori Carlo Macchitella e Roberto Ciccutto , che avevano amato il mio film “Romance & Cigarettes “ mi hanno proposto un viaggio nella musica partenopea. Con stupore ho pensato che non ero esperto , dovevo imparare molto. Federico Vacalebre mi ha fatto la musica”
La canzone napoletana rappresenta un mondo , scegliere i brani da inserire nel film è stato difficile?
“La colonna sonora l’ho scelta di cuore e di pancia , per questo sul set ho voluto artisti che fossero dei talenti del canto diversi tra di loro. Ho passato un anno e mezzo ad ascoltare musica napoletana. All’inizio sapevo solo che la canzone che non poteva mancare era l’Ammurriata Nera perché è un pezzo potente”
Che film è Passione ?
“Non è un film su una persona , ma su un luogo che ha creato tanta musica ascoltata in tutto il mondo. E’ un’avventura musicale che viene dalla gente e dai muri che la circondano. E’ un’esperienza che non ha pari rispetto a ciò che ho fatto nella mia carriera. Non volevo raccontare la storia della canzone napoletana ma a fare un film di intrattenimento per stuzzicare la curiosità delle persone , spingendole ad ascoltare o riscoprire questa musica”
Come si è comportato sul set Fiorello?
“Rosario è un eccellente narratore. Il mio obiettivo è stato proprio quello di chiedere a lui e a tutti gli artisti che ho diretto , non solo di cantare una canzone ma di raccontare una storia. Fiorello, se volesse , potrebbe tranquillamente recitare. L’ho già messo sotto contratto con me , sul serio , mi piacerebbe girare un film o lavorare ancora con lui”
Lo ha scelto dopo averlo cantare “Tu vuoi fa l’americano” nel film di Anthony Minghella “Il talento di Mr Ripley”?
No, volevo che Rosario si esibisse in un altro pezzo di Carosone “Caravan Petrol”. Avevo partecipato al suo programma radiofonico e l’avevo visto in uno dei suoi show , così mi è venuto in mente di fargli di interpretare una versione del brano arrangiata di Enzo Avitabile , mentre cavalca un asino in una solfatura con un turbante in testa”
Nonostante i rischi , nel film non sei caduto nei classici stereotipi di “pizza, Vesuvio e mandolino”: come ha fatto?
“Volevo evitare di guardare questa città con gli occhi del turista. Mi interessava mostrare un altro aspetto di Napoli e creare un legame con la vita che scorreva in passato e quello di oggi. Questo film continua ad essere una sorpresa per me , il suo spirito va ben oltre le canzoni”
E’ vero che lei vuole realizzare per il cinema “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo?
“Sì ci sto lavorando e mi pare che la cosa si consideri fatta. Ho già rappresentato a teatro l’opera di Eduardo su consiglio di Francesco Rosi, il quale pensava che io possedessi la sensibilità giusta per farlo. Dopo il debutto a New York ci hanno invitato a rappresentarla a Napoli e quest’esperienza mi ha trasformato. Mettere in scena Eduardo davanti al pubblico partenopeo, subito dopo aver preso mia madre , è un ricordo che mi resterà dentro per sempre”
Dall’esperienza sul set di Francesco Rosi “La tregua”, cosa ti è rimasto?
“Quando i lavori con un grandissimo regista come Francesco l’esperienza ti resta dentro , anche perché ho collaborato al film per 5 anni. E’ stata un’esperienza profonda”
Lei è cresciuto in una famiglia dove la musica era non stop e da ragazzo sognava di ballare come Fred Astaire , seguendo il ritmo di James Brown : Passione le ha aperto nuovi scenari?
“Non direi, anche se ci sono sempre luoghi che hanno di me un effetto , che agiscono in profondità nel subconscio e nell’anima. Napoli è questo : è un luogo misterioso. MI ha fatto innamorare per il suo dolore , il mare, il caffè, lo sporco , il cibo, la follia e la gente. Mi ricorda la New York degli anni 70. Molti dei problemi di questa città sono comuni ad altre parti del mondo, ma Napoli ha qualcosa di vibrante e vivo. E’ un luogo creativo. Come essere umano mi ha colpito molto e spero che tutto ciò emerga dal film”
Nato a Brooklyn ma tuo padre era italiano : può spiegarci perché in America resistono i vecchi cliché sull’Italia?
“Non so. Forse perché la maggior parte degli americani sono persone poco curiose e poco interessate agli altri, quindi finiscono per trasformare ogni cultura in uno stereotipo. Lo sanno bene agli attori italo-americani come me, costretti a vivere questi cliché sulla propria pelle”

venerdì 5 novembre 2010

INTERVISTA A EMILY ROSE, ATTRICE DI HAVEN "Mi sento talmente benedetta per come mi sta andando: è come se qualcuno dall’alto mi proteggesse"




Emily Rose, attrice, è una miscela di glamour e grinta. Con in più una propensione alle risate e un totale noncuranza della privacy, che la rende diversa da tutti gli altri americani abituati a nascondersi dietro a no comment.
Emily è protagonista di una serie Tv ispirata ad un racconto di Stephen King . Haven.
Nella serie Tv appare in tenuta Fbi , camicia bianca e pistola. Adesso, invece…belle scarpe
“Me le sono fatta prestare perché mi ero innamorata , nonostante qualche vescica ai piedi. Adoro le scarpe. Quando ho fatto E.R. la descrizione del mio personaggio era “Una dottoressa in Vuitton e Jimmy Choo”. Certo, non userei mai questi tacchi se fossi un vero detective”
La pistola, invece, l’ha mai usata?
“Sì, da bambina sparavo. E in Haven mi sono molto divertita a usare il mitra”
Perché sparava da piccola?
“Passavo molto tempo nella fattoria dei miei nonni, e avevamo l’abitudine di sparare alle lattine e alle bottiglie del latte. Avevo una buona mira”
Audrey è orfana . Lei che famiglia ha avuto?
“Ho una sorella scenografa e un fratello montatore. MA i nostri genitori non c’entrano niente con questo mondo. Mio padre vive a Seattle , è ingegnere, però preferisce essere chiamato inventore : ha brevettato macchine per costruire aerei e fabbricare pannolini, oppure per pettinare la neve sulle montagne, perché appaia più bella”
E sua mamma?
“Insegna ai bambini con handicap. Sono cresciuta in mezzo a gente speciale , è stata un’esperienza utilissima: ho imparato a confrontarmi con la diversità, a essere flessibile. Adesso niente mi spaventa o stupisce”
Neanche il paranormale?
“Neanche quello. Io, anzi, credo di avere un potere speciale”
Quale?
“Lo chiamo telefon-patia. So sempre chi sta per telefonare, penso ad una persona e il telefono squilla”
C’è un superpotere , invece, che le piacerebbe avere?
“L’ubiquità. Volare e apparire qui e là, senza fatica. Per esempio, essere contemporaneamente a Vernazza e Corniglia”
Conosce le Cinque Terre?
“Ci sono appena stata con mio marito. Ci siamo sposati nove mesi fa , era la seconda luna di miele : dieci giorni in Italia. Bellissimo il vostro Paese , soprattutto le Cinque Terre , solo che non ho mai visto tanti scalini in vita mia! Dairek, mio marito, se la cavava perfettamente , io rantolavo”
Che cosa fa Dairek?
“Sta per finire un master da consulente matrimoniale e per famiglie”
Come vi siete conosciuti?
“Con un blind date”
Una come lei ha bisogno di un appuntamento al buio per incontrare un uomo?
“E’ andata così: lui mi aveva vista , e ha chiesto ad alcuni amici comuni di organizzare l’incontro. Ho accettato, ma non mi aspettavo niente, e mi sono presentata struccata, con un impegno già preso per dopo. Ho pensato: se proprio è l’uomo giusto, mi dovrà accettare per come sono. Solo quando l’ho visto..”
Che cos’è successo?
“E’ bellissimo: sono corsa in bagno a rimettermi in sesto di nascosto”
Lui dove l’aveva adocchiata?
“In chiesa, a Los Angeles”
Frequenta la Chiesa?
“E’ un ottimo posto per fare incontri. Certo, non parliamo di chiese belle come le vostre in Italia : a entrare in una cattedrale italiana , la religiosità lievita”
Lei quindi è credente?
“Il soprannaturale rende la vita più interessante. Poi, mi sento talmente benedetta per come mi sta andando: è come se qualcuno dall’alto mi proteggesse”
Questa di Haven è la sua prima parte da protagonista, vero?
“Sì, e sono felice che sia arrivata adesso. Prima, ho interpretato diverse serie – E.R, Brothers and Sisters, Cold Case, Senza Traccia – e ho recitato con ottimi attori : ho passato molto tempo ad osservarli e imparare, e ora mi sento pronta”
Ha letto Colorado Kid ( la serie di Stephen King ndb)?
“Ovviamente . E quando l’ho finito , l’ho tirato contro il muro”
L’aveva fatta arrabbiare?
“Sì, perché non fornisce soluzioni all’enigma. Poi, però, ho letto la post-fazione di Stephen King : spiega che la vita è un mistero irrisolto e non sapere può aiutarci ad andare avanti. E’ un’idea che mi affascina, anche se penso che come esperimento di scrittura non avrà un gran seguito”
Perché?
“La nostra società vuole risposte, non domande irrisolte. Chiediamo alla Tv di fornirci certezze , non dubbi”
Dalle opere di Stephen King sono stati tratti molti film: lei quale preferisce?

“Se fossi un uomo, le risponderei un horror, come Shining o Carrie . Invece , io ho un debole per Stand by me e Misery non deve morire”
Lei ha fatto molta tv: e il cinema?
“Mi piacerebbe un film indipendente. Un tempo per chi faceva Tv era quasi impossibile essere chiamato dal cinema, adesso è più facile. Certo, quando sei in televisione ti vede molta più gente e lavori per più tempo. Ma al cinema , quando ti danno la sceneggiatura , sai che cosa aspettarti. In una serie , invece, leggi il copione puntata per puntata, non sai mai che cosa succederà”
Ha interpretato anche Uncharted, videogioco per la Playstation3
“Divertentissimo. Unisce cinema e videogame. Non pensi però che mi abbiano trasformata in Lara Croft : faccio una giornalista per niente sexy, una ragazza dalla porta accanto”
Non le piacciono i personaggi sexy?
“A volte i personaggi sono così glamour che il pubblico li sente troppo distanti. A me piacciono quelli più semplici , alla portata di tutti , come Audrey”
Audrey sembra non temere niente : lei di che cosa ha paura?
“Di cadere. In America tutti fanno arrampicata, bungee jumping… Me l’hanno proposto , me io devo tenere i piedi a terra. Anche se su tacco 12”

martedì 2 novembre 2010

INTERVISTA A MICAELA RAMAZZOTTI "L’idea di fare un figlio da innamorata mi piaceva molto"




Micaela Ramazzotti, moglie di Virzì, è in America in cerca di promuovere il film La prima cosa bella, protagonista del film diretto dal marito.
Il figlio di Anna ( nel film ndb) è imbarazzato dalla bellezza e dall’esuberanza della madre. Si è mai chiesta che effetto farà al suo , di figlio, quando da ragazzo vedrà le sue scene di nudo nei film e certe foto in cui è poco vestita o per nulla vestita
“Non ci ho ancora pensato. Sì , forse gli amici un giorno potrebbero farglielo pesare , ma ci penserà suo padre a gestire la cosa. Anche perché è stato lui a farmi girare quella scena in Tutta la vita davanti. Paolo sarà bravissimo, ne sono certa”
Lei ha definito il suo personaggio una donna fiera e indifesa , simpatica ma maldestra , innocente ma esuberante. Mi viene da pensare che anche lei sia un po’ così. O che si consideri un po’ così.
“Anna secondo me è una donna esplosiva che viene fraintesa da tutti. Per la sua bellezza , il suo modo di fare , di camminare”
E lei si è mai sentita così: fraintesa?
“Beh , sì. Soprattutto sul set di Tutta la vita davanti. Interpretavo il personaggio di una ragazza sexy , buffa, che scodinzolavo al mondo per ricevere amore e , in quel periodo, ero anch’io così scodinzolante. Non solo sul set. Per fortuna , subito dopo ho incontrato Francesca Archibugi”
Che l’ha diretta in Questione di cuore
“Dove ero una donna combattiva , solida , con una sua centratura . Tutte noi , penso, abbiamo un lato bambino e uno tenace , combattivo. A volte prevale uno, a volte l’altro. Ma quel film , per me, è stato una rivalsa. Mi ha aiutata a farmi vedere in un altro modo , e a crescere anche nella vita”
Tornando ai fraintendimenti , lei una volta ha detto qualcosa tipo “Se sei bionda e hai un fisico da pin up, tutto diventa difficile
“L’ho detto parecchi anni fa. Però è vero che , sei bionda e fatale, l’immagine arriva prima del resto”
Può darsi , però è sempre vero che sei una cozza al cinema non ti prendono proprio. Non è d’accordo?
“No, no , sicuramente l’aspetto fisico ti può aiutare a cominciare . Io , però, ho incontrato grandi difficoltà. Per esempio a trovare le parti giuste. Mi prendevano poco sul serio. E io, allora , mi mettevo una maschera. Mi proteggevo con l’atteggiamento dell’intruppona , dell’imbranata”
Lei e Paolo vi siete conosciuti sul set e all’inizio , comprensibilmente , essendo lui il regista e lei l’attrice , avete nascosto la vostra relazione. Adesso, però, lo può dire: com’è ch vi siete innamorati?
“Appena l’ho incontrato ho sentito una grande energia. I suoi occhi: per esempio : spiritosi, intelligenti , si, insomma di uno che la sa lunga. Che c’era qualcosa che l’aveva percepito subito, diciamo che ero piuttosto accesa. E poi piano piano..”
Piano piano?
“Ci siamo annusati, abbiamo cominciato a vederci. Ma a casa, non è che andavamo in giro a farci fotografare . Ci siamo presi il tempo di conoscerci meglio. Perché all’inizio anche lui non mi aveva capita. Un po’ per timidezza , un po’ per paura di non essere all’altezza , mi atteggiavo. E l’ho pagata. Mi ci è voluto del tempo per convincerlo che non ero così. Dei due, sono stata io quella che ha dovuto conquistare l’altro. Ma adesso mi sento più solida, più sicura. Forse anche la maternità mi ha aiutato”
In un’intervista ha detto che i figli non si programmano, è il destino che li manda. Non crede che, da quando esistono gli anticoncenzionali , dire una cosa del genere sia diventato un po’ fuori luogo?
“Beh, ho un po’ romanzato. Mi sembrava più bello, più fiabesco. Eravamo sposati da qualche mese e, sì, insomma , un bambino era nei nostri progetti”
Come si vive a casa Virzì?
“Paolo è esplosivo. Le dico solo che qualche giorno fa mi sono svegliata all’alba per dare da mangiare a mio figlio e ho sentito odore di vernice. Ho seguito la scia fino alla terrazza : lui era lì che dipingeva le mattonelle in stile Mondrian. E poi lei ci ha visto, no? Sembriamo un esperimento antropologico. Siamo lontanissimi per esperienze, cultura, tutto, ma queste differenze ci aiutano. Ci incastriamo alla perfezione”
Lavorerete di nuovo insieme o preferisce almeno per un po’ prendere le distanze?
“Non stiamo lì a progettare. Paolo del resto è uno che no fa sconti a nessuno: anch’io ho dovuto fare il provino per La prima cosa bella”
Mi faccia capire : siete usciti di casa la mattina e siete andati insieme ai provini senza dirvi niente? Non mi prenda in giro
“Forse lo sapeva già che la parte era mia, però deve chiederlo a lui”
Non si arrabbi , ma le è mai venuto il dubbio di aver confuso la stima con l’amore?
“No, no. Paolo mi ha fatto battere il cuore. Per me è stato subito amore. E ogni giorno ci innamoriamo sempre di più”
Lei ha cominciato a interpretare il personaggio di madre molto presto. Anche nella vita ha iniziato a pensare alla maternità fin da ragazza?
“Quando vedo una donna incinta , io vedo poesia, magia. Sono sempre stata attratta dalla maternità , dalle rotondità, dalla pancia. Io in gravidanza stavo benissimo , quell’esserino dentro mi dava una grande energia. E forse anche lui di uscire non andava più di tanto. Mio figlio è nato con un cesareo d’urgenza alla quarantaduesima settimana. Dopo ore di travaglio non c’era verso che scendesse. Fosse stato per me , avrei fatto come mia mamma , che ha avuto mio fratello quando di anni ne aveva 18”
Ad avere un figlio c’era mai andata vicina prima di incontrare Virzì?
“No. Non avevo ancora incontrato la persona giusta”
Uomo giusto uguale figlio?
“L’idea di fare un figlio da innamorata mi piaceva molto. I bambini, soprattutto nei primi anni, hanno bisogno di crescere in un clima d’amore , di ricevere affetto e sorrisi, solo cose belle. Poi, certo , se la relazione finisce non c’è niente di male”
Suo marito , però, una volta ha detto che sono le ferite dell’infanzia e dell’adolescenza a diventare i nostri punti di forza una volta grandi. A lei è successo?
“Io, per esempio, avevo il complesso della ragazza di periferia . Per andare i provini dovevo prendere l’autobus , fare un mucchio di strada , e questo mi faceva sentire insicura rispetto alle mie colleghe che abitavano in centro. Forse il bisogno di dimostrare che potevo fuggire da lì mi ha spinto a farlo davvero. Anche se i primi tempi , quando ho cominciato a fare fotoromanzi , più che altro mi prendevano in giro “Quella mica fa i film con i registi, fa i fotoromanzi” dicevano gli altri ragazzi. Io pensavo “Piano , piano ci arrivo, datemi il tempo”. E’ comunque di andare in Tv o di fare un concorso di bellezza non me la sarei mai sentita. Mi faceva paura l’idea di competere con altre ragazze sull’aspetto fisico. Mi sarei vergognata : non mi apparteneva, non mi sentivo abbastanza poppona”
Insomma come Virzì voleva scappare dalla sua Livorno, almeno così ha raccontato lui più volte , così lei poteva andare via dall’Axa ( quartiere di Roma ndb)
“Ma non perché non ami il luogo dove sono nata. Lo amo da pazzi. E , tra l’altro, mi ricorda tantissimo la California , con i centri commerciali, le villettine, la gente che fa jogging. Da ragazza, con gli amici, prendevamo le tavole da surf e andavamo ad Ostia. Quando ci siamo conosciuti ho portato Paolo nel mio West, gli ho fatto vedere i posti dove sono cresciuta. E’ stato lui a farmi notare che assomigliava all’America”
E ora è qui nel vero West, a presentare un film che potrebbe portarla agli Oscar
“Lo sa che non ci penso?”
L’ultima statuetta è stata quella di Benigni nel 1999. La vita è bella , la prima cosa bella: magari l’assonanza porta bene
“Io sono già felice così. Mi sembra ieri che facevo i fotoromanzi”