giovedì 11 novembre 2010

INTERVISTA A BRYAN FERRY “Ora il confronto con artisti molto diversi da me non solo non mi spaventa più, ma mi stimola”

Bryan Ferry è figlio di un minatore inglese , ma i suoi modi raffinati, l’immancabile classe e uno stile vocale dai toni malinconici , lo hanno consacrato a simbolo del glamour e dell’eleganza.

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Olympia è l’ultimo Cd del cantante, un ponte sospeso tra passato e futuro, un puzzle sofisticato che fonde ritmi anni 80 , elementi di musica pop e rock ‘n’ roll. Il disco è frutto di un’unica collaborazione che vede insieme pezzi dei Roxy Music, David Gilmour e la nuova generazione ( come i Radiohead)

E’ stato difficile?

“Con i Roxy Music abbiamo preso strade diverse ma ci siamo sempre tenuti in contatto con l’idea di tornare a fare delle cose insieme. Gli altri sono tutti artisti che ammiro e che ammirano il mio lavoro. Abbiamo lavorato ai diversi brani in tempi diversi ma sempre nel mio studio di registrazione che prende il nome dal Quartiere Olympia di Londra ed è diventato una specie di art factory . Tutto nasce da lì”

E come mai ha deciso di collaborare con musicisti di generazioni così diverse?

“Ora sono molto più aperto a nuove collaborazioni a nuove influenze a nuovi generi. Gli Scissor Sisters , per esempio, hanno portato una ventata di puro po americano. Da giovane ero più insulare, musicalmente chiuso introverso, preferivo concentrami su me stesso e lavorare da solo. Da giovane hai questa preoccupazione di dover lasciare un segno , una tua impronta forte , sei ancora alla ricerca della tua identità musicale. Ora è diverso: il confronto con artisti molto diversi da me non solo non mi spaventa più, ma mi stimola”

Cosa rappresenta per lei questo album?

“La voglia di tornare a produrre qualcosa di originale ed ex-novo. Dylanesque del 2007 era una reinterpretazione dei pezzi più famosi di Bob Dylan , un’esperienza bella e intensa perché sono sempre stato appassionato della sua musica , ma l’esigenza di tornare a creare qualcosa di mio era molto forte”

Spesso nelle sue canzoni ha incluso riferimenti a personaggi della pop culture : James Bond , Jackie O, Johnnie Ray e Greta Garbo. Perché?

“La musica è un’esperienza puramente emotiva e proprio per questo , trovo che abbia una forte malinconia di fondo. Ho sempre pensato che inserire questi personaggi nei miei pezzi dava un tocco di leggerezza e di divertimento . E poi adoro la pop culture”

Bryan Ferry - Olympia

Lei è considerato un’icona di eleganza e glamour. Com’è nata questa reputazione e le piace?

“Da ragazzino, quando lavoravo come assistente di un sarto , ero affascinato da personaggi come Cary Grant . Ma anche nella musica ho sempre ammirato il modo presentarsi di certi artisti. Se pensa ai musicisti neri del jazz americano o del blues: il look non è mai casuale. Mi sono ispirato a loro. Penso che musica e stile comunque vadano pari passo e io in fondo sono un esteta. Perché non esibirsi in scena in smoking?”

Come nasce la sua passione per la musica?

“A 10 anni volevo diventare pittore. Ho frequentato una scuola d’arte poi, come spesso succede, la vita prende una direzione diversa e la musica è diventata la mia carriera. Ma il mio interesse per le arti visive mi ha sempre accompagnato. Mi sono occupato personalmente della realizzazione delle copertina , del servizio fotografico che abbiamo fatto con Kate Moss e del video”

A proposito di Kate Moss , come nasce l’idea di coinvolgerla per la copertina?

“Kate rappresenta stile, eleganza , bellezza e notorietà : è la Marilyn Monroe dei nostri giorni , ma quando pensi anche ad un senso di trasgressività , un qualcosa di pericoloso e allo stesso tempo inafferrabile. è puro rock & roll. In qualche modo mi fa pensare alla Olympia di Manet. Questo dipinto scioccò e turbò gli equilibri dell’establishment artistico e dei benpensanti del tempo, in un certo senso direi che è il precursore delle pin-up e delle cover girl della pop culture. Olympia e Kate esprimono tutto ciò al meglio”

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