lunedì 8 novembre 2010

INTERVISTA A JOHN TURTURRO "Mi interessava mostrare un altro aspetto di Napoli e creare un legame con la vita che scorreva in passato e quello di oggi



John Turturro attore cardine del film indipendente americano, ha diretto il film “Passione”, sulla canzone napoletana
A Venezia il film è stato accolto con 15 minuti di applausi , come pensa che reagiranno i napoletani al cinema?
“Mi auguro che rimangano svegli e lo accolgano con lo stesso spirito con cui ci ho lavorato ossia con curiosità interesse , umiltà, e amore per una città in cui dopo l’aria fresca , il cibo e un tetto , la musica è l’ingrediente essenziale per la sopravvivenza della gente”
Come è nato il progetto?
“I produttori Carlo Macchitella e Roberto Ciccutto , che avevano amato il mio film “Romance & Cigarettes “ mi hanno proposto un viaggio nella musica partenopea. Con stupore ho pensato che non ero esperto , dovevo imparare molto. Federico Vacalebre mi ha fatto la musica”
La canzone napoletana rappresenta un mondo , scegliere i brani da inserire nel film è stato difficile?
“La colonna sonora l’ho scelta di cuore e di pancia , per questo sul set ho voluto artisti che fossero dei talenti del canto diversi tra di loro. Ho passato un anno e mezzo ad ascoltare musica napoletana. All’inizio sapevo solo che la canzone che non poteva mancare era l’Ammurriata Nera perché è un pezzo potente”
Che film è Passione ?
“Non è un film su una persona , ma su un luogo che ha creato tanta musica ascoltata in tutto il mondo. E’ un’avventura musicale che viene dalla gente e dai muri che la circondano. E’ un’esperienza che non ha pari rispetto a ciò che ho fatto nella mia carriera. Non volevo raccontare la storia della canzone napoletana ma a fare un film di intrattenimento per stuzzicare la curiosità delle persone , spingendole ad ascoltare o riscoprire questa musica”
Come si è comportato sul set Fiorello?
“Rosario è un eccellente narratore. Il mio obiettivo è stato proprio quello di chiedere a lui e a tutti gli artisti che ho diretto , non solo di cantare una canzone ma di raccontare una storia. Fiorello, se volesse , potrebbe tranquillamente recitare. L’ho già messo sotto contratto con me , sul serio , mi piacerebbe girare un film o lavorare ancora con lui”
Lo ha scelto dopo averlo cantare “Tu vuoi fa l’americano” nel film di Anthony Minghella “Il talento di Mr Ripley”?
No, volevo che Rosario si esibisse in un altro pezzo di Carosone “Caravan Petrol”. Avevo partecipato al suo programma radiofonico e l’avevo visto in uno dei suoi show , così mi è venuto in mente di fargli di interpretare una versione del brano arrangiata di Enzo Avitabile , mentre cavalca un asino in una solfatura con un turbante in testa”
Nonostante i rischi , nel film non sei caduto nei classici stereotipi di “pizza, Vesuvio e mandolino”: come ha fatto?
“Volevo evitare di guardare questa città con gli occhi del turista. Mi interessava mostrare un altro aspetto di Napoli e creare un legame con la vita che scorreva in passato e quello di oggi. Questo film continua ad essere una sorpresa per me , il suo spirito va ben oltre le canzoni”
E’ vero che lei vuole realizzare per il cinema “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo?
“Sì ci sto lavorando e mi pare che la cosa si consideri fatta. Ho già rappresentato a teatro l’opera di Eduardo su consiglio di Francesco Rosi, il quale pensava che io possedessi la sensibilità giusta per farlo. Dopo il debutto a New York ci hanno invitato a rappresentarla a Napoli e quest’esperienza mi ha trasformato. Mettere in scena Eduardo davanti al pubblico partenopeo, subito dopo aver preso mia madre , è un ricordo che mi resterà dentro per sempre”
Dall’esperienza sul set di Francesco Rosi “La tregua”, cosa ti è rimasto?
“Quando i lavori con un grandissimo regista come Francesco l’esperienza ti resta dentro , anche perché ho collaborato al film per 5 anni. E’ stata un’esperienza profonda”
Lei è cresciuto in una famiglia dove la musica era non stop e da ragazzo sognava di ballare come Fred Astaire , seguendo il ritmo di James Brown : Passione le ha aperto nuovi scenari?
“Non direi, anche se ci sono sempre luoghi che hanno di me un effetto , che agiscono in profondità nel subconscio e nell’anima. Napoli è questo : è un luogo misterioso. MI ha fatto innamorare per il suo dolore , il mare, il caffè, lo sporco , il cibo, la follia e la gente. Mi ricorda la New York degli anni 70. Molti dei problemi di questa città sono comuni ad altre parti del mondo, ma Napoli ha qualcosa di vibrante e vivo. E’ un luogo creativo. Come essere umano mi ha colpito molto e spero che tutto ciò emerga dal film”
Nato a Brooklyn ma tuo padre era italiano : può spiegarci perché in America resistono i vecchi cliché sull’Italia?
“Non so. Forse perché la maggior parte degli americani sono persone poco curiose e poco interessate agli altri, quindi finiscono per trasformare ogni cultura in uno stereotipo. Lo sanno bene agli attori italo-americani come me, costretti a vivere questi cliché sulla propria pelle”

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