mercoledì 22 dicembre 2010

INTERVISTA A CALOGERO FERROTTI , L’UNICO PM DI ENNA CHE GESTISCE 7000 CAUSE “Come ogni pubblico dipendente mi sono assunto un obbligo da portare a termine”

Calogero Ferrotti , magistrato di 67 anni , a causa mancanza di colleghi , per alcuni mesi ha mandato avanti da solo la Procura di Enna.

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Settemila procedimenti all’anno . Per non parlare di udienze , sequestri, indagini da coordinare , interrogatori , e tutto il resto. Sono i numeri della Procura di Enna , una mole di lavoro che per mesi ha dovuto gestire da solo senza l’aiuto di nessuno. C’è chi la definisce un eroe, è d’accordo?

“Nessun atto di eroismo. Si è trattato soltanto di fare il proprio dovere. Come ogni pubblico dipendente mi sono assunto un obbligo da portare a termine. Tirarsi indietro non era possibile”

La mancanza di organico è un problema che riguarda molte procure siciliane. Ci aiuta a ricostruire la vicenda di Enna?

“Iniziamo col dire che la mia Procura per essere al completo avrebbe bisogno di un procuratore capo e di quattro sostituti. Io, però, per due anni ho avuto un solo sostituto a disposizione. Dal 18 agosto neanche quello perché il mio ex collega, il Pm Marcello Cozzolino, che già aveva avuto una proroga , è andato in ferie”

Poi cosa è successo?

“Evidentemente il fatto che molti giorni ne abbiano parlato ha smosso qualcosa. A metà settembre è stato assegnato dalla Procura generale della Corte d’Appello di Caltanissetta un magistrato che mi assiste a tempo pieno. Il prossimo aprile , poi, secondo quanto stabilito dal Consiglio Superiore della Magistratura , si aggiungeranno altri tre magistrati freschi di nomina ( che non possono svolgere tutte le funzioni e che hanno poteri limitati rispetto ai sostituti procuratori”

Mancano magistrati anche a Nicosia , Gela , Caltanissetta , Ragusa e Barcellona, alcuni degli avamposti più importanti nella lotta alla criminalità organizzata in Sicilia. Come è possibile?

“Sicuramente a monte c’è un problema di mancanza di magistrati in generale. Basti pensare che attualmente su diecimila posti disponibili , ce ne sono 1350 scoperti, pari al 13,5%. In alcune sedi del Sud la percentuale di scopertura tocca addirittura il 30 o il 40%”

Come mai?

“Le cause sono molteplici . La principale deriva dall’introduzione di una norma , nel luglio del 2007, che vieta ai magistrati di prima nomina di occupare i posti di procura al termine del periodo di tirocinio. Il senso di questa legge , che per fortuna non viene applicata alle sedi disagiate e per motivi di emergenza , nasce dalla convinzione che magistrati con poca esperienza non garantiscano sufficienti garanzia di affidabilità”

Un altro motivo per spiegare la carenza di magistrati?

“C’è una crisi di vocazioni soprattutto per le funzioni di pubblico ministero. D’altronde tra separazione delle carriere e riforme il ruolo del Pm come avvocato dell’accusa si è un po’ perso. Limitando i suoi poteri in materia di conduzione di indagini a vantaggio della polizia giudiziaria , il Pm si sta trasformando in una sorta di burocrate della giustizia che va davanti al giudice con il cappello in mano”

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Fatto sta che a Roma e in buona parte del Nord di pubblici ministeri ce ne sono a sufficienza. Perché questa disparità con il Sud?

“E’ molto semplice . Pensiamo al funzionamento dei concorsi in magistratura . Il Ministero evidenzia i posti liberi per la funzione giudicante o requirente nelle varie città d’Italia. Tra gli aspiranti si forma una graduatoria e quando arriva il momento della scelta le sedi del Sud sono quelle che nessuno vuole. Risultato? I 1350 posti scoperti in Italia sono quasi tutti concentrati nel Meridione”

Tornando alla sua esperienza , nel novembre scorso è stato protagonista di uno scontro istituzionale con il Ministro della Giustizia Alfano che ha risposto così alla sua richiesta di aiuto “Amministrare la giustizia è un compito difficile e quindi se il procuratore non se la sente è meglio che si goda una meritata pensione”. Cosa ha pensato in quel momento?

“Diciamo che non me l’aspettavo”

Ha reagito dando le dimissioni. Poi è tornato sui suoi passi. Per quale motivo?

“Decisive sono state le dimostrazioni di solidarietà che mi sono arrivate da colleghi, organi di stampa , società civile e anche dall’Associazione Nazionale Magistrati di cui peraltro non faccio parte. Ho ripreso le mie funzioni anche perché altrimenti avrei provocato una situazione di stallo al mio ufficio. L’ho fatto con spirito di servizio”

Anche a livello umano quale è l’aspetto più avvilente di questa vicenda?

“Preferisco concentrarmi su quello professionale. In casi come questo il rimpianto più grosso è di non riuscire a fare tutto quello che si vuole. Tra procedimenti , indagini da condurre , interrogatori, udienze e fermi da convalidare , riuscire a fare tutto è quasi impossibile”

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