lunedì 6 dicembre 2010

INTERVISTA A SALVATORE SETTIS , PROFESSORE DI PISA “Ci sembra che gli immigrati ci rubino i pochi centesimi che abbiamo guadagnato. Invece vale il contrario

Il Professore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis, spiega perché l’Italia ha bisogno di meritocrazia anche dagli stranieri.

Salvatore_Settis

Lei è ha parlato di merito e immigrazione. Ma in Italia l’idea di attirare immigrati fa rizzare i capelli a molti..

“C’è ancora il pregiudizio che gli immigrati ci rubino il lavoro. E’ una paura legata alla memoria della nostra povertà recente , ci sembra che gli immigrati ci rubino i pochi centesimi che abbiamo guadagnato. Invece vale il contrario”

Il contrario? Perché?

“Perché oggi , in quella che si chiama economia della conoscenza “, il capitale umano vale molto di più del capitale monetario. Dobbiamo metterci in testa che solo scegliamo i migliori riusciremo a competere con gli altri Paesi , anche dal punto di vista economico”

Oggi non succede..

“Nel nostro Paese c’è una drammatica disoccupazione intellettuale. Il paradosso è che l’Italia riesce ancora a formare dei talenti , ma non ad assorbirli. Un numero molto alto degli studenti italiani più bravi è costretto a emigrare , per esempio oltre la metà di coloro che hanno un dottorato”

E questo in altri Paesi europei non accade?

“Il punto è proprio il rapporto tra entrate e uscite di capitale umano , per così dire. In Gran Bretagna , per un inglese, qualificato che se ne va a lavorare all’estero, arrivano dieci stranieri. Un numero alto degli studenti italiani più bravi è costretto ad emigrare, per esempio oltre la metà di coloro che hanno un dottorato”

Quali?

“Per esempio quelli dell’Europa dell’Est , dove il livello di retribuzione delle professioni intellettuali è ancora più basso che da noi. La nostra incapacità di valorizzare il merito è un dramma in cui chi ci governa non sembra curarsi – e non parlo del governo attuale , ma quello degli ultimi vent’anni. Sono tutti ugualmente responsabile”

Di merito però parlano tutti , tanto che a volte sembra una parola vuota

“Non lo è. E’ ciò che ci permette di riconoscere il talento dov’è. Il talento non viene distribuito in base al censo, o alla dichiarazione dei redditi: è diseguale. E quindi il talento più alto può trovarsi anche in persone che vengono da famiglia povere”

Mentre se non c’è meritocrazia , ad avere accesso ai lavori più qualificati rimangono solo quelli che provengono dai ceti alti..

“Esatto. Per questo l’articolo 34 della Costituzione dice che la Repubblica deve incoraggiare i meritevoli e i capaci”

Lei ha insegnato a lungo negli Stati Uniti , un Paese che ha una grandissima mobilità sociale e la fama di essere molto meritocratico. Come funziona lì?

“Già a livello di istruzione , tanto per cominciare , le università si contendono gli studenti migliori e competono per dare loro la formazione più avanzata”

Eppure le università americane sono molto care. Non possono permettersele solo coloro che hanno soldi?

“Le università migliori , che sono circa 150 su 4000 ( tutte le altre sono più scadenti delle peggiori università italiane) sono molto care: la tuiton costa 20-30 mila dollari all’anno. Però c’è un correttivo forte: siccome queste università sono in competizione tra loro offrono gli studi gratuiti o quasi del tutto gratuiti alle persone più breve , per attirarle”

Secondo lei , in Italia, cosa si può fare per incentivare la meritocrazia?

“Bisogna cominciare dal basso , dalle scuole elementari , ed educare alla competitività. Chiedere il più possibile dagli studenti , evitare che si abbassi a livello dei programmi. Purtroppo, invece , un certo sessantottismo di maniera ha fatto confondere il dominio del merito con il dominio delle classi dominanti”

Vale anche per le università?

“Certo. Sono favorevole a un’istruzione universitaria generalizzata , ma con una selezione all’accesso, in modo tale da rendere più facile la vita a chi lavora di più e più difficile a chi non vuole lavorare. E poi bisogna limitare il numero di fuoricorso , nessun Paese europeo ne ha tanti come l’Italia”

Come si fa?

“Andrebbero aumentate le tasse universitarie , in modo molto netto , ad ogni anno fuori corso. Così chi sta in Università per 20 anni paga carissima la sua pigrizia”

La Riforma Gelmini dell’università , ora in discussione in Parlamento, secondo lei , migliorerà le cose?

“Dovremo vederla alla prova dei fatti. A me sembra che abbia sia spetti positivi che negativi. Il sistema di reclutamento dei professori che prevede è senz’altro migliore quello di oggi”

settis

E gli aspetti negativi?

“Il principale è che la vogliono fare senza spender un quattrino. Nella legge ogni” dieci righe c’è scritto “senza ulteriori aggravi per la finanza pubblica”. Ma a costo zero si fa molto meno di zero.

Anche se si migliora la formazione , rimane il problema di accesso al lavoro. Oggi anche molti normalisti non trovano lavori adeguati

“Per questo serve una vera vittoria del merito nel reclutamento, sia pubblico che privato. Cioè una scelta etica verso il miglioramento del Paese. Ma bisogna vedere se gli italiani sono davvero capaci di farla, o se invece vogliono continuare con questo Paese , paralizzato allo sfascio”

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