lunedì 7 febbraio 2011

INTERVISTA A GIORGIO FORNONI , REPORTER E SINDACO IN UNA ROCCAFORTE LEGHISTA “La politica è un pozzo a cui tutti attingono , ma che nessuno riempie”

Giorgio Fornoni, commercialista, reporter e fino a qualche mesa sindaco in una roccaforte leghista.

giorgio fornoni

Cosa l’ha spinta a candidarsi?

“I giovani del mio paese. Avevano formato la lista civica “Ardesio unita” per battere la Lega Nord, che governava da 15 anni. Stavo preparando un’inchiesta , quando ho ricevuto una loro telefonata: volevano che mi candidassi sindaco. Ho accettato perché amo il mio paese e perché sono convinto che ai giovani debba essere data fiducia. Il 7 giugno 2009 ho vinto con quasi il 60% delle preferenze”

Ma alla fine la giunta comunale di Ardesio (Bg) si è rivelata più pericolosa dei talebani o dei guerriglieri africani incontrati nei suoi viaggi..

“Alla fine sì. Nell’ottobre del 2010 sono stato costretto a dimettermi. Avevo abolito la vecchia commissione edilizia, fatta solo da professionisti locali, con in più i figli in consiglio comunale. Era troppo, gli ho sostituiti con dei tecnici. Mi sono inimicato cinque dei miei consiglieri , esponenti di Pd e Udc, che si sono coalizzati con i leghisti , e così ho perso la maggioranza”

Cosa ha imparato nei suoi 14 mesi da sindaco?

“Che governare è molto difficile: bisogna dare senza aspettarsi nulla in cambio. La politica è un pozzo a cui tutti attingono , ma che nessuno riempie. Io ho rinunciato allo stipendio da sindaco e a Report, sono stato ripagato dall’entusiasmo dei ragazzi”

Cosa ha lasciato ad Ardesio?

“Innanzitutto ho interrotto lo strapotere leghista. Non ho niente contro il partito , anche se ho opinioni diverse su alcuni temi, come l’immigrazione , ma non è giusto che la coalizione governi per 15 anni. Poi ho fermato le cementificazioni e ho fondato un’associazione culturale che ha ospitato personaggi come lo scrittore Valerio Manfredi e i sopravvissuti del Terremoto di Haiti. Ho portato storie e persone lontane anni luce della dimensione , un po’ chiusa, del paese di montagna. Per stare bene bisogna aprirsi agli altri e alle loro esperienze”

La sua visione del mondo così internazionale è stata vincente contro le chiusure leghiste?

“Sì, viaggiare mi ha reso libero da tanti condizionamenti. Ho imparato ad andare oltre certi dettagli su cui si perde chi ha sempre vissuto in una piccola realtà. Ho uno sguardo globale e non particolare , al contrario di molti amministratori locali. Non ho bisogno del potere politico , per me quello che conta è poter esprimere il mio pensiero”

Qualche cosa che non è riuscito a fare?

“Avrei voluto creare nuovi spazi di ritrovo e far chiudere due cave che facevano gli interessi di pochi e non della comunità”

Cos’è per lei la politica?

“E’ il potere. se lo tieni per te può dare alla testa e fare del male , va messo a disposizione degli altri. Governare vuol dire mettersi al completo servizio della comunità”

E il giornalismo?

“E’ passione , voglia di conoscere , di andare sul posto. E’ il lavoro più bello del mondo , si basa sull’evoluzione , ti spinge ad oltrepassare il confine, reale e metaforico, per arrivare alla verità. Ti dà la possibilità di incontrare buoni e i cattivi”

Da 30 anni gira il mondo , qual è stato il suo reportage più bello?

“Forse quello sullo sfruttamento del petrolio nel Delta del Niger. Ci ho lavorato per anni ed è stato trasmesso la sera in cui ho vinto le elezioni , senza la mia firma , per rispettare la par condicio”.

Il personaggio che più la colpita?

“Il Dalai Lama , che promette di lasciare il potere temporale per dedicarsi ai diritti umani, ma anche il sopravvissuto ai gulag staliniani Grigorij Pomeranc. Un grande intellettuale che ha saputo affrontare il dolore con dignità e non si è mai venduto al Cremlino”

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Quello che invece vorrebbe incontrare?

“Nelson Mandela , e Fidel Castro : gli ho mancati per un soffio”

La storia che vorrebbe raccontare?

“Sto preparando un lavoro su monaci e eremiti. Voglio capire come riescono , in quest’epoca materialistica , a rinunciare alle cose terrene per dedicarsi solo a quelle spirituali. Vorrei sempre raccontare queste storie : uomini che sanno dominare l’istinto animale del possesso per dedicarsi agli altri. Sto pensando anche a un’inchiesta sui giornalisti russi uccisi e a un reportage sugli armeni”

Gira il mondo , ma torna sempre ad Ardesio. E’ il suo rifugio?

“E’ un porto sicuro in cui tornare , ma da cui poi devo ripartire. Per questo non voglio ricandidarmi , ma continuerò ad aiutare i ragazzi. Il momento più bello per me , però, è quello del viaggio , tra un punto di partenza e uno di arrivo. Alla fine sono un viandante”

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