lunedì 18 aprile 2011

INTERVISTA AL REGISTA PAUL HIGGIS “Non sento la necessità di guadagnare altri Oscar, ma quella di raccontare buone storie”

Paul Haggis regista del nuovo film di Russell Crowe “The Next Three Days”.

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“Non credo nelle coincidenze. Dopo aver girato il mio ultimo film, mi sono reso conto che contiene le domande che mi sono posto negli ultimi anni. Che significa credere in qualcuno? Fino a che punto possiamo fidarci? E quanto lontano ci si può spingere per qualcosa in cui crediamo?. Queste domande si collegano inconsciamente alla mia decisione di abbondonare la Chiesa di Scientology e ribellarmi a certi dogmi che hanno inciso sui miei valori profondi, sulle mie relazioni personali. Ma riflettono anche certi dubbi sulla giustizia americana , provocati dalla vicende di Guantanamo”

“Volevo fare un’opera che inquietasse. Tutti ci autogiustifichiamo e cerchiamo di dare motivi nobili alle nostre azioni. Ma la convinzione di essere nel giusto rischia di farci fare cose orribili, che possono cambiarci e perderci per sempre”

Beh da Crash, il film che raccontava le tensioni razziali fra le diverse comunità d’America e che nel 2005 le valse due Oscar, fino al più recente Nella valle di Elah , che affrontava il delicato tema dei reduci dell’Iraq , ha già inquietato abbastanza..

“Cerco di porre al pubblico le stesse domande politiche , sociali e anche personali che mi pongo io. Sono quelle che metto nelle mie storie. Alcune possono diventare un film su una fuga dal carcere come questo, altre un dramma, come Million Dollar Baby, di cui ho scritto la sceneggiatura , oopure una specie di esperimento sociale – che riunisce in una giornata le miriadi si micro scontri razziali che accadono regolarmente a Los Angeles – come Crash. Ma questo non conta poi tanto”

Perché ha scelto questo particolare progetto, il remake di un film francese?

“Perché mi aveva fatto fermare a riflettere. Avevo visto Pour Elle e mi era piaciuto. Così ho cominciato a pensare come avrei trattato io quei personaggi. E poi volevo trovare il modo di dire qualcosa sulla giustizia americana , che trovo corrotta e piena di difetti. Anche uno dei miei prossimi progetti tratterà questo argomento. Sarà il remake di un film spagnolo intitolato Cella 211

Un altro remake? Ma che cosa spinge un regista a rifare il film di un altro : passione per la storia o l’idea che può fare meglio?

“La storia. Non penso di aver fatto meglio di Fred Cavayé , il regista francese. Ma ho avuto la possibilità di approfondire i personaggi e fare qualcosa di più affine al pubblico americano. Ma non sono interessato solo ai remake: è capitato. Continuerò a indagare il tema della vulnerabilità e della fiducia , centrale in questo film , con un altro progetto cui sto lavorando proprio ora, intitolato Third Person. Il potere della fede mi affascina , così come il binomio realtà e illusione”

E’ una poetica che ha mutuato da Antonioni , un regista che ha influenzato molto la sua carriera

“E’ vero, incredibilmente importante per me. Blow up ha cambiato la mia visione delle cose, per un periodo mi trasferii perfino a Londra: volevo occuparmi di moda, come il fotografo protagonista del film. Sono sempre rimasto affascinato dal modo in cui Antonioni si interrogava sulla natura delle cose , sulla natura della realtà. Quando vedi un suo film pensi di sapere bene di che cosa stia parlando : e , invece , arrivi alla fine e non solo non hai trovato risposte , ma hai nuove domande sulla vita, sulla fede , sulla verità…”

Aveva già in mente Russell Crowe ed Elizabeth Banks quando lavorava alla sceneggiatura?

“No, non è un bene preparare un film pensando a un attore : rischi di lasciarti suggestionare da ciò che ha fatto prima. Mi ha influenzato , piuttosto, Pittsburgh , la città dove abbiamo ambientato la storia. L’avevo scelta perché non volevo un luogo iconico e riconoscibile come New York o Las Vegas. Poi ho scoperto che ospita il carcere più grande del mondo e ho voluto cominciare le ricerche da là. Devo dire che sono stati tutti disponibilissimi. Non solo mi hanno aperto , letteralmente , le porte del carcere , ma mi hanno svelato le tecniche con cui la gente ha cercato di fuggire. Nessuno è mai riuscito a evadere da lì: ma qualcuno ci è andato molto vicino. Così ho potuto utilizzare nel film piani che la gente ha tentato davvero di mettere in pratica. La trama deve molto a queste ricerche. Altre cose le ho scoperte in rete , come poi fa il protagonista. La città ha fatto il resto. Uscito dal carcere mi chiedevo : “Da qui ,a piedi , ove posso arrivare?”. Ho scoperto che da un lato della strada c’era la stazione . Prendevo il treno e mi dicevo: la polizia sarà già alla prossima fermata , cosa posso fare? Ho letteralmente percorso l’intera trama mentre scrivevo”

Interessante : perché la critica americana, che è stata dura col film, ha attaccato proprio la trama, che l’ha definita irreale, priva di senso.

“Dopo tanta fatica , sì, è proprio questo che hanno detto. Invece è tutto plausibile. Devi crederci, certo. Ma quella è la sfida su cui si regge l’intero film. La verità è dura da credere. Hanno anche criticato il personaggio di Russell Crowe. Un uomo normale che fa qualcosa di straordinario. Ma se fosse un maestro del crimine non ci sarebbe storia. Le cose eroiche le fanno i disperati. Io poi penso sempre a Camus “Tutte le grandi cose hanno un inizio ridicolo”

PAUL HAGGIS

Ma dev’esserci poco da ridere quando un regista da Oscar riceve critiche così negative..

“Non ci presto molta attenzione. So di aver fatto del mio meglio e guardo avanti. Poi, sa tutto ha un tempo. Nella valle di Elah , andò male in America. Criticava una guerra che si pensava giusto. Due anni dopo è stato riscoperto. Ma io non cerco popolarità. Quello che faccio a volte funziona , altre no, l’importante è aver fatto le cose al meglio”

Un film può fare , politicamente, la differenza?

“Non credo, ma bisogna provarci. Se poi fai cambiare idea all’uno per cento degli spettatori , devi considerarlo un successo. Quest’ultimo non è un film politico. Ma spero faccia pensare”

E i produttori di Hollywood? Come reagiscono alle sue idee poco ortodosse?

“Con un po’ di paura, magari cercando di propormi il prossimo 007 , il nuovo Batman , insomma grandi film che vendano. Non sono contrario ai film commerciali. Non sono contrario ai film commerciali. Un successo economico può aiutare i tuoi prossimi progetti. Ma sono più attratto da piccoli film come questo , che è una produzione indipendente. Non sento la necessità di guadagnare altri Oscar, ma quella di raccontare buone storie”

Paul_Haggis

Il suo primo lavoro è stato quello di scriver per una serie come Love Boat

“In realtà il mio primo lavoro fu scrivere un cartone animato di Scooby-Doo: avevo 22 anni. Love Boat venne dopo. Lavoravo come sceneggiatore free lance, mi concentravo due settimane su una serie e poi cambiavo. Un’esperienza che mi ha insegnato a scrivere. Ci sono voluti dieci anni di sceneggiatura per capire che scrivere significa sapersi guardare dentro , mettere nei testi esperienze reali. Dare soddisfazione al pubblico, certo. Ma anche provocarlo”

Una lezione che ha imparato da un suo caro amico: Clint Eastwood

“E’ vero. Un uomo eccezionale , un buon amico che mi ha aiutato molto . Guardarlo dirigere è stata la mia vera scuola. Si fida degli sceneggiatori , crede negli attori e nella troupe. E così ottiene il massimo da tutti. Non è facile: chi è in una posizione di potere spesso pensa di saperla più lunga e non si fida di nessuno. Lui no, sa spiegare cosa vuole e sa ascoltare. E in questo cerco di imitarlo”

Il suo prossimo impegno?

“Lontano da Hollywood. Sto partendo per Haiti , starò lì per un po’ per Artists for Peace and Justice , l’associazione che ho creato con Sean Penn , James Franco e tanti altri. Stiamo costruendo una scuola e una clinica. Provo anch’io a dare una mano: il mondo sarà anche inquietante ma bisogna continuare ad avere fiducia”

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