mercoledì 1 giugno 2011

INTERVISTA A CLIVE OWEN “Bisogna assicurarsi che i figli capiscano di dover instaurare una vera relazione solo quando sono assolutamente sicuri di chi sia l’altra persona”

Clive Owen è sposato con Sarah Jane-Fenton “ lei è per sempre , abbiamo un’intesa profonda e non l’ho mai tradita con nessuna delle meraviglie partner che ho avuto al cinema, da Naomi Watts e Julia Roberts”.

E’ al cinema con Trust , film di David Schwimmer, ex Friends. Parla di una coppia di genitori e di una ragazzina di 14 anni. La loro vita viene sconvolta quando la figlia decide di conoscere un ragazzo di 16 anni incontrato in chat. Si scopre che il ragazzo , invece è un quarantenne , che abuserà di lei.

Clive-Owen-Trust-David-Schwimmer

Dev’essere stato impegnativo, girare Trust. Lei ha due figlie…

“Sì, senza dubbio. Leggere quel copione mi ha fatto un notevole effetto. Una delle mie bambine ha esattamente l’età della ragazza nel film e questa storia ha fatto venir fuori i timori che già avevo per come usano Internet , al loro modo di avere rapporti con gli altri. E’ una cosa che è cambiata radicalmente da quando ero ragazzo io: oggi, se consideriamo come i teenager si comportano , ci rendiamo conto di essere davvero in un altro mondo. Questo mi preoccupa. Quando ero piccolo , facevamo le cose a contatto diretto con le persone. E se dovevi studiare , andavi a prenderti i libri e imparavi. Ora è tutto mediato : i giovani navigano e si sentono al sicuro perché sono chiusi nella loro stanza , e così non avvertono alcuna minaccia. Ma i Pericoli esistono , come racconta il film . In un certo senso è alienante . Continuo a pensare che niente sia meglio del faccia a faccia”

Come protegge le sue due figlie? Parlate di questi argomenti?

“Sì, e in un certo senso realizzare Trust mi ha dato lo spunto. Sono sempre curiose di sapere di cosa parlano i miei film, e in questo caso ne ho approfittato per affrontare certe questioni. D’altra parte sono anche molto consapevoli . La polizia è già stata varie volte nella loro scuola per educare i ragazzi all’uso di Internet. Già solo il fatto che le forze dell’ordine l’abbiano ritenuto necessario , che girino per le scuole a parlare agli studenti, fa capire che un problema effettivamente esiste”

L’attrice Liana Liberato ha 16 anni e nel film è sua figlia. Insieme avete alcune bellissime scene

“Credo che Liana reciti stupendamente. Per una ragazza della sua età è molto matura e sveglia. Ci sono alcuni momenti chiave in cui , se lei non fosse stata all’altezza, l’intero film ne avrebbe risentito. Soprattutto la scena in cui le prende la decisione di non staccarsi da quell’uomo : è difficilissima da recitare , perché gran parte del pubblico sta lì a pensare : Mollalo, ma lei riesce in un modo molto profondo , delicato e intelligente a mostrare la confusione, l’ingenuità e lo sgomento che danno il senso della tragedia. Grande recitazione . E’ lei che tiene insieme il tutto, davvero”

Ha avvertito uno slancio paterno nei suoi confronti?

“Sì, ma non un istinto di protezione, perché lei è davvero una ragazza solida: recitare insieme è stato un piacere”

Nel film avviene qualcosa che sembra destabilizzare la coppia di genitori , che hanno già un altro figlio al college. Poi arriva il dramma…

“Mi è piaciuto il modo il cui il film esplora l’implosione della famiglia dopo l’accaduto , gli stress che nascono come ciascuno li gestisce. Il dolore, la rabbia, il senso di colpa. Poteva esserci una visione stereotipata , in cui tutti si sostengono a vicenda e cercano di guardare avanti , ma nella vita non è così : certi fatti sconvolgono , distruggono l’equilibrio , anche perché ogni persona reagisce diversamente alle situazioni di grande stress. Quel genere di emozioni è caotico , non chiaro e ben definito. Sono sfuggenti”

David Schwimmer , il regista , è membro di un’associazione che difende le donne vittime di violenza e ha sensibilizzato molti padri al problema. Ne avete parlato?

“Certo. La donna che dirige l’associazione è stata un riferimento straordinario. C’è stato anche l’incontro con una coppia che aveva vissuto realmente un’esperienza analoga, credo 6 anni fa”

Dopo un film così , che cosa ha imparato?

“Molto. Perché questo è davvero uno dei temi del momento : i ragazzi usano Internet e lì tutto cambia in modo molto rapido. Spesso i figli ne sanno più dei genitori . Noi siamo convinti che la rete produca benefici enormi , un accesso prima impensabile alle informazioni : può essere veramente di aiuto in molti casi , ma porta con sé anche dei pericoli. Certi malintenzionati sono in continuo aumento e troveranno sempre e troveranno sempre il ragazzino che attraversa un momento difficile o si sente solo, bisognoso di attenzione : è così che comincia tutto ed è un rischio di cui è bene essere consapevoli. Il film sottolinea anche il fatto che non è solo l’adolescente problematico a essere irretito : può capitare a qualunque teenager. A una certa età , i ragazzi sono ingenui , non hanno vissuto abbastanza , sono emotivamente immaturi. Mancano di esperienza : per questo sono vulnerabili. Nel film cerchiamo di ritrarre una famiglia felice . La figlia è proprio il tipo di ragazza che non dà preoccupazioni. Chiunque può essere colpito.

b384d_david-schwimmer-clive-owen-trust

Le sue figlie hanno il coprifuoco? In Trust, i genitori di Liana le vietano l’uso di Internet dopo le dieci

“No, piuttosto io e mia moglie cerchiamo di non permettere l’uso del pc in camera da letto : le ragazze usano il computer di famiglia al piano di sotto , disponibile a tutti. Non ne hanno uno proprio . Ma è difficilissimo porre dei limiti perché ormai qualunque telefonino sostituisce il computer : possono collegarsi a Internet e andare su Facebook da lì. Penso che la cosa più importante sia mantenere aperto il dialogo , assicurarsi che i figli capiscano di dover instaurare una vera relazione solo quando sono assolutamente sicuri di chi sia l’altra persona , ripeterglielo , lanciare costantemente degli input in proposito. Tutti i ragazzi si iscrivono nei social network ed è ovvio che si finisca per entrare in contatto con degli sconosciuti. Magari è una cosa totalmente innocente , ma potrebbe anche non esserlo”

In quasi tutte le famiglie , ognuno ha il suo cellulare. Anche a casa Owen?

“Sì, ma chiamiamolo con il suo vero nome : minicomputer”

Lei non vive senza il telefonino ?

“Vivo eccome. E cerco di convincere le mie figlie a fare altrettanto. E le educo perché diventino sempre più consapevoli . Questo è l’importante. Speriamo”

Nessun commento: