lunedì 11 luglio 2011

INTERVISTA ALLO SCRITTORE E OPINIONISTA HOWARD JACOBSON “A differenza di un ebreo americano che ha una sua identità precisa , io sono un doppio outsider: se faccio troppo l’ebreo rischio di non essere abbastanza inglese, se faccio troppo l’inglese di non essere abbastanza ebreo. E’ una questione complicata”

Howard Jacobson , 68 anni, scrittore. Il suo ultimo libro è L’enigma di Finkler. E’ opinionista per The Independent , non rinuncia a battute in puro sarcasmo ebraico e dall’alto delle 450 mila copie vendute nel Regno Unito, della top Ten del New York Times , di traduzioni in 25 Paesi. Il libro parla dell’amicizia tra Finkler , prototipo dell’uomo di successo , donnaiolo , filosofo da salotto Tv, e il suo ex compagno di scuola Treslove , non ebreo e un fallito. Ha vinto un premio prestigiosissimo , che va ogni anno al miglior romanzo in lingua inglese di Tutto il Commonwealth.

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Lei a chi è più simile?

“Mi chiedono spesso come ho potuto , io così ebreo, creare un personaggio come Treslove , per niente ebreo ma che vorrebbe esser ebreo. La risposta è semplice : Treslove sono io. Ho il suo stesso sentimentalismo , i suoi innamoramenti, le sue paure , le sue domande. I miei genitori erano molto religiosi , io no, ho sempre cercato di capire che cosa fosse veramente l’ebraismo , e sono domande che mi pongo tuttora”

Leggere i suoi romanzi è come prendere un po’ di Woody Allen , di Philip Roth e Mordecai Richler , aggiungere qualche spruzzatina di Wodehouse e mescolare . A chi si sente più vicino?

“Mi diverto a dire che sono più una Jane Austen ebrea che un Philip Roth inglese. In effetti io sono inusuale perché sono un ebreo inglese. E così a differenza di un ebreo americano che ha una sua identità precisa , io sono un doppio outsider: se faccio troppo l’ebreo rischio di non essere abbastanza inglese, se faccio troppo l’inglese di non essere abbastanza ebreo. E’ una questione complicata”

Come una questione di Finkler?

“Appunto. In Inghilterra gli ebrei non hanno mai avuto un ruolo preciso , sono sempre stati in un angolino. Stavano molto quieti , come impauriti. Gli ebrei americani sono stati capaci di influenzare la cultura americana , ma in Inghilterra la cultura è la cultura inglese. C’è poco da fare, anche se le cose stanno cambiando per le nuove generazioni”

Però adesso lei , scrittore ebreo inglese, ha vinto il più importante premio della letteratura inglese

“Infatti, questo ha cambiato il modo in cui mi considerano. Prima dicevano: è molto bravo, ma non vincerà mai un premio, è troppo ebreo, è troppo umoristico o cose del genere. Ora ho centinaia di migliaia di lettori in tutto il mondo e questo mi dà un peso diverso , perché un vero scrittore non scrive per i soldi, ma per essere letto. Finalmente sono uno scrittore felice , e con così tante centinaia di migliaia di lettori”

Lei crede davvero che i peggiori nemici degli ebrei siano gli ebrei?

“Spesso è così. L’antisemitismo più violento viene proprio dagli ebrei, spesso gli ebrei odiano il proprio ebraismo al punto di cambiare il nome , l’identità. Israele poi ha dato loro un nuovo spunto. Possono dire “Sono ebreo ma non approvo Israele”. E’ un po’ quello che racconto anche nel libro quando parlo degli Ebrei Vergognosi , quelle che si vergognano appunto di qualunque cosa faccia Israele”

Si descriva in tre aggettivi

“Sono uno dalle forti certezze e uno dei loro dubbi – che sembrano due opposti – e poi malinconico”

I suoi temi preferiti?

“Sesso ed ebraismo. Qualche volta li mischio, altre volte solo il primo, altre solo il secondo”

Che cosa altro fa di molto ebraico?

“Non ho mai giocato a calcio, però mi piace guardarlo e sono un tifoso del Manchester United , perché è la mia città natale. Non ho mai praticato sport dove c’è contatto fisico. Giocavo a ping-pong e ci ho anche scritto un libro. Mia madre era contenta , perché così stavo al caldo e non prendevo botte”

Peggio di una mamma italiana

“Secondo me sono molto simili. Ogni volta c he vengo in Italia con mia moglie e sediamo all’aperto in una piazza a Roma o a Venezia, o in Umbria, guardiamo le famiglie italiane e ci diciamo: sono proprio come quelle ebree. Amano i bambini , gli piace mangiare bene , stare tutti insieme, non la smettono mai di chiacchierare”

Che cosa ricorda della sera del premio?

“Mia mamma mi ha telefonato e ha detto “Non credo proprio che vincerai questo premio. Non ti guarderò stasera in TV”. Lo diceva perché non voleva che non rimanessi deluso. Così poi l’ho chiamata , ma lei aveva già visto tutto in Tv. E mi ha detto “Sono così contenta. E’ davvero una notizia meravigliosa. Ma ho da fare un reclamo : avevi appena cominciato il tuo discorso e le telecamere sono passate a una nuova notizia appena arrivata , il salvataggio dei minatori cileni. Sono stati sotto terra per due mesi, potevano aspettare altri dieci minuti, così io potevo vedere il tuo discorso per intero”

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