mercoledì 31 agosto 2011

INTERVISTA AL COREOGRAFO E DANZATORE VACLAV KUNES “Oggi , sulle scene europee, si esagera con la tecnologia , mentre a Praga , non essendoci il denaro , gli artisti devono puntare sull’estro e sul senso dell’umano”

Il coreografo e danzatore Vaclav Kunes è uno tra gli artisti più notevoli dell’Europe orientale del dopo Muro. Nel 2005 ha vinto il premio Dance of The Year a Cannes , e che lo ha fatto scegliere per il ruolo di Vaslav Nijinsky in un film del mitico ballerino realizzato in Finlandia.

Ma è soprattutto come autore di balletti che Vaclav , nato a Praga nel 1975, e cresciuto artisticamente in Olanda all’interno del Nederlands Dans Theater, la compagnia del geniale Jiry Kylian , esprime le sue qualità creative. Oggi a 37 anni ( 17 dei quali passati tra l’Olanda e il mondo), Vaclav ha firmato balletti per varie compagnie in Europa e negli Stati Uniti e ha collaborato con Roberto Bolle sia col lanciatissimo coreografo-regista giapponese Suburo Teshigawa. Ora è tornato a lavorare a Praga

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Come mai dopo tante esperienze internazionali di successo , ha voluto ristabilirsi nella sua città natale per fondarvi un gruppo?

“Il Teatro nazionale di Praga ha creato un nuovo palcoscenico per la danza e mi ha offerto studi in cui provare e la possibilità di presentarvi regolarmente i miei spettacoli. Proposta irresistibile : avere una residenza in cui lavorare è la prima condizione per un coreografo. Mi è anche sembrato importante contribuire all’arricchimento della scena artistica della mia città, che ha un pubblico ancora molto digiuno di danza contemporanea. E poi Praga , così piena di storia e cultura , è un patrimonio d’ispirazione ideale per un artista , anche se è terribilmente faticosa dal punto di vista pratico”

Si spieghi

“La politica ha condizionato il paese, dominato dal comunismo per un quarantennio, influendo sulla società e sui suoi modelli culturali. Si è persa un’idea di arte dinamica , pronta a rigenerarsi di continuo. Oggi i cechi si sono aperti, soprattutto i giovani , i quali viaggiano , amano il rock, scoprono il mondo su Internet. Ma il deserto di stimoli e novità, ereditato dal nostro passato prossimo, ha reso molta sospettosa e incolta , bisognosa di essere motivata e spinta verso ciò che non conosce. E raggiungerla è un impresa”

In che senso?

“Manca la circolazione di notizie sui nuovi spettacoli , non esistono programmi culturali sulle due reti della televisione e sui giornali non compaiono recensioni di arte contemporanea. I critici scrivono solo di opere note e assimilate. Passatismo, conformismo e tradizionalismo vanno a braccetto con il consumismo preso dall’Occidente. Ciò nonostante , nel giro di un anno, sono riuscito a costruire a Praga un mio pubblico attento e numeroso”

Com’è sostenuta la sua compagnia , dal punto di vista finanziario?

“Riceviamo qualche contributo dal ministero della cultura e della città. Poi ci sono i tour all’estero, i ricavi degli spettacoli e il supporto decisivo di uno sponsor : la Foundation BNP Paribas, che fa capo ad una banca francese impegnata a sovvenzionare danza contemporanea. Dà soldi solo a compagnie francesi e a noi, e in più si adopera per diffondere la nostra immagine. Comunque si fa una gran fatica, ma non sempre è uno svantaggio”

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Dove sarebbe il vantaggio?

“Oggi , sulle scene europee, si esagera con la tecnologia , mentre da noi, non essendoci il denaro per ricorrere a tanti apparati tecnologici , gli artisti devono puntare sull’estro e sul senso dell’umano”

Quali sono i temi portanti delle sue coreografie?

“Mi assilla l’idea del tempo. scansione, flusso , inafferrabilità. Ho una figlia di quattro anni , e vederla crescere e cambiare ogni giorno alimenta questa mia ossessione. Mi piace inoltre attingere dalla quotidianità, dai suoi gesti e ritmi. Osservo le persone per la strada. Giro per Praga e la varietà di situazioni non smette di affascinarmi”

C’è un modo cèco di affrontare la creazione?

“C’è una mentalità nera e pessimista radicata nella nostra cultura. La conosco bene , ma cerco di non coltivarla. Credo che il mio segno sia più cosmopolita che cèco”

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