lunedì 29 agosto 2011

INTERVISTA ALLA DONNA PILOTA VICKY PIRIA “Le corse automobilistiche in Italia vogliono dire solo Ferrari , per il resto c’è molta ignoranza. Quando vado all’estero , per esempio in Belgio o in Inghilterra , ho la fila dei fan che mi chiedono l'autografo. In Italia no”

Vicky Piria è un’italiana da esportazione, bella da far paura , ma soprattutto piena di grinta e coraggio. E’ una donna pilota. A 17 anni era sui go-kart. Poi nel 2008 il salto nelle monoposto . Ora Vicky corre nel campionato della Formula Abarth. Vive a Perugia ma è continuamente in viaggio.

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Perché una bambina , invece di giocare con la Barbie, decide di sporcarsi in go-kart?

“Non mi sono mai piaciute le bambole , giocavo solo con le Micro Machines”

Come e quando la passione è diventata professione?

“Mio padre ha sempre ha avuto la passione delle macchine da corsa. Un giorno comprò un piccolo go-kart a mio fratello minore , che aveva tre anni, e andammo a provarlo nella pista di Rozzano. Era bravo , però non s’impegnava. Io invece ci salii e capii che quella era la mia vita. Avevo dieci anni ed ero già molto competitiva. Un anno dopo ho cominciato a fare le corse e sono diventata professionista”

Hai mai avuto problemi nei rapporti sentimentali quando racconta il suo mestiere?

“In questo momento per me la priorità è la professione . L’idea di avere un ragazzo la posso contemplare solo d’inverno, quando non ci sono le gare”

Sempre stata così competitiva?

“Sì, ma non a scuola. Sono competitiva nella vita e lo sono anche i maschi. Nelle gare e in palestra quando ci alleniamo”

Ha paura quando corre a 250 Km all’ora?

“Mai. Magari ho paura di andare male, non della velocità. Certo, questo è uno sport stressante e di adrenalina ce n’è sempre molta”

Quanti corridori donne ci sono nella sua categoria?

“Sui 40 concorrenti siamo solo tre: un’altra italiana, una venezuelana e io”

C’è una differenza tra uomini e donne quando si spinge il piede sull’acceleratore?

“Per gli uomini è più facile prepararsi fisicamente. Le donne crescono prima e sono più mature , ma non ci sono vere differenze. Io corro con i maschi e con loro mi sono sempre trovata bene : imparano a conoscerti e a rispettarti”

Si diventa ricchi a fare le corse?

“Non certo nel mio caso. Come testimonial della campagna per il decennale di Carpisa devolverò il mio compenso a Medici senza frontiere. No, non si diventa ricchi a correre in Abarth , e la colpa è un po’ della Ferrari. Le corse automobilistiche in Italia vogliono dire solo Ferrari , per il resto c’è molta ignoranza. Quando vado all’estero , per esempio in Belgio o in Inghilterra , ho la fila dei fan che mi chiedono l'autografo. In Italia no”

Qual è il pilota che ammira di più?

“Il mio mito è Ayrton Senna. Ho visto e rivisto tutte le sue gare e ho letto quattro libri su di lui. Rappresenta quello che vorrei arrivare a essere io. Avevo un anno quando è morto”

Potrà prendere la patente solo a novembre quando compirà 18 anni. Come immagina l’esame?

“A pensarci già mi viene da ridere. Comunque non vedo l’ora di fare l’esame. Per il momento giro con la macchinetta. Il motorino me l’hanno tolto perché ero un po’ troppo spericolata. E comunque i miei sponsor mi hanno vietato di andare in motocicletta , sugli sci e a cavallo per paura che mi infortuni”

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Si iscriverà all’università?

“Sì, ma non ho la più pallida idea a quale facoltà. Il prossimo anno prendo la maturità linguistica e poi ci penso”

Come si immagina tra dieci anni?

“Non riesco a immaginare altro che non sia la macchina”

Se le proponessero di fare un film come attrice accetterebbe?

“Probabilmente sì. Amo mettermi alla prova”

Le piace leggere?

“Sì, ma non a lungo perché non riesco a rilassarmi. Sono troppo dinamica”

Il padre racconta che un giorno portò la figlia , ancora bambina, a Montecarlo a vedere la corsa di Formula uno, e i posti erano vicino alla griglia di partenza . Tra i singhiozzi di felicità e commozione la bambina ha detto “Papà mi devi portare là a fare le corse”

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