venerdì 26 agosto 2011

INTERVISTA A BERNARDO BERTOLUCCI “Anche quando racconto il passato, non posso fare a meno di confrontarmi con il presente che mi sta intorno. E questa contemporaneità finisce sempre per entrare nei miei film”

Torna restaurato il film “Il conformista “ di Bernardo Bertolucci. Dopo 41 anni della sua uscita.

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Alla sua uscita , nel 1970, Il conformista incassò oltre 200 milioni di lire (un record per un film d’autore) . Non ha paura che il pubblico di oggi non sia più in sintonia con i temi del film?

“Al centro del film c’è un uomo, IL Marcello interpretato da Jean Louis Trintignant, che per nascondere la propri diversità sceglie di essere uguale alla massa che lo circonda , così diventa fascista e si trasforma nel killer del suo maestro , un professor antifascista. Il conformista era ambientato nel 1937 , ma anche oggi non mi sembra difficile trovare chi è disposto a tradire i propri ideali per salire sul carro dei vincitori. I conformisti non muoiono mai!”

Allora il film conquistò con le sue immagini di ambigua bellezza , ma ci fu chi, come Calvino , criticò duramente una ricostruzione stonata … falsa… incapace di evocare lo spessore storico d’un epoca

“Fino ad allora, il passato dell’Italia era stato raccontato da una chiave neorealistica. Io volevo staccarmi da questa eredità. Guardavo al cinema francese e americano degli anni Trenta. Per questo ho girato molte scene all’Eur , un quartiere nato  col fascismo ma finito dalla Dc. Era un modo per raccontare per immagini la continuità storica di un personaggio come Marcello”

In questa nuova edizione è stata reintegrata una scena mai vista , il ballo dei ciechi

“La Paramount mi aveva chiesto di ridurre il film, per problemi di programmazione, di 4 o 5 minuti”

Ripensando all’insieme della sua opera , balza all’occhio la passione cinefila, fatta anche di citazioni e omaggi , e poi la propensione al racconto melodrammatico ma questo non vuol dire che lei trascuri la lettura politica. Anzi…

“Anche quando racconto il passato, non posso fare a meno di confrontarmi con il presente che mi sta intorno. E questa contemporaneità finisce sempre per entrare nei miei film. A volte più mediata , a volte meno”

Si vede di più nei film ambientati in Italia : “Prima della rivoluzione” , “Novecento”, “La tragedia di un uomo ridicolo”, “Ballando da sola..”

“Nei miei film c’è sempre l’aspirazione a una specie di redenzione finale , alla ricerca di una possibile conciliazione degli opposti. Ma in quelli che ho girato in Italia riesco meno a risolvere i conflitti. Probabilmente mi sento troppo parte in causa”

Una tensione che a volte il cinema italiano sembra dimenticare..

“A volte la noto anch’io. E’ come se spesso mancasse la convinzione di quello che si gira , come se non ci fosse la voglia di andare davvero a fondo. Vorresti a trovare passione e invece trovi solo proclami , ideologie , idee lasciate a metà. Trovi anche molta professionalità ma non basta. Io non potrò mai dimenticare che quando Sergio Leone mi chiamò per sceneggiare C’era una volta il West , la prima cosa che mi chiese era come sparassi. Se impugnassi la pistola solo con una mano o se la usassi tutte e due. A me sembrò un marziano , ma aveva ragione : bisogna credere in quello che si fa. E metterci tutta la passione che si ha dentro. Il suo successo lo dimostra”

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E il suo prossimo film, Io e te, dal romanzo di Niccolò Ammaniti , come sarà? E’ ambientato in Italia : ci sarà uno spazio per la politica?

“Certo, perché nella cantina dove si nasconde il protagonista dovrà fare i conti anche con il passato rimosso dell’Italia , attraverso la vestigia di un appartamento che è stato ammassato lì sotto. Anche lì ci sarà l’Italia che torna a farsi sentire e interrogare”

Ha già scelto gli attori?

“Il protagonista quattordicenne sarà Jacopo Olmo, un esordiente assoluto. La sorellastra che invade la sua quiete è Tea Falco , un’artista siciliana che lavora molto con la fotografia e che ha fatto una comparsa nei Viceré  di Faenza”

E l’idea di girarlo in 3D?

“L’ho abbandonata . All’inizio pensavo che potesse aggiungere un tocco di magia a un ambiente claustrofobico come la cantina dove si svolge quasi tutto il film , ma dopo alcune prove mi sono accorto che è troppo macchinoso passare da una scena all’altra. E nel mio cinema una scena genera subito la successiva: ho bisogno di girare in fretta”

Nei suoi ultimi film i protagonisti sono spesso giovani se non giovanissimi. C’è qualche legame col fatto che lei non ha figli?

“Perché no? Può darsi benissimo che il mio desiderio di paternità si materializzi nei miei film. Quando ho girato The Dreamers ne ho avuto la  sensazione nettissima”

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