venerdì 30 settembre 2011

INTERVISTA ALLO SCRITTORE JOSHUA FOER “Gli antichi memorizzavano libri perché allora i libri erano pochi. Adesso leggiamo cose nuove ogni giorno: non avremmo né la capacità, né il tempo, né l’energia di memorizzare le cose che leggiamo”

Joshua Foer era un giornalista Freelance , poi ha raccontato la sua storia in un libro “Moonwalking with Einstein”(L?arte di ricordare tutto): ha venduto i diritti cinematografici per 1,2 milioni di dollari. Il libro è un saggio che riesce a trasformare la mnemotecnica in un’avventura irresistibile. Tutto partì 4 anni fa quando una rivista lo mandò a recensire il campionato americano della memoria.

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“Pensavo fosse un compito facile , di quelli che si risolvono in un paio di giorni di lavoro: un giorno a osservare la competizione e intervistare questi bizzarri personaggi, un giorno a scrivere l’articolo e via pronto per il prossimo incarico giornalistico”

E invece la memoria è diventata un’ossessione per i quattro anni successivi..

“Ma non è stato un colpo di fulmine. MI trovai in un salone di un grande albergo dove per verità non accadeva alcunché di eccitante. C’erano dozzine di persone – un po’ secchioni , un po’ eruditi , un po’ trasandati. Persone di tutti i tipi e tutte le età, per lo più uomini ma anche qualche donna, che si esibivano in quello che viene chiamato il decathlon della memoria. Dieci prove che comprendono memorizzare una poesia , imparare l’ordine esatto di un mazzo di carte , ricordare una lunga sequenza di numeri”

Fa venire in mente Raymond , l’autistico protagonista del film “Rain Man”, interpretato da Dustin Hoffman

“Era proprio questo che mi aspettavo di trovare. Ma la realtà è differente. Nessuno dei due concorrenti ha niente a che vedere con l’autismo. Sono persone per le quali le esibizioni di memoria sono un sport dove per eccellere c’è bisogno di molta tecnica e moltissima pratica”

Quindi non sono geni ma persone normali che imparano a esercitare la memoria a livelli estremi

“Persone normalissime . Guardi me : io ho una memoria molto normale , oserei dire al di sotto della media. Mi dimentico dove ho messo le chiavi della macchina o dove l’ho parcheggiata. Eppure quando è stato il momento di mettere la mia memoria alla prova..”

A che prova di memoria si è sottoposto?

“Per approfondire l’articolo incominciai a intervistare i grandi maestri , personaggi come Ben Pridmore , un contabile inglese che nel 2009 divenne campione mondiale. Fu lui a convincermi che pure io avrei potuto cimentarmi e solo avessi dedicato tempo ad allenarmi. Presi seriamente la sfida e iniziai. Dopo un anno mi ritrovai a essere uno dei concorrenti nel campionato americano della memoria. Sorprendentemente vinsi , e dopo qualche mese mi ritrovai a rappresentare il mio paese , gli Stati Uniti, nel campionato mondiale. Non feci bella figura perché gli europei sono molto più forti degli americani. I tedeschi e gli inglesi sono fortissimi ma almeno ho avuto la soddisfazione di battere il francese”

Come si è allenato?

“Mi sono esercitato dieci o quindici minuti al giorno , per una decina di mesi. Una mattina tentavo di memorizzare una poesia nel minor tempo possibile, un’altra mattina tutti i nomi contenuti scolastico o una sequenza di numeri a caso. Avevo un trainer , un inglese che mi insegnava le tecniche europee : gli americani si allenano in maniera differente”

Come?

“Gli europei hanno tecniche elaborate per trasformare le informazioni in immagini. I migliori campioni europei sono in grado di trasformare in immagini qualsiasi numero da zero a un miliardo . La memoria non è altro che l’abilità di creare immagini indelebili. E’ quella che nel libro chiamo “L’elegante struttura architettonica della memoria”. Solo dopo la mia imprevista vittoria anche gli americani hanno incominciato ad addestrarsi col metodo europeo: il vincitore di quest’anno è veramente forte”

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Cosa l’ha sorpresa di più, rispetto alla concezione corrente della memoria?

“Che le immagini puoi costruirle nella tua mente ma non riceverle all’esterno: la memoria fotografica non esiste. Gli scienziati negano che si abbia l’abilità di imprimere un’immagine nella memoria, come se la memoria fosse una fotocopiatrice. Mi ha sorpreso anche scoprire quanto gli antichi sapessero sulla memoria. Già duemila anni fa si conosceva la differenza fra memoria naturale e artificiale – quella che abbiamo fin dalla nascita e quella che siamo in grado di esercitare – sfruttando le informazioni che tentiamo di immagazzinare possiamo sviluppare la memoria artificiale. Io così ho fatto grandi progressi : ma questo non significa c he la mia memoria naturale sia migliorata. E’ rimasta quella che era prima”

Gran parte del suo libro è un viaggio nella ricerca che è stata fatta nel corso dei secoli per capire la memoria. C’è anche il contributo di un italiano

“Giulio Camillo. Era uno studioso che nel sedicesimo secolo ebbe la bizzarra idea di fabbricare un palazzo della memoria , come un teatro pieno di immagini , che rappresentano la natura del Cosmo. Non realizzò mai completamente il suo progetto ma sembra che disegnò davvero una struttura architettonica dettagliata”

Ora che tutto è finito nella grande memoria di Internet, sta cambiando la nostra capacità di memorizzare?

“Ora abbiamo molta più informazione da memorizzare e sempre più strumenti che ci aiutano da ricordare. Gli antichi memorizzavano libri perché allora i libri erano pochi. Adesso leggiamo cose nuove ogni giorno: non avremmo né la capacità, né il tempo, né l’energia di memorizzare le cose che leggiamo”

mercoledì 28 settembre 2011

INTERVISTA A MILLA JOVOVICH “Se non sei a tuo agio con te stessa , puoi indossare un capo superfirmato ma passerei comunque inosservata agli occhi della gente”

Milla Jovovich l’attrice russa figlia d’emigrati impiantati a Los Angeles negli anni Ottanta. Ha una figlia che si chiama Ever Gabo , avuta dal secondo marito il regista Paul W.S. Anderson. Il primo marito era Luc Besson , il regista che la lanciò ne Il quinto elemento. Ora sarà n I tre moschettieri insieme a Orlando Bloom e Christoph Waltz.

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Per I tre moschettieri è tornata per la quarta volta sul set con suo marito. Condividere vita privata e lavoro è sempre rose e fiori?

“Per me sì. Adoro lavorare con Paul , anche perché sui nostri set è come stare in una specie di Disneyland. Per fortuna non facciamo pellicole ad alto tasso drammatico , di quelle che ti risucchiano la linfa vitale e, alla fine, vorresti solo prendere calci chi ti circonda..”

Vivendo così in simbiosi , sente mai il bisogno di staccare da lui?

“Oh sì! Quando torno a casa a fine riprese devo uscire con le mie amiche per almeno due giorni , altrimenti scoppio. Adesso, per esempio, dopo quattro mesi sul set dei Moschettieri , sento proprio il bisogno di prendermi un po’ di tempo per Milla”

Nessuna rivalità tra un regista affermato e un’attrice richiestissima?

“Assolutamente no! Siamo un team , abbiamo costruito un piccolo impero così facendo. Più brava sono , meglio è per lui. E viceversa”

Sembra prediligere uomini di successo , meglio se registi..

“Un uomo deve essere soprattutto sicuro di sé. Sono una donna con una forte personalità , sempre impegnatissima: per questo i miei ex mi percepivano come una minaccia. Per la prima volta nella vita ho trovato in Paul una persona in grado di sopportare le mie scelte di carriera senza sentirsi sminuito. L’ho sposato per questo…”

Fu amore a prima vista?

“Non proprio . Al primo incontro pensai subito che fosse molto affascinante , ma la vera scintilla è scoccata dopo, quando gli ho fatto vedere di che pasta sono fatta”

Come lo ha conquistato?

“Con l’arrabbiatura. Quando lessi la seconda stesura della sceneggiatura di Resident Evil e realizzai quanto fosse stravolta in funzione di Michelle Rodriguez , ero pronta ad ammazzare qualcuno. Paul mi fece mandare dei fiori , ma gli dissi che poteva tenerseli , e che – se non si fosse presentato da me per rivedere il tutto – mi sarei considerata fuori dai giochi”

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Complimenti . E lui come l’ha presa?

“Arrivò al volo , tutto trafelato. “E’ meglio che tu mi dia una parte fantastica” gli dissi “Ho accettato questo film solo perché è tratto dal video game preferito di mio fratello. Fu proprio in quel momento che Paul s’innamorò di me . Alla fine del film eravamo una coppia”

Qual è la vostra giornata ideale?

“Un barbecue in giardino , senza che nessuno ci disturbi ( per me è un sogno!). E poi starcene a letto a guardare serie Tv come 30 Rock e The Office e leggere libri a Ever Gabo”

Come mai l’avete chiamata così?

“Ever è un tipico nome scozzese per i maschietti , in omaggio alle radici celtiche del papà. Gabo è invece un mix tra le prime due lettere dei nomi di mia madre (Galina) e mio padre (Bogie)”

Le piace essere mamma?

“Tantissimo. E’ fisicamente stancante , ma dal punto di vista emotivo è incredibile. La maternità mi ha dato la forza di mille persone , e reso molto più sicura. Ora anche se perdo un ruolo in un film non mi dispero: so che torno a casa e passo il mio tempo con Ever. Una figlia ti fa prendere le distanze da te stessa , il che – paradossalmente – ti avvicina di più chi sei veramente”

Presa com’è del lavoro , riesce a passare del tempo con la bimba?

“La porto sempre con me sul set , anche se adesso è un momento più difficile: Ever ha tre anni e mezzo , ha appena cominciato la scuola materna, si è fatta degli amici , quindi ci penso sempre due volte ad accettare un nuovo ruolo in un film e sradicarla per l’ennesima volta”

Il dilemma della madre in carriera?

“Per questo l’anno prossimo voglio fare la mamma a tempo pieno , a starmene fissa a Los Angeles. Mi concentrerò di più sulla musica . Il mio ideale sarebbe fare la mamma di giorno e la cantante di sera”

Anche lei ha comunque ha avuto un’infanzia piuttosto movimentata

“Sì, continuavamo a spostarci da una città all’altra, e in più mamma e papà cambiavano lavoro spesso… La mia è stata un’infanzia instabile anche a livello economico”

Come l’hanno cresciuta i suoi genitori?

“Le regole in casa erano due: si lavora durante la settimana e si gioca nel weekend. Papà mi ha insegnato la disciplina e una forte etica del lavoro. Il suo motto era : Chi lavora sodo , la vince”

Le regole ferree l’hanno poi aiutata?

“Direi di sì. Mi hanno trasformato nella Milla di oggi , un’attrice mai in ritardo, sempre professionale”

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Cosa sta insegnando a sua figlia?

“Le buone maniere innanzitutto. Quando entri in una stanza , guardi la gente negli occhi, e dici: per favore e grazie. Non si frigna , non si chiedono regali”

Le permetterebbe mai di fare la modella a dieci anni , come è successo a lei?

“No. La mia indipendenza economica da giovane è stata un grosso problema con mamma. A 16 anni sapevo di avere in banca parecchi soldi che lei non mi lasciava utilizzare , e per questo le disubbidivo spesso. Mi sentivo più adulta io. Quando Ever avrà 16 anni , solo se avrà fatti bene a scuola , potremo parlare di un’eventuale carriera di modella o attrice, sempre che sia il suo desiderio più forte”

Dopo la gravidanza ha avuto problemi con la linea?

“Sì, gli ultimi mesi sono stati duri. Il mio peso era sempre fluttuante. Pur facendo una miriade di diete , appena le terminavo ingrassavo di nuovo. Per fortuna il mio metabolismo è tornato normale appena ho cominciato il training per I tre moschettieri”

Adesso basta con le diete?

“Basta. Durante le riprese ero sempre a dieta: solo carboidrati complessi , proteine , fibre, niente cibo spazzatura. A furia di mangiare insalate con fagioli cannellini e cavolo saltato con limone , ho perso un sacco di chili e acquisito tono muscolare. Ora mangia qualsiasi cosa. Anzi, appena finisce la nostra intervista corro a farmi un hamburger: ne sono ghiotta”

Immagino lei faccia molto esercizio per smaltire la overdose di hamburger..

“Se giro un film, faccio esercizio ogni giorno. Se sono qui a Los Angeles , ho un personal trainer tre volte a settimana”

Che sogno aveva la bambina?

“Ne avevo tre : fare l’attrice , la cassiera e l’astronauta. Almeno uno l’ho esaudito”

Come trova il suo equilibrio psico-fisico?

“Penso poco e faccio molto. Metto l’automatico e vado, un po’ come una macchina. Alla fine l’etica del lavoro e la mia bimba sono la mia salvezza”

Niente yoga?

“L’ho provato solo quando ero incinta di Ever. Sono una che non riesce a stare ferma : lo yoga mi aiuterebbe molto…”

Lei ha fatto di tutto : dalla top-model all’attrice , dalla stilista alla cantante. Come si vede tra dieci anni?

“Spero di dedicarmi agli studi di mia figlia , mentre per la carriera mi piacerebbe continuare con la moda, come stilista”+

Cos’è la moda per lei?

“Stare bene nella propria pelle. Se non sei a tuo agio con te stessa , puoi indossare un capo superfirmato ma passerei comunque inosservata agli occhi della gente”

lunedì 26 settembre 2011

INTERVISTA A CHECCO ZALONE “Vasco Rossi Nemmeno mi ha chiamato per condividere i diritti Siae”

Da settembre Checco Zalone gira con il suo spettacolo in stadi, arene e palazzetti (le date su areazelig.it). Resto umile world tour.

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Più che un titolo sembra una dichiarazione d’intenti

“Anche perché come battuta non l’ha capita nessuno. Una volta che faccio il colto e uso un ossimoro … Sapere io vivo quotidianamente la lotta contro l’onnipotenza che ti dà il successo”

Il leitmovie dello spettacolo sarà dualismo tra l’uomo Luca e l’artista Checco. Anticipazioni?

“L’attrice Claudia Potenza , che impersona la mia fidanzata , apre lo show con un ultimatum : ci sposiamo o no? Entro la fine della serata devo decidere. Quindi, rifletto sul matrimonio, attraverso una serie di personaggi e sketch. C’è la possibilità di migliorarsi , come insegna Antonio Cassano , che è diventato papà perfetto. Con il figlio neonato , isterico, che piange in barese. Poi , immagino la fine della singletudine : un viaggio a Cuba, l’incontro con una prostituta , in apprensione per la salute di Castro – e chi è Castro? E ancora, Roberto Saviano , simbolo del coraggio: secondo lui , anche il sesso a Napoli è in mano alla camorra , quindi non tromba . Nichi Vendola , invece, lo vedremo in veste messianica , con colonna sonora da musical..”

Vendola in stile “Jesus Chris Superstar”?

“E che salva solo chi ha cultura. Per esempio, arriva una una carretta del mare piena di immigrati . “Fratelli “ li saluta “benvenuti nella terra dell’accoglienza , dell’ecumenismo , io vi abbraccio..”Cita quel poeta libico, Aslabacadà e dice “Lo conoscete , vero?”. Alla risposta negativa di quei disgraziati , manterrà un perfetto aplomb “Benissimo. E allora andatevene affan..”

Le piace essere dissacrante : è vero che porterà in scena anche l’imitazione di Michele Misseri, indagato per l’omicidio di Sarah Scazzi?

“Lui ha creato un complesso : la Michele Misseri Band , dove si presenta come chitarrista. Gli portano lo strumento per farlo suonare “Chitarra? Ma io suono il piano” dice. Gli chiedono di sedersi davanti alla tastiera , ma lui nega “Chi ha parlato di piano?Io suono la batteria”. Insomma , ritratta in continuazione. Però non so se lo metterò davvero in scena: mia madre ha minacciato di diseredarmi, se lo faccio”

Le è capitato altre volte di essere censurato?

“La canzone più sconcia l’ho composta a 18 anni , il giorno di Pasquetta. Ecco la scena – ve la descrivo in maniera edulcorata : siamo io, il mio amico di MIlano , Ettore , e una ragazza dai denti molto sporgenti. C’interrogammo sull’eventualità di un confronto orale con lei. E’ nato così il mio capolavoro: Bochino rigatu. Che Gino e Michele non mi hanno fatto mai cantare a Zelig”

Moralisti?

“Persone di buon senso”

Quando ha iniziato a fare imitazioni?

“Fin da bambino : a sei anni interpretavo Adriano Celentano. Ma il mio pezzo forte era il parroco del paese, don Franco. In particolare , una parte della sua omelia al funerale del nostro allenatore di calcio. L’effetto era esilarante “Vedete questo? Si muoveva. Si allenava. E adesso? E’ morto! Non si muove più”

Anche un po’ macabro …. Ma il personaggio di Checco Zalone nasce soprattutto come cantante neomelodico. Perché?

“In Puglia vanno fortissimo. Riescono a cantare anche in tre matrimoni al giorno , pagati in nero. Io mi sono divertito a parafrasare quel codice linguistico da … avanzi di galera “Una mitragliata di baci”, “Auguri di una presta libertà”, “Un abbraccio circolare”. Per i miei connazionali di Bari sono espressioni normali. A Milano , invece, scatenavano subito un boato di risate”

Il suo nome d’arte in pugliese significa “Che tamarro”

“Sì, credetemi, il tamarro ce l’abbiamo tutti dentro. Come il fanciullino del Pascoli”

E il suo esordio come cabarettista?

“Merito di Giancarlo Bozzo , che gestisce il locale Zelig in viale Monza, a Milano. Feci un provino e gli piacqui. Mi disse subito di tenermi impegnato per l’inverno ma, per qualche strana ragione, mi chiese di non farne parola con nessuno. Avete presente cosa vuol dire non stare più nella pelle per la gioia e non poterne parlare agli amici? Terribile”

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Le vittime delle sue parodie non si arrabbiano?

“Sinceramente , non lo so. Abbiamo invitato Tiziano Ferro a Zelig , ma il suo manager h categoricamente rifiutato. Da ciò immagino che si sia offeso per lo sketch in cui mi ero inventato che lui e Giuliano dei Negramaro avevano un rapporto. Ma io ero in buona fede, era tutto uno scherzo! Forse ero  l’unico in Italia a non sapere che lui è un “uomini sessuale”. Per l’imitazione di Vasco , invece, si sono rivoltati i Fan. Ingrati, mi devono ringraziare”

Perché?

“Cantavo questa canzone, dove non dicevo nulla , ma lo dicevo con lo stile di Vasco “Eeeeh.Eeeeh. Taratatà” questo è il ritornello. E poi “Che te… sei te.. mica me eeeh/ che noi… siamo noi …. mica voi eeeh/che loro …. sono loro …. evvabbé/smettila di piangere , tra le fragole eeeh/fai tutto semplice te, ma il senso dov’è/ devi dirmelo te/te che sei làààà/ e mica qua”. Passa poco tempo che esce la nuova hit di Vasco Eh..Già. Un plagio evidente del mio brano. Nemmeno mi ha chiamato per condividere i diritti Siae”

Scrive da solo i testi delle sue performance?

“Lavoro con un amico fraterno, Gennaro Nunziante. Ci contattiamo su Skype , per sparare cazzate. Oppure improvviso. Nel film Cado dalle nubi , per esempio, la scena della comunità per ragazzi con famiglie problematiche doveva essere commovente. Mi avevano chiesto di esser delicato , e allora m’è venuta spontanea la battuta “Dividiamoci in due gruppi per suonare. A sinistra i figli dei drogati , a destra i figli dei reati contro il patrimonio…” Rubo l’ispirazione anche al lessico giuridico”

Torna utile la sua Laurea in Legge

“Proprio ai miei studi volevo arrivare, finalmente! Mia zia Lina mi voleva avvocato e mi ha pagato l’università. Ci ho messo sette anni e il ricordo più bello è il giorno della laurea: la mia esposizione teatrale lasciò la commissione a bocca aperta. Tanto che riuscii a prendere 102 pur partendo da una media bassa”

Altre fonti d’ispirazione?

“Il mondo attorno a me. Per esempio, sono stato contattato per un evento di beneficenza , un classico quando si diventa famosi. E a propormi la serata per i bambini poveri è venuta una signora super ricca , tutta ingioiellata e con abiti firmatissimi. Ecco, lei la ficco sicuramente nel prossimo film”

Allora è vero che sta già lavorando al nuovo film e che sarà una satira sui ricchi?

“E’ una scusa per stare tranquillo Valsecchi, il produttore. Mi chiama tutti i giorni e io invento sceneggiature”

Colpa sua: il film “Che bella giornata” ha battuto ogni record d’incassi

“In realtà, quando uscì La vita è bella , il sistema Cinetel non copriva tutte le sale del Paese. Quindi, condivido il primato con quel tale… Come si chiama? Benigni”

Roberto Benigni è tra le sue icone?

“Nelle vesti di comico più che d’intellettuale”

Lei farebbe mai uno spot pubblicitario?

“Non di quelli martellanti, che passano e ripassano in tv. Francesco Totti è l’unico che funziona e fa ridere. Io ho preferito rifiutare offerte di questo genere. Credo che causino l’effetto “;Ma guarda ‘sto stronzo ,non solo guadagna un sacco di dolsi , ma fa pure le marchette per averne degli altri”. Magari tra due anni cambierò idea e anche voi direte “Ma guarda ‘sto…”Comunque ora sono concentrato sul tour”

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Che avrà , per sua scelta, un prezzo del biglietto “democratico”: 40 euro

“Sì, sono partito con un animo antropofilo. E l’altro giorno che abbiamo fattoi i conti me ne sono pentito: se non vengono in tanti faccio bancarotta. Soprattutto a Bari : lì ho preso lo stadio. Nemmeno Al Bano sarebbe arrivati a tanto. SE non riempio tutti i 15 mila posti , a casa mia, che figura faccio? Non posso più farmi vedere”

Per questo è in ansia?

“Ancora questa storia? L’hanno scritta alcuni vostri colleghi, ci hanno fatto pure una copertina. Poi, ho letto un commento su internet “Senti , io pure sono preoccupato perché ho il mutuo da pagare e mi hanno licenziato , facciamo a cambio di ansie?”. Quindi rinnego tutto e rilancio: Luca Medici è felicissimo”

Anche in amore?

“Sì. Sono fidanzato con Mariangela da sei anni. Per me sono sette, così anticipo la crisi. A parte gli scherzi , dire che lei si vuole sposare è un eufemismo. Io prendo tempo. Conviviamo da due anni e mezzo e sono anche disposto a fare un figlio come garanzia. Ma lei desidera proprio la cerimonia, l’abito bianco. Troveremo un punto d’incontro”

Mariangela recita anche in piccoli camei nei suoi film

“Ed è la cavia delle mie barzellette. Ma non di più : una coppia non deve lavorare troppo insieme”

E lei reciterà mai in un film drammatico?

“Non ho le corde drammaturgiche . E poi nel mio cuore mi reputo un musicista più che un comico o un attore. Suono il pianoforte due ore al giorno”

Ha scritto canzoni inedite per Il Resto Umile World Tour?

“Ce n’è una di cui vado fiero perché è sulla solidarietà. Mica solo Madonna fa le adozioni internazionali . Io voglio prendermi cura di questa brasiliana , grandissima gnocca di 25 anni. Povera ragazza , però, è una ballerina nata col sedere piatto. Così, io le dedico un brano che si chiama Samba senza u culo”

E le sue hit più famose? La sua versione di “A Te” di Jovanotti è un must

“Non mancherà. Siete proprio sicure che non avete una chitarra in redazione? “A te che la domenica a pranzo inviti Manu Chao / arriva sto stronzo si siede e non dice manco cia…”Sapete che quando l’ho presentata al pubblico mi sono dimenticato una strofa e poi non l’ho mai aggiunta? Eccola in esclusiva per voi “A te c he sei così leale e onesto, impegnato nel sociale , generoso e giusto/ a te che cancelliamo il debito gridando hai chiesto/ a te che se mi chiedi dieci euro col cazzo te li presto”

venerdì 23 settembre 2011

INTERVISTA AL FAMOSO SOCIOLOGO ZYGMUNT BAUMAN “Mi sembra che l’attuale crisi della privacy sia inestricabilmente connessa con la debolezza e il decadimento dei legami”

Zygmunt Bauman, 85 anni, sociologo anglo-polacco , a lungo famoso professore delle Università di Leeds e Varsavia , racconta la storia del sondaggio di Josh Rose, direttore creativo digitale dell’agenzia pubblicitaria Deutsch “Usare Twitter , Facebook o Foursquare vi fa sentire più vicini alle persone o più lontani?”. Alla fine giunsero alla conclusione sul “Sono confuso”. Infatti Josh Rose alla fine disse “Viviamo tutti in questo paradosso. I social media contemporaneamente ci avvicinano e ci allontanano”.

Parliamo di social network e di relazioni umane al tempo della rete

“Su Internet si acquistano network , non comunità. E prima o poi ci si rende conto che queste due cose si assomigliano quanto il gesso e il formaggio”

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Perché?

“Appartenere a una comunità è una condizione molto più sicura e affidabile, ma anche più gravida di costrizioni. Una comunità ti guarda da vicino , ti lascia poco spazio di manovra ( può bandirti e esiliarti, ma non ti permetterà di uscire dalla tua volontà) , mentre un network può interessarsi poco o niente della tua obbedienza alle regole collettive , se ci sono, e soprattutto non ti penalizza se decidi di andartene. In compenso , in una comunità sei sicuro di trovare aiuto se hai bisogno , mentre i network servono principalmente per condividere il divertimento e la loro prontezza nel correre a salvarti se sei nei guai, al di fuori da quell’unico interesse in comune, è tutta da dimostrare. In conclusione , la scelta è tra sicurezza e libertà : abbiamo bisogno di entrambe le cose , ma non possiamo averne una senza sacrificare almeno una parte dell’altra. Sulla sicurezza , le comunità vecchio stile battono i network sei a zero. Sulla libertà , vincono i network: lì basta schiacciare il tasto delete per eliminare un’interferenza”

In rete, tra l’altro , si parla moltissimo di sesso e con estrema libertà , ma le relazioni sessuali nella realtà non sembrano diventate più facili. E nemmeno più soddisfacenti

“Il sesso è soltanto uno degli strumenti dei legami umani : uno , ma immensamente efficace. Già nel 1973 Thomas Szasz ( nel suo libro Il secondo peccato) osservava che tradizionalmente , il sesso è un’attività molto privata e segreta. In questo forse risiede la sua potenza di unire le persone. Se rendiamo il sesso meno segreto , possiamo privarlo del suo potere di tenere insieme uomini e donne. I legami sessuali sono stati fino a poco tempo fa l’esempio primario dei segreti più intimi delle persone, da condividere con la massima discrezione e solo con i più attentamente selezionati altri. In altre parole , le relazioni sessuali sono sempre state le più strette , le più difficili da tagliare e smembrare e quindi le più affidabili. Mi sembra che l’attuale crisi della privacy sia inestricabilmente connessa con la debolezza e il decadimento dei legami”

Con la tecnologia , che cosa abbiamo perso e guadagnato in termini di umanità?

“Abbiamo scambiato sparsi incidenti di vicinanza reale con una massiccia varietà di vicinanza online. Ma la vicinanza che abbiamo ceduto forse era più soddisfacente , anche se richiedeva un alto dispendio di tempo e di energia. Abbiamo acquistato una vicinanza senza dubbio veloce , poco esigente in termini di sforzi e di rischi, ma probabilmente meno capace di spegnere la sete di chi desidera una compagnia matura”

Come facciamo a convincere i giovani figli di Facebook che vale la pena di amare?

“Lo scopo finale della tecnologia , suggerisce Jonathan Franzen nel discorso pronunciato il 21 maggio al Kenyon College , “è rimpiazzare un mondo naturale indifferente ai nostri desideri – un mondo di uragani e di avversità e di cuori che si spezzano , un mondo che ci fa resistenza – con un altro mondo soggetto ai nostri desideri tanto di essere , in sostanza, una pura estensione dell’io”. Insomma il nocciolo della tecnologia è una stupida questione di convenienza , una ricerca di comodità senza sforzo : rendere il mondo obbediente e flessibile , recidere tutto ciò che si frappone , ostinatamente e pugnacemente , tra la nostra volontà e la realtà. Vivere nel mondo dei nostri desideri , uno die quali – quello che forse avvertiamo tutti con particolare forza e passione – è quello di amare e di esser amati. I mercati rispondono sempre ai desideri dei consumatori : perciò, continua Franzen , “La nostra tecnologia è diventata estremamente abile nel creare prodotti che corrispondono alla nostra fantasia ideale di una relazione erotica”

L’Ipad è un oggetto erotico?

“Continuo con Franzen : “L’oggetto tecnologico amato non chiede nulla e dà tutto , istantaneamente , e ci fa sentire tutti potenti , e non fa terribili scenate quando viene rimpiazzato da un oggetto ancora più sexy e viene confinato in un cassetto”. Oppure, mi lasci aggiungere , nel bidone della spazzatura o nella discarica senza fondo dell’oblio. Oggi molti prodotti elettronici possono essere accesi con un semplice comando vocale e permettono di ingrandire le immagini semplicemente passandoci sopra due dita , cioè incarnano tutto quello che abbiamo sempre sognato che gli oggetti del nostro amore ci offrissero. Con l’incomparabile valore aggiunto di non negarci mai il loro benvenuto e di non prenderci mai a calci , anche se noi abbiamo preso a calci loro”

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Meglio o peggio di un fidanzamento vecchio stile?

“L’amore per un essere umano significa impegno , accettazione dei rischi , essere pronto al sacrificio del proprio io. Significa scegliere un sentiero incerto, non cartografato né tracciato , nella speranza – e di determinazione – di condividere la vita con un altra persona. L’amore può andare o non andare in coppia con la felicità , ma quasi mai va in coppia con la comodità e la convenienza. Anzi il contrario : ci chiede di estendere le nostre abilità e la nostra volontà fino all’estremo limite e per questo contiene la possibilità della disfatta , di smascherare la nostra inadeguatezza, di diffondere la nostra autostima. Il prodotto elettronico igienizzato , liscio, privo di spine e di rischi in realtà è tutto tranne che l’amore : quel che offre è un’assicurazione contro lo sporco che, come osserva giustamente Franzen, l’amore inevitabilmente rovescia sulle fobie del nostro amor proprio”

La tecnologia invece lo protegge

”I prodotti della tecnologia di consumo catturano clienti con l’esca di soddisfare il loro narcisismo. Come Franzen sottolinea , “Recitiamo nei nostri film , fotografiamo incessantemente noi stessi, clicchiamo il mouse e una macchina conferma il nostro senso di potere … Aggiungere qualcuno alla lista degli amici significa semplicemente includere qualcuno nella nostra privata sala degli specchi adulatori. L’amore invece è un antidoto contro il narcisismo. E’ il primo arbitro che fischia quando vengono a galla le finzioni sulle quali permettiamo alla nostra autostima di arrampicarsi , mentre laboriosamente evitiamo di metterla alla prova sul campo. Quel che la versione contraffatta , elettronicamente sterilizzata e candeggiata dall’amore ci offre davvero è solo un’assicurazione per proteggere la nostra autostima dagli imprevisti. Ma l’amore è il regno degli imprevisti . Quello vero”

mercoledì 21 settembre 2011

INTERVISTA A GIORGIO FALETTI “Se penso che faccio lo stesso mestiere di Hemingway e Vargas Llosa , mi sento mancare”

E’ ormai uno scrittore che vende 10 milioni di copie. Ma è stato un attore, cantante , un comico, e ora anche pittore “ Perché della mia intelligenza dubito, ma alla curiosità non ho mai rinunciato”. Nel 2002 scrisse “Io uccido” , esordio letterario, impennò i fatturati di fiere e autogrill.

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Faletti come andò?

“Il primo libro avrebbe dovuto raccontare la storia di un sicario a pagamento. In corso d’opera diventò tutt’altro . Ma se vai a cercare patate e trovi diamanti , li raccogli. Ammesso che “Io Uccido” lo sia”

Il segreto del successo?

“La gente ha olfatto . Smaschera i bluff, le operazioni a tavolino , i volumi creati in laboratorio per trasformarsi in caso editoriale . Io scrivo ciò che sento , mi diverto e lavoro senza avere l’impressione di farlo. Se ci pensa, un vero privilegio”

Come nasce un bestseller?

“I miei hanno avuto la luce qui , davanti al mare. Svegli alle otto, colazione, salvifici ciondolii senza costrutto e poi , via, al computer. E’ un percorso lungo. DUra almeno sei mesi, ma non mi lamento. Se penso che faccio lo stesso mestiere di Hemingway e Vargas Llosa , mi sento mancare”

Male qualche anno fa si sentì davvero

“Un ictus. Nei giorni dell’uscita di “io Uccido”. Non so se furono più efficaci le cure dei medici o le notizie delle librerie”

Fu un trionfo di vendite remunerativo

I soldi sono un sistema per vivere bene , ma non sono ricco , non ho pretese e non ho mai scelto una direzione artistica in base al denaro. Per certe proposte rifiutate , i miei antenati mi maledicono durante la notte. Con i guadagni ho acquistato una maggior libertà , ma l’unica cosa che invidio davvero ai miliardari è la velocità degli spostamenti . Se per arrivare su Marte impiego 24 ore, il magnate le spende sei. E il tempo, purtroppo, non puoi comprarlo”

Dopo la malattia il tempo è più importante?

“Per un istante ho creduto che il tempo fosse finito. La malattia ha aspetti truffaldini e nessuno ti viene ad avvertire. Arriva e basta. Uno ti batte sulla spalla “E’ ora di andare. Subito”. Rischiare l’esistenza mi ha cambiato la prospettiva. Ho imparato a non rimandare. Faccio solo quello che mi convince. Nei limiti di una ragionevole umanità, credo di essere coerente”

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Per Prezzolini era la virtù degli imbecilli

“Secondo me non è una virtù, ma una caratteristica. Coerenza non significa immutabilità. Tutti cambiano e, all’improvviso, non siamo più gli stessi. Io sono corretto , dico le cose in faccia e mi rifaccio a un antico proverbio veneto “La minestra ti sarà servita con lo stesso mestolo con cui l’hai servita tu”

Cova rancori?

“Pochi, ma ci sono cose che non riesco a perdonare. Umiliazioni gratuite , persone che hanno colpito con perizia quando ero più debole e incapace di reagire. Non dimentico e non stimo i vigliacchi”

Ascendenze familiari?

“Sono cresciuto in una casa modesta , ma uno nasce dove indica il destino. Cinquanta chilometri in là e avrei potuto chiamarmi Agnelli , invece sono, senza rimpianti , figlio di Carlo Faletti. Mio padre era ambulante, mia madre sarta. Vivevano in periferia , quando raggiungevano il centro dicevano seri “Andiamo ad Asti”

I suoi la sostennero?

“Non avevano gli strumenti. Papà era meticoloso. Sognava di entrare in banca come fattorino , ma a causa di uno zio disertore nella Grande Guerra , un’onta incancellabile , non ce la fece mai. Mamma almeno ebbe la ventura di seguire il suo percorso. Ho voluto bene a entrambi, di quell’affetto che non ha bisogno di dimostrazioni”

Infanzia difficile?

“Felice. Colorata. Fantasiosa. Se uscivo dalla porta principale avevo il viale , sul retro si spalancava il Far West. La pianura , il ponte, la ferrovia, la libertà. La sera , in cortile, i grandi tornati dal lavoro giocavano a Pallapugno. Nessuno aveva niente e ogni cosa era pulita, vivace, meravigliosamente semplice”

Imparò a leggere allora?

“Mio nonno aveva un magazzino . Come molti altri , nell’Italia del dopoguerra , si arrangiava. Comprava , rivendeva , ammassava senza requie i materiali più vari. Un giorno scaricò alcuni scatolini di libri. La mia educazione alla lettura sbocciò nella sua cantina. Ho letto dei classici a un’età in cui di solito si leggono i fumetti. Ricordo “Per chi suona la campana” e un capolavoro dell’umorismo , “Tre uomini in barca” . Per capire certi meccanismi comici , la lezione di Jerome è stata fondamentale”

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Poi si laureò

“In Giurisprudenza , per far felice papà. Tuttavia, più che il pezzo di carta poté il mio primo mentore , il dottor Villavecchia. Mi assoldò per una rivisitazione di Giulietta e Romeo. Andò benissimo “Potresti perfino fare l’attore”. Gli diedi retta”

Risalì fino alla tv e approdò al Drive In di Antonio Ricci. Per alcuni, il principale detonante dell’odierno abisso culturale

“Un’assoluta stronzata , se permette la licenza. Una polemica agghiacciante. Cleopatra si comportò come sappiamo e a quell’epoca , del “Drive in” non c’era traccia. Il nostro programma interpretò un cambiamento di costume , ma le innocenti ragazze seminude altro non erano che le nipoti delle gemelle Kessler . “Drive In” ribaltò gli schemi , ma se proprio dobbiamo indulgere all’oscurantismo , trovo peggiore la degenerazione del linguaggio. Ora, per dare cittadinanza a un testo di cabaret, c’è bisogno di almeno un vaffanculo. E’ deludente”

Non apprezza le parolacce?

“Al contrario. Fanno parte del linguaggio di tutti i giorni. Ma prima del turpiloquio vengono le creatività e lo spessore del personaggio. Se mi calavo nelle vesti della guardia giurata pugliese Catozzo Vito , un vaffanculo ci poteva anche stare. Ma nel linguaggio di Suor Daliso , no. Omologarsi al peggio o rubare le battute a un rivale era per chi veniva dalla vecchia scuola un lampante manifesto di incapacità”

Dei nuovi comici le piace qualcuno?

“Checco Zalone è un genio. E per sensibilità , tic e maschera è l’Alberto Sordi di oggi. Mi sono stancato dei comici che vogliono propinarmi un messaggio. Una risata è fine e messaggio insieme. Adoro Zalone perché ha il coraggio di sembrare stupido”

Il rimpianto la visita mai?

“Ho fatto qualche sciocchezza , ma credevo di essere nel giusto e se ho sbagliato è stato per tutelarmi . Comunque sono in pace”

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La rallegra il consenso?

“Siamo onesti. A chi non piace essere adulato? Pare che la nostra massima aspirazione di qualcuno sia diventare famoso per poi chiudersi in casa, non uscire e mostrarsi infastidito se ti chiedono foto o autografi. Ma allora perché fare tutta questa fatica? Non amo le persone che si esibiscono ma stravedo per quelle che una volta arrivate in cima , rimangono uguali al giorno prima”

All’Elba è possibile?

“Si è guardato intorno? Che sia scrittore o contadino , alla gente del posto importa zero. Se avessi desiderato altro , oggi sarei a Formentera”

Invece vive qui?

“Otto mesi l’anno. Avevo un bilocale , venivo di rado. Un giorno persi il traghetto e partii da Piombino che era quasi l’alba. Sbarcai qui alle sei di mattina , con l’acqua alta e la prima luce. Odori e sensazioni che da ragazzo provavo in Liguria , alla festa dell’Unità, quando la politica era secondaria e un calamaro fritto sembrava il Santo Graal. Pochi anni dopo vidi il sole incendiare il mare al tramonto e decisi di trasferirmi qui”

Pubblicherebbe un libro con Mondadori?

“Berlusconi come uomo di partito è una cosa, Mondadori è un’altra. Che si sia arrivati al punto per cui pubblicare con un dato editore riveste una valenza politica è spaventoso. Con Dalai mi trovo benissimo ma ora, in via eccezionale, pubblicherò un breve romanzo con Einaudi. E’ di Berlusconi , ma il libro l’ho scritto nel mio studio , non in una cabina elettorale”

Come si intitola?

Tre atti e due tempi . Non è un giallo né un thriller , ma una storia di uomini. La scommessa è ambientare un racconto nel calcio parlandone il meno possibile”

Lo sport è una metafora?

“Dell’esistenza. E’ la guerra senza morti , feriti o bombardamenti. Una lotta senza lutti , in cui vince o dovrebbe farlo chi è più preparato. A volte non succede perché la vita non è un’equazione”

Vale anche per lei?

“Certo. Quando lavoravo al secondo romanzo mi chiedevo se ce l’avrei fatta. E’ andata bene , ma non covavo certezze”

Se le danno del pessimo scrittore?

“Mi rimane la libertà di pensare che esistano anche pessimi critici”

E’ un trapasso comune a molti colleghi?

“Dan Brown è stato vituperato , però con Il Codice da Vinci ha venduto 40 milioni di copie. Ho il vago sospetto che abbia ragione lui”

Con il successo è piovuta anche l’invidia?

“La cosa non mi turba. Convincere tutti è statisticamente impossibile. Non ci è riuscito neanc he Gesù Cristo”

lunedì 19 settembre 2011

INTERVISTA A JOHN TURTURRO “ Dopo l’11 settembre ci sentivamo molto vulnerabili , sempre all’erta, le nostre giornate passate tra un funerale , una marcia e una funzione. Ma dopo un po’ , magari tre settimane , ognuno è tornato a occuparsi dei fatti propri”

John Turturro l’11 settembre del 2011 si trovava a Prospect Park, a Brooklyn, mentre aveva portato a giocare suo figlio Diego. Uno sconosciuto gli disse se sapeva cosa le era successo, e tornò a casa a guardare le torri gemelle sgretolarsi . Attonito. Una strage che ha cambiato la sua città. Tra i 3000 morti c’erano anche suoi amici . Tra i volontari che volevano dare un mano in quel cumulo di orrore c’era anche lui, voleva dare una mano. “Volevo fare qualcosa , qualunque cosa” ricorda.

Nel cinema è uno dei favoriti all’Oscar per “Passione” il suo documentario sulla musica e l’anima musicale di Napoli.

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Lei ha detto di aver perso nelle Torri alcuni tra i suoi più cari amici. Vogliamo partire da qui?

“Ho perso vari amici e conoscenti ma chi mi ha colpito di più è stato Stephen Siller , un pompiere cresciuto con me, uno dei migliori amici di mio fratello. Quella mattina Steve stava andando a giocare a golf , ma quando venne a sapere quello che era successo puntò il suo pick-up verso Manhattan per andare a unirsi al suo battaglione. Scoprì che il Battery Tunnel era stato chiuso e così, con 30 chili di equipaggiamento sulle spalle , si fece la galleria a piedi per andare a raggiungere i suoi colleghi , e per poi morire con loro. E’ in suo onore che abbiamo organizzato una corsa di beneficenza che si tiene ogni anno a settembre , “il Tunnel to Towers Run”

Tornato da quei giorni da volontario a Ground Zero , che città ha trovato? Che cosa era cambiato?

“Per un po’ c’è stata questa strana sensazione di vivere in una piccola comunità. Ci sentivamo molto vulnerabili , sempre all’erta, le nostre giornate passate tra un funerale , una marcia e una funzione. Ma dopo un po’ , magari tre settimane , ognuno è tornato a occuparsi dei fatti propri , a parlare delle vittorie degli Yankees , a cercare delle forme di svago. E l’arte ha aiutato , ha avuto una funzione catartica, specie la musica”

Ci sono stati anche film sull’11 settembre e poi sull’Iraq e Afghanistan , ma non hanno riscosso il favore del pubblico

“Ci sono stati dei bei film , come “la 25a Ora “ di Spike Lee che ha affrontato il tema in modo metaforico. Ci sono stati dei buoni film anche tra quelli c he lo hanno affrontato di petto , ma il pubblico non era pronto ad andare a vedere al cinema ciò che era nelle news in televisione tutte le sere . Ci vuole del tempo per digerire le cose”

Ha avuto la sensazione del sopravvissuto , il senso di colpa di chi resta?

“Senso di colpa no , ma la sensazione molto comune di stare vivendo dei sentimenti e delle emozioni mai provati prima. E di sentirsi impotente”

Si può parlare di perdita dell’innocenza?

“Forse siamo un po’ più paranoici , ma non parlerei di perdita dell’innocenza. I nostri figli non crescono sentendosi indifesi come può accadere in altri luoghi dove vivi costantemente in mezzo alla violenza”

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Le saranno tornate in mente le parole di un autore italiano che conosce bene, Primo Levi

“Sì, certo. Non tanto per la condizione di reduci , di sopravvissuti , quanto perché Primo Levi ci ha insegnato a non giudicare i gruppi di persone e i popoli. C’è stato del patriottismo cieco, tentativi di demonizzare tutti i musulmani, ma per fortuna , non sono andati molto lontano. Purtroppo ci sono state anche delle guerre maldestre”

Già, le guerre. Parliamo delle guerre

“Intervenire in Afghanistan è stato giusto , ma l’avventura in Iraq è stata un errore che ci ha isolato nel mondo. Adesso c’è Obama, la sua elezione è stata una bella cosa. Ma si è ritrovato a fare il presidente in un momento molto complesso. Oltre che con le guerre , ha dovuto far fronte alla crisi economica, con la gente che da noi come voi in Italia e in altre parti del mondo ha il problema della sopravvivenza. Ora c’è anche la pentola in ebollizione del Medio Oriente , con la caduta dei dittatori, con la gente per la strada che chiede informazione, educazione e le libertà che non ha mai avuto. Ma la macchina politica degli avversari di Obama è molto forte , lo hanno come neutralizzato . Posso solo sperare che qualcosa cambi”

Torniamo a New York , alla ricostruzione di Ground Zero

“L’intero processo ha preso troppo tempo , è diventato una questione politica e, come sempre, di soldi e di avidità. E alla fine nessuno è contento”

New York nel frattempo è rimasta al centro dell’attenzione del mondo a causa di Wall Street e di quelli che si sono arricchiti mandando milioni di persone in rovina o nelle liste dei disoccupati..

“E’ ironico no? Sempre a New York. La cosa grave è che nessuno è finito in prigione e che nessuno ha pagato , che anzi quelli che hanno creato i problemi adesso sono stati chiamati ad aggiustarli. Non c’è stata chiusura delle ferite , solo dei cerotti”

Finiamo con “Passione” , il suo film su Napoli e la sua musica

“Sta andando molto bene , abbiamo avuto ottime recensioni , a New York è nelle sale da ben 11 settimane e sembra raccogliere molto entusiasmo. Più che un documentario , è un aneddoto, un racconto su una città piena di problemi ma anche molto stimolante e originale e con una grande anima. E sono orgoglioso di aver potuto dare il mio piccolo contributo per portare in America e nel mondo la profondità e la diversità della cultura italiana”

venerdì 16 settembre 2011

INTERVISTA A DARIO ARGENTO “Ho una predisposizione naturale a dialogare con la parte più oscura di me stesso. Da questa macchia nera ricevo input , ispirazione e tanti sogni”

Dario Argento sta terminando di recitare Dracula 3D: tratto dal romanzo di Bram Stroker.

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Nel suo nuovo incubo ha resuscitato il Conte DRacula. Perché?

“L’opera di Stroker è un classico della letteratura , che pone molte domande : che cos’è l’amore, che cos’è la solitudine, chi è il vero mostro. Io cerco di dare delle risposte a questi interrogativi. Rispetto al romanzo, ho saltato la parte ambientata a Londra per portare lo spettatore direttamente nella parte del vampiro. In Transilvania, la mia rivisitazione rispetta gli snodi principali della trama. Nella costruzione del personaggio , però, ha seguito il mio istinto e mi sono reso delle libertà”

Segni particolari del suo principe delle tenebre?

“E’ un essere camaleontico. Secondo il mito , si trasforma solo in lupo o pipistrello. Io ho pensato che poteva assumere le sembianze di altri animali e insetti giganteschi :un topo, una cavalletta, uno scarafaggio…Inoltre , ha rapporti carnali con uomini e donne , ma questa non è una novità : nelle leggende, che li riguardano, i vampiri sono per natura bisessuali , non hanno pregiudizi . le scene di sesso non mancheranno”

Un predatore senza emozioni?

“Dracula ha una ferocia inaudita , tuttavia nasconde un lato molto romantico. Il suo amore per Mina è folle e puro. Animalesco, direi. E lo porterà alla rovina. Oltre che all’aglio , lui è vulnerabile al fascino delle famiglie”

Oggi più che mai . I vampiri sono protagonisti dei libri , film e serie tv. Come si spiega tanto successo?

“Dipende dal rapporto che hanno con gli umani : succhiano il sangue , così prendono la vita e li trasformano in non morti. E poi non sono i soliti serial killer , ma figure piene di sentimenti e di conflitti interiori”

Per mettere manto nero e camini d’ordinanza ha scelto l’attore Thomas Kretschmann. Nei panni dell’eroe buono Van Helsing. Rutger Hauer..

“Conoscevo il valore di Kretschmann perché ha recitato nel mio film La sindrome di Stendhal. Rutger Hauer dà un’immagine di forze, robustezza , al professore, medico e scienziato Abraham Van Helsing. Quest’ultimo lo volevo più fisico , diverso da come spesso è stato rappresentato : un personaggio eccentrico , ai limiti della stravaganza. Hauer ha espresso esattamente quello che cercavo. Senza contare che è di nazionalità olandese , proprio come il colto filosofo ammazzavampiri”

Come è capitato in questa provincia del Piemonte?

“Ho fatto due lunghi sopralluoghi in Transilvania , ma lì castelli e borghi sono stati trasformati in musei o bed&breakfast. Cercavo dei luoghi con un’atmosfera antica e lugubre e , invece, avevo trovato tanti luna park. Un giorno che ero a Torino una studiosa mi ha segnalato questo maniero : una proprietà privata , che non conosce nessuno e che sembra fuori dal tempo”

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E il suo esordio nel cinema 3D?

Appena l’ho visto mi ha entusiasmato : è una rivoluzione, al pari della nascita dei film a colori. Sto lavorando con la cinepresa Arriflex , che è la frontiera più avanzata di questa tecnologia. E’ formata da due macchine da presa , una orizzontale , l’altra verticale che riprende attraverso uno specchio. E’ maneggevole e ha una resa di luminosità eccezionale . Ogni inquadratura , per me, è una scoperta”

Come nascono i suoi film?

“Ho una predisposizione naturale a dialogare con la parte più oscura di me stesso. Da questa macchia nera ricevo input , ispirazione e tanti sogni. Per esempio, alcune scene di Suspiria e Inferno sono tratte dai miei incubi”

Qual è il lato buono di Dario Argento?

“Nella mia vita privata , sono una persona normalissima. Un cattolico che va a Messa”

E che non crede ai non morti?

“I vampiri sono una metafora. M’interesso molto all’esoterismo , ma lo considero un fatto culturale , non una realtà soprannaturale. Streghe e magia svelano qualcosa di noi : l’aspirazione dell’uomo a voler cambiare il proprio destino , il desiderio di raggiungere una felicità facile e impossibile”

L’horror seduce anche le donne?

“Più degli uomini . Le mie più grandi fan sono donne. E i migliori saggi che ho letto su di me hanno , sotto il titolo, una firma femminile”

E’ vero che Stephen King le chiese di fare un film da uno dei suoi libri?

“In realtà , me lo chiese due volte. Prima per il romanzo Le notti di Salem e poi per L’ombra dello scorpione. Sono stato negli Stati Uniti e ci siamo visti per pensare alla sceneggiatura , ma entrambe le storie erano lunghe , intraducibili per il cinema. Non riuscivo a ridurle , sentivo di tradirle. Così, ho rinunciato”

Prossimi progetti?

“Una serie per la televisione in quattro puntate… Preparatevi all’Apocalisse!”

mercoledì 14 settembre 2011

INTERVISTA ALL’ATTRICE INDIANA FREIDA PINTO “Dirò che il mondo è diventato grande quando mi arriveranno proposte perché” sono una bella ragazza” e non perché “sono una bella ragazza indiana”

Freida Pinto , attrice indiana.

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Sembra una barbie indiana

“Guardi, lo pensate solo voi”

Noi chi?

“Voi non indiani . Ma lo sa quante volte nel mio paese , la mia adorata India, mi hanno scartato ai provini con la giustificazione che io sarei stata troppo poco indiana”

In che senso?

“Non ho mai capito bene neppure io a chi assomigliassi. A una musulmana? A una cristiana? Forse a una portoghese , per via di questo cognome che mi porto appresso e che fa tanto Lisbona. Del resto Goa , la più famosa spiaggia di tutta l’India , era in effetti un tempo dominata dai portoghesi. Mi piacerebbe farmi prima o poi un bell’esame del Dna per conoscere le mie origini. Magari mi scoprirei un’indù purissima!”

Sembra molto infastidita del discorso etnia..

“Abbastanza, mi sembra che non abbia nessun senso. Sono grata a Danny Boyle che mi ha scelto per The Millionaire , cambiandomi la vita, ma essere sincera , dirò che il mondo è diventato grande quando mi arriveranno proposte perché” sono una bella ragazza” e non perché “sono una bella ragazza indiana”. Ancora meglio quando mi cercheranno semplicemente perché “Sono una brava attrice”. O chiedo troppo?”

No, ha ragione. Siamo ancora tutte vittime di pregiudizi

“Lo sa che il Paese dove sono meno famosa è proprio l’India? Non mi conosce nessuno! Spero che i miei prossimi film cambino questa situazione. Ho girato Trishna , di Michael Winterbottom , in cui interpreto una Tess d’Urberville in versione indiana , la storia della figlia di un conducente di risciò che s’innamora del figlio di un ricco agente immobiliare. Ma conto soprattutto su Immortals, del regista indiano Tarsem Singh , in cui ho un ruolo molto bello: una figura mitologica, la sacerdotessa Fedra. Forse a quel punto , verrò finalmente accettata anche in India e mi riconosceranno per strada”

Per adesso di è impegnata con la promozione i L’alba del pianeta delle scimmie

“Giusto: parliamone. Mi ha molto divertito essere passata da film impegnato come MIral a questo sicuro Blockbuster zeppo di effetti speciali , dove per più della metà del tempo do schiaffi all’aria, in un set vuoto, perché il resto della scena viene aggiunta aggiunta in post-produzione , con gli effetti speciali”

E del suo partner , il fascinoso James Franco , cosa mi dice?

“Che mi sarebbe piaciuto parlargli di più, ma non dà tanta confidenza. Quando non recitava , se ne stava da solo in un angolo, a leggere i libri che si portava sul set. Sembra un vero intellettuale”

Lei no?

“Molto meno. Mi è sempre piaciuto il mondo dello spettacolo. A 11 anni il mio idolo era Sushmita Sen , la prima indiana eletta Miss Universo nel 1994. Tutto il Paese era fiero di lei e poi era così bella. Avrei voluto comunicare un giorno lo stesso orgoglio agli indiani. A 16 anni ero modella dell’agenzia internazionale Elite , ma il cinema è rimasto un sogno fino a quando non ho incontrato9 Danny Boyle”

Grazie a lui ha anche incontrato l’amore della sua vita

“Il mio Dev (Patel, con cui ha condiviso il film The Millionaire ndb) . E’ stato naturale che ci innamorassimo , perché abbiamo condiviso così tanto e soprattutto i primi passi nel mondo del cinema. Ci capiamo al volo , perché negli ultimi anni abbiamo fatto ogni cosa assieme e lui sa tutto di me . E io di lui”

Dev ha sei anni meno di lei…

“Ancora pregiudizi ? Anche mia madre sbuffa su questa differenza d’età . Me ne frego : stiamo bene assieme ed è quello che conta. Il resto? Osservazioni di carta velina”

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Di solito sono le attrici più adulte a cercare uomini più giovani

“Vero. Ma io e Dev siamo felici e questo ci basta. In questo periodo lo vedo troppo poco. Vivo sul set e siamo sempre lontani. Quando ho ricevuto la proposta de L’alba del pianeta delle scimmie, stavo organizzandomi per raggiungerlo a Londra , dove vive. Ma Dev mi ha detto :”Sei pazza ? Non puoi rifiutare una sceneggiatura come questa! Abbiamo tutta la vita per vederci”

Se non fosse comparso all’orizzonte Danny Boyle , che cosa ne sarebbe stato di lei?

“Avrei continuato per qualche anno ad arrancare, cercando di farmi scegliere per piccole pubblicità e servizi di moda e poi avrei gettato la spugna. Avrei cambiato mestiere e magari sarei diventata wedding planner”

Vuol dire che sui sarebbe messa a organizzare matrimoni?

“Sì. In fondo è un altro modo per realizzare sogni e io nei sogni ci sguazzo, fin da bambina. Lo sa come mi chiamavano da piccola?”

Me lo dica

“La regina dei drammi : non facevo altro che recitare. Ero sempre qualcun altro. Sarà stata anche colpa di mamma e papà che erano grandi appassionati di musica , se io e mia sorella viviamo di emozioni”

Sua sorella cosa fa?

“La produttrice tv in India. Ha presente le soap indiane? Quelle sì che sono favole, altro che la mia vita. Adesso scappo. Il mio fidanzato non riesco a vederlo , ma almeno un bel messaggio me lo voglio concedere”

lunedì 12 settembre 2011

INTERVISTA ALLA NUOVA SOPRINTENDENTE ARCHEOLOGICA DI NAPOLI E POMPEI, TERESA CINQUANTAQUATTRO “Per scaramanzia non vorrei fare previsioni : ma penso che entro cinque anni i visitatori avranno di fronte una nuova Pompei”

Pompei è pulita . I stranieri e gli italiani che girano nella città trovano cestini per la raccolta differenziata dei rifiuti, toilette in ordine e nessun mozzicone in giro per la città. Artefice del nuovo corso, ancora non terminato, è Teresa Cinquantaquattro , capo della Soprintendenza Archeologica di Pompei. Finalmente una guida stabile dopo tre soprintendenti veloci e due commissari.

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Non deve essere stato facile per lei insediarsi nel dicembre 2010, un mese dopo il clamoroso crollo della Schola Armatumarum…

“No, è vero, non mi sono scoraggiata. Sapevo che la nuova responsabilità non sarebbe stata una passeggiata : ma non mi sono trovata di fronte un sito così disastrato come si vuol far credere. Dalla fine degli Anni Novanta , Pompei è stata protagonista di grandi interventi di salvaguardia : sono stati parti nuovi ingressi, è stato messo in sicurezza il 30% dei 44 ettari scavati, il perimetro e le domus più importanti sono state protette da un sistema di videosorveglianza ed è aumentato il coinvolgimento scientifico di università italiane e straniere. Certo tutto questo non basta : ci sarebbe ancora molto da fare sia per la manutenzione che per permettere al pubblico di visitare il sito nel migliore dei modi”

E Intanto Pompei è sempre nell’occhio del ciclone. Prima il sequestro del Teatro Grande , poi le critiche dell’Unesco che accusa un eccesso di progetti virtuali..

“Per quanto riguarda il teatro , ad essere stato posto sotto sequestro non è la struttura , che tutti possono tranquillamente visitare , ma solo gli allestimenti che erano stati usati nella stagione estiva precedente. Le ispezioni sono in corso , ma non è vero che siano stati annullati spettacoli , dal momento che quest’anno non ne era stato programmato nessuno. Il rapporto dell’Unesco e dell’Icomos , poi, non era rimasto nascosto come è stato detto dai giornali : sia io che gli uffici centrali del Ministero lo conoscevamo bene. E’ vero, contiene critiche sullo stato di conservazione in generale , ma soprattutto sugli decidi negli ultimi due anni dai commissari , che sono sembrati rivolti più alla promozione che alla tutela del sito. E comunque , non c’è stat nessuna bocciatura”

Ma perché a Pompei è così difficile gestire le necessità ordinarie e insieme riuscire a realizzare innovazioni?

“La colpa è prima di tutto della estensioni degli scavi: che sono un primato, ma anche un tallone di Achille. Gli edifici e le pitture mostrano l’usura di 260 anni di esposizione a cielo aperto. Al trauma provocato dall’eruzione si sono aggiunti nel corso dei secoli il deperimento dei materiali , metodologie di restauro ormai superate , fino ad arrivare ai bombardamenti del 1943. Oggi la nostra attività deve affrontare l’emergenza , eliminare prima di tutto i rischi più gravi . Anche perché le risorse a disposizione non sono sufficienti : sistemare una sola abitazione di un certo rilievo, tra strutture e affreschi , costa circa due milioni di euro”

Grazie all’autonomia amministrativa , però, di milioni ne arrivano 20

“Sembra un paradosso che con questi introiti la soprintendenza debba battere cassa , ma è così. Anche perché l’istituzione di cui sono a capo comprende anche Napoli col suo Museo nazionale, Ercolano, Stabiae, Oplontis e l’area flegrea. Abbiamo mille dipendenti , ma pochi tecnici e, ahimè, un solo direttore di scavo per Pompei. Metà di quei 20 milioni servono per la gestione quotidiana , e solo l’altra metà può essere destinata agli interventi ordinari e straordinari”

Poche risorse economiche , personale tecnico insufficiente : eppure i punti deboli di Pompei non sembrano colpire Ercolano , finanziata dall’industriale americano David Packard

“E’ vero: Ercolano dista pochi chilometri , ma quando si pensa alle lungaggini burocratiche per provvedere ai restauri e alle difficoltà per finanziare le ricerche a Pompei , sembrano appartenere a due mondi diversi. Da dieci anni, grazie alla passione e ai finanziamenti di Packard, l’Herculaneum Conservation Project agisce in modo esemplare. Finora sono stati spesi circa 16 milioni , gestiti dalla British School. Questi fondi finanziano un’equipe di archeologi , architetti e restauratori che lavorano a pieno ritmo su programmi stabiliti in accordo con la soprintendenza , e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per Pompei purtroppo da parte dei privati non c’è ancora nulla di concreto: solo avances di sponsor francesi e nobili intenti da parte di imprenditori napoletani”

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Però a marzo il ministero dei Beni culturali ha deciso uno stanziamento extra, per misure straordinarie

“Sì, sono 105 milioni di euro, ma non tutti per Pompei. Pochi giorni è stato approvato il programma degli interventi , che riguarda diversi aspetti del sito: l’accoglienza dei visitatori , ma anche l’avvio di uno screening che permetta di stabilire quali edifici hanno più urgente bisogno di restauri. Anche la zona di Pompei non ancora affrontata dagli scavi sarà messa in sicurezza , e sarà assunto nuovo personale. E’ proprio grazie a questi fondi speciali stanziati dal governo e ai piani che noi avevamo stabilito , che l’Unesco ha deciso di mantenere nella lista del Patrimonio mondiale Pompei , che rischiava di essere declassata. Ora aspettiamo fiduciosi che i fondi promessi arrivino davvero”

Intanto, però, le domus aperte al pubblico sono poche

“Ce ne sono dieci aperte su prenotazione , oltre a una trentina di edifici pubblici e privati visitabili. Con le risorse attuali non è possibile garantire sicurezza e custodia a un numero maggiore di edifici. E ho deciso di stabilire un’apertura a rotazione che avrà due effetti : differenziare l’offerta per i turisti e mantenere in buone condizioni le domus. Non dimentichiamo che sono luoghi delicatissimi , specialmente per la conservazione degli affreschi”

Quali altre iniziative ha in mente per migliorare Pompei?

“E’ stata appena bandita la gara per potenziare e razionalizzare l’accoglienza e le visite: dal restyling degli ingressi ai percorsi tematici. Riprenderemo inoltre il monitoraggio degli scavi , avviato da Pietro Giovanni Guzzo che è stato soprintendente dal 1994 al 2009 . Un altro progetto importante è la sistemazione dell’aspetto idro-geologico : vogliamo rimettere in funzione il Canale del Conte Sarno , costruito alla Fine del Cinquecento”

E quando vedremo realizzato questi progetti?

“Per scaramanzia non vorrei fare previsioni : ma penso che entro cinque anni i visitatori avranno di fronte una nuova Pompei”

mercoledì 7 settembre 2011

INTERVISTA A ILARIA D’AMICO “Dobbiamo smettere di pensare che se hai un lavoro importante e una carriera fai una vita maschile. Non mi sono mai sentita una donna diventata uomo”

Ilaria D’amico è in attesa di riprendere le sue trasmissioni sportive , dopo lo sciopero dei calciatori. Nono anno della sua conduzione del Sky Calcio Show (quest’anno con Costacurta , Massimo Mauro e Federico Buffa).

Sky l’ha voluta tutta per sé. Sorpresa?

“Direi di no. Abbiamo sempre agito con una concessione in deroga : avevo il permesso di fare Exit anche se ogni volta mi dicevano “Questa è l’ultima”. Finché è arrivato “Ilaria, fai una scelta”.

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Le hanno messo l’anello al dito?

“Mettiamola così. Io e Sky ci siamo sposati definitivamente”

Abbandona Exit . La sua creatura

“Con una certa sofferenza, ammetto. Ma sono già pronta a concentrarmi sui nuovi progetti Sky”

Il matrimonio non la relega agli studi di Sky Sport?

“E’ un accordo a tutto tondo. Ma ora ho bisogno di un periodo di decompressione per farmi venire nuove idee. Non avrebbe senso un Exit targato Sky”

Aldo Grasso ha detto che per passare dalle discussioni sul calcio a quelle sulla politica bisogna saper variare tono e argomenti e che chiedere questo a lei era troppo “Di fianco a Mauro fa la figura del genio, ma quando il gioco si fa duro tende ad appartarsi”

“Non ha detto che chiedermi questo era troppo , Grasso ha scritto più volte cose bellissime su Exit. In questo caso era una critica riferita a quella stagione , era la prima dopo la maternità. Ed è vero, ero più morbida”

La maternità l’ha cambiata sul serio?

“Certo. Essere madre è qualcosa che ti assorbe totalmente : avrebbe bisogno di un tempo di decantazione e invece io ho continuati a lavorare nei primi mesi di Pietro , anche se la mia priorità era lui. Ho capito perché il legislatore prevede cinque mesi di maternità : c’è un fisiologico bisogno di essere altro”

Lei invece stava in trincea

“Io facevo i Mondiali , mi divertivo , e intanto allattavo. Non volevo dire di no all’editore. Poi è tornato Exit e ancora affanno. Per i primi sei mesi della mia maternità mi sembrava sempre di togliere qualcosa a qualcuno. Che fosse Pietro o la redazione. Mi sembrava di non essere entrata e non lo ero. Aveva ragione Grasso”

Morale?

“Ho capito che ci sono momenti in cui il lavoro non è una priorità”

Una scoperta?

“Sì. Pensavo di poter conciliare tutto, invece ho capito che devi dosare”

Ora ci riesce?

“Sto imparando. Piano piano. La vita è bella perché scopri le tue risorse attraverso le tue debolezze. Quando scopri che se cadi ti puoi rialzare diventi più forte. Ma intanto sei caduta . Ecco, io ho imparato a tranquillizzarmi nelle mie cadute: sono meno a disagio quando mi sento fragile e questo è il grande dono della maternità che ti fa sentire fortissima e fragilissima insieme”

Parto naturale?

“Sì, senza epidurale. Ma aiutata da Pietro. Ho fatto un corso preparto , il sabato pomeriggio prima di andare in studio. Ha rotto le acque e ha iniziato a darmi contrazioni ogni trenta secondi ed è uscito”

Massimo Mauro ha dato l’annuncio in diretta tivù durante una partita

“Quel buontempone sciagurato ha ricevuto il mio messaggio mentre era in diretta , e l’ha letto. Mi si è intasato il telefono”

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Pietro è nato l’anno dei Mondiali. Non un grande tempismo

“Al Mondiale del 2006 facevo dodici ore di diretta. A quello del 2010 facevo la sera . I miei capi sono stati comprensivi. Sono stata fortunata. Così come ci sono lavori di serie A , serie B e serie C, ci sono anche maternità di serie A,B e C. Ed è mostruoso. Succede nonostante le tutele. Finché non si capirà in Italia che fare figli è un’esigenza di questo paese , diventeremo vecchi e sterili. Scegli di fare figli quando sei matura perché hai paura di perdere l’abbrivio della donna in carriera”

Parla per esperienza?

“Il primo figlio l’ho fatto a 35 anni”

Detta così sembra che ne arriveranno altri

“Sicuramente. Mia nonna direbbe “se Dio vorrà ne aspetterò altri”. Ma non ora perché non sono ancora uscita dal tunnel delle nottate con Pietro”

Rocco non partecipa al turno di notte?

“Mi supporta in tutto , è un padre da clonare. Ma di notte vuole me”

Che cos’è l’uomo per una crescita in famiglia di sole donne come lei?

“Una grande scoperta. Di sicuro lo è stato il mio compagno per me . Io ero abituata a pensare in autonomia. A fidarmi delle donne , appoggiarmi alle donne. In famiglia e in amicizia. Con Rocco ho scoperto la bellezza della condivisione , degli scontri e delle difficoltà insanabili tra sessi diversi. Ho capito che si può di camminare per mano, insieme. Seguendo le stesse orme. Ecco, per una come me, questo non è scontato”

Maschio anche il figlio

“Pietro mi ha fatto capire il mondo semplice degli uomini : è ipercurioso di tutto , ma poi si diverte con la palla , moto e macchina. E lo sa una cosa? Ho scoperto con grande commozione verso il mondo maschile che prima non avevo. E anche una tolleranza diversa”

Dicono che la donna in carriera si sia mascolinizzata

“Dobbiamo smettere di pensare che se hai un lavoro importante e una carriera fai una vita maschile. Non mi sono mai sentita una donna diventata uomo. Anzi, la caparbietà che ho avuto nel perseguire i miei obiettivi è femminile”

Quali obiettivi aveva?

“Nella carriera , per esempio: avere una considerazione paritaria e basata sul merito. E nella vita trovare un compagno con cui avere un confronto profondo , non un comodo cuscinetto o uno che chiedesse a me di fare la geisha”

Ha fama di una che ha spezzato molti cuori in questa caparbia ricerca dell’uomo giusto

“E viceversa. Diffido molto di chi parla dall’alto delle poche esperienze. Non puoi vivere storie d’amore senza farti spezzare il cuore e, a volte , spezzare quello degli altri. Ti butti nella vita ed esci pieno di strappi e gagliardetti. E’ doloroso , ma gli strappi ci vogliono”

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Poi un giorno arriva Rocco . Non facile essere il compagno di Ilaria D’amico , lo ammetterà

“Non è facile essere compagni . Comunque Rocco è un uomo solido e sicuro di sé. E questo aiuta”

Calciofilo appassionato? Tifoso?

“Sì, ma non mi chieda per chi. Altrimenti dicono che mi faccio influenzare”

Sarà mica di quelle fidanzate che tifano la squadra del fidanzato?

“Al limite tifo contro, sono un bastian contrario”

Immagino di non doverle neppure chiedere per chi tifa lei

“Qualsiasi cosa tu dica , ci sarà sempre qualcuno che la userà contro di te per dire che sei di parte. Ma l’ha insegnato Gianfranco De Laurentiis”

Insomma Rocco non patisce la sua fama

“No. La mia carriera non è un tema tra di noi, ne abbiamo altri più profondi da affrontare. Per esempio , trovare una sintesi tra le nostre personalità forti. Ci siamo dati dei codici: cercare di vivere una vita privata non particolarmente esposta è uno di questi”

Accettare la carriera della compagna senza mugugni non è da tutti

“Non accettarla è l’età della pietra”

L’età della pietra è ancora tra noi

“I nostri genitori hanno fatto tutti il ‘68. Veniamo da famiglie , se non progressiste , almeno lontane dal sessismo”

A proposito di questo: donne e calcio

“Un’evoluzione naturale . A Sky siamo cinquanta e cinquanta”

In studio però c’è solo lei

“Solo perché di talent femmina non se ne trovano, a parte Carolina Morace. In redazione invece c’è parità di diritti : abbiamo bordocampiste bravissime che parlano di calcio e seguono le partite sotto l’acqua come gli uomini”

Però non giocano a pallone

“Neppure molti maschi , se è per questo. Il mondo cambia , e cambia anche il nostro mestiere. Pensi agli scoop che Exit ha fatto grazie alle nuove tecnologie”

Avete combinato anche qualche casino. Raccogliete l’outing di un prete omosessuale e dopo qualche giorno la Chiesa lo sospende

“Non è assolutamente andata così. Il nostro intento era far cadere dei veli, abbiamo rispettato la privacy degli intervistati, ma non siamo riusciti a evitare lo scontro all’interno dell’istituzione ecclesiastica”

Lei crede?

“Sì. Ho ricevuto un’educazione cattolica”

Nonna cattocomunista, si racconta

“Vero. E’ lei la causa di tutto. Un’influenza fondamentale”

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Su entrambi i fronti , religioso e politico?

“Mia nonna era del ‘14. Ai tempi della sua maturità o eri democristiano o eri comunista. Ed entrambi avevano punti di contatto. Ora c’è più scelta”

Per il tifo politico vale lo stesso principio del tifo calcistico?

“No. Ma in questo periodo non riesco a scegliere dove stare. Vedo sprazzi di lucidità. Attorno populismo , politica degli annunci , omertà , difesa dello status quo. Cose che non ci potremo più permettere”

Berlusconi dovrebbe rendere conto come Murdoch?

“Credo che a modo suo lo farà”

E’ il presidente del Consiglio , proprietario del Milan, suo editore concorrente. Insomma , la riguarda

“Mica solo me. E’ impossibile non avere a che fare con lui”

In quale ruolo lo preferisce?

“Quella dell’imprenditore che ha portato le televisioni private a essere quelle che sono. Avrei lavorato con lui tutta la vita. Un visionario , uno che sapeva scegliere le persone giovani e farle crescere. La sua spinta è durata decenni. Altre figure così made in Italy non le abbiamo”

A Exit però non l’ha trattato bene. Gira voce che abbia detto a Tremonti “Giulio stiamo attenti , non possiamo permetterci un altro attacco di quella”

“Me l’hanno detto. Ma non saprò mai se è una leggenda o è accaduto davvero”

Il calcio in Italia è la metafora del Paese ?

“No… Penso che il calcio sia meglio. Lì ognuno si prende la sua responsabilità. Un allenatore fallisce e viene esonerato , un giocatore fa una pessima stagione e perde la Nazionale. La Juventus addirittura è andata in serie B”

Vuol dire che Calciopoli ha migliorato il calcio?

“Sì. Non vedo tutte le trame che vedevo prima”

Che cosa intende per trame?

“Calciopoli ha fatto sì che ci potesse essere un esito non scontato del campionato e ha cambiato gli interpreti. E’ ovvio che poi nel calcio ci sono tavoli di potere. Ma l’accesso a quel potere è più libero”

Insomma il calcio è più pulito?

“Io lo sento migliore. Decisamente migliore. Sento anche che non è più possibile creare le cupole che c’erano in passato . Mi sembra di respirare un’aria nuova”

La donna in tivù è sotto osservazione

“Sempre”

A lei piace quello che vede?

“Uomini e donne sono quello che vogliono essere”

Niente strumentalizzazioni?

“Sì che ci sono. C’è un centro di potere che cerca di fare il burattinaio , ma penso anche che molte donne si cucinano i fili addosso ben volentieri”

Il Financial Times , chiamandoci il Paese che ha dimenticato il femminismo , nel 2007 diceva “Anche la D’Amico , che pure non si può dire che non conosca il calcio , in televisione ci va con il tubino nero”

“Dovrei mettermi i jeans?Finché si banalizzerà tutto contrapponendo la femminilità alla capacità di penetrare le cose , resteremo dove siamo”

Come se ne esce?

“Io lavoro in una tivù in cui la strumentalizzazione dei corpi non la vedi. Non è permesso. Più volte ho sentito richiami alla sobrietà. Ma non sono una bacchettona che si sconvolge se una donna si presenta in tivù scollata. Non è questo il punto. La Carrà aveva personalità da vendere , mica era una sciacquetta perché faceva il Tuca Tuca con l’ombelico di fuori. Ben vengano le veline. Il problema è quando si vuol ridurre tutte a Veline”

Lei non lo è?

“Ho cercato di far ricordare che non ero solo una donna mediamente carina”

Ci è riuscita?

”Credo di sì, ma lo sdoganamento non sarà mai completo. Noi donne diremo sempre “Sono donna , però…”. E per me è stato più difficile con Exit che con il calcio perché in più dovevo farmi perdonare di arrivare dallo sport”

Lei che voto si dà?

“Non so. Io non mi so giudicare, non mi guardo perché sono troppo autocritica e dunque conservo infatti alcuni difetti. Ma sento rispetto attorno a me. E’ una vita normale all’interno di un mondo maschile. E’ stata una strada di salita , ma ora cammino serena”

lunedì 5 settembre 2011

INTERVISTA AD ASIA ARGENTO “Io mi stupisco ogni giorno del mondo orribile in cui viviamo , della violenza continua contro gli stranieri , i più deboli, chi sta male , chi non può difendersi perché non ha voce”

Asia Argento sarà la mamma di Manuela Arcuri nella fiction Sangue caldo.

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Asia che è successo?

“Forse anche il cinema si è accorto che sono cresciuta. Nella vita credo di averlo dimostrato. E sullo schermo è un modo per conoscere mondi femminili lontani e diversi. Cavalli , per esempio, è ambientato alla fine dell’Ottocento in un paesino degli Appennini e, in una famiglia dominata da un padre padrone, io interpreto una donna d’altri tempi , che non ce la fa a ribellarsi al marito ma cerca di compensare la sua severità con atteggiamento protettivo versoi i figli , li avvolge di dolcezza e di tenerezza.”

Per Isole , il film di Sandro Chiantini, torna un po’ ai suoi personaggi diversi

“Sì, Isole è un film a cui tengo tantissimo , sono fiera di averlo fatto. Marta, la protagonista, è uno di quei personaggi che capitano raramente. Una ragazza  muta, orfana , che ama occuparsi solo delle api. Il legame forte con il prete che l’ha cresciuta, Giorgio Colangeli , mi ricorda il film di Peter Del Monte Compagna di viaggio che ho fatto con Michel Piccoli , un lungo rapporto silenzioso tra due persone di diverse generazioni. E’ un film senza tempo , abbiamo girato alle Tremiti , in pochi giorni , ed è una storia che tutti abbiamo vissuto con grande commozione. Mi commuove soprattutto l’incontro con l’emigrato clandestino , Ivan Franek, che come Marta non ha voce”

Due simboli?

“Per diverse regioni sono entrambi oggetto di scherno e di violenza. Io mi stupisco ogni giorno del mondo orribile in cui viviamo , della violenza continua contro gli stranieri , i più deboli, chi sta male , chi non può difendersi perché non ha voce , non ha documenti . Senza retorica e quasi senza parole il film parla di tutto questo”

Che legame c’è tra Asia Argento di Isole e Asia Argento di Sangue Caldo , una fiction tv, la sua prima?

“MI sono divertita come una matta a fare la tv. Avevo costumi e acconciature bellissime. E’ tutto diverso dal cinema . Sangue caldo comincia nel 1958 quando la legge Merlin fece chiudere le case di appuntamenti e io, prostituta , decido di cambiare vita. Con i soldi di una rapina fatta dal mio uomo , Gabriel Garko , che poi muore , apro un bar e divento una donna onesta , madre amorosa della sua bambina che dà grande sarà Manuela Arcuri . Un drammone ricco di eventi”

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Prima faceva solo film sceltissimi , adesso lavora tantissimo. Fa meno scelte?

“Quest’anno ho fatto sei film, tante occasioni non mi erano mai capitate nella mia carriera. Ho appena finito di girare con mio padre Dracula 3D ed è sempre un’esperienza faticosa ma bella lavorare con lui , a cui mai avrei detto no. Prima avevo partecipato a Gli Sfiorati di Matteo Rovere dal libro di Sandro Veronesi  e – finalmente una commedia – a Baciato dalla fortuna di Paolo Costella con due compagni come Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Gassman”

E poi?

“Ci sono i miei figli e mio marito. Ho voglia di stare con loro. Ma più in là in autunno , realizzo uno dei miei sogni , quello di lavorare con Charlotte Gainsbourg : saremo due fidanzate in un film sull’omosessualità. Un film scandalo? Perché no?”

venerdì 2 settembre 2011

INTERVISTA A FABIO CANINO “ Io non faccio il gay di professione , nonostante in tv sia tutto così settoriale ormai. Se lo fai di mestiere , poi ti succede che se si fa male un gay in Australia , chiamano te e ti chiedono come la pensi. E io che ne so? Si faccia medicare”

Fabio Canino , se permettete , è il conduttore gay più famoso d’Italia. Quello che , dopo il successo con “le Iene” e “Cronache Marziane”, sono tre anni che non ha un programma suo. Censura omofoba? Intanto lo si ascolta a “Miracolo italiano” su Radio 2.

“In Italia ci sono critici televisivi a cui non piaccio”

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Perché lei non ha un suo programma? E’ troppo gay-oriented, come si dice oggi?

“Voilà. Mi aspettavo questa domanda . Magari non con una lama al collo. I problemi sono tanti. Ma le basti un esempio. Il programma che mi ha portato al successo “Cronache marziane”. In effetti veniva considerato da molti un programma gay oriented, e forse per questo non hanno pianto quando è stato chiuso”

Ed era così?

“In realtà non lo era affatto , tanto che piaceva a tutti, etero e gay. Al punto che ho visto pezzi interi scopiazzati in tanti altri programmi, condotti da eterosessuali. E’ chiaro il concetto? D’altra parte io non faccio il gay di professione , nonostante in tv sia tutto così settoriale ormai. Se lo fai di mestiere , poi ti succede che se si fa male un gay in Australia , chiamano te e ti chiedono come la pensi. E io che ne so? Si faccia medicare”

Cosa spaventa di più i direttori di rete , quando uno come lei va in tv?

“Forse he io vado in televisione in jeans e maglietta , non con le piume di struzzo. Questo mi rende , assurdamente, più pericoloso perché sono normale , me stesso, un conduttore che parla con il pubblico, senza confini. E trasmetto quindi un’idea dell’omosessualità normale , che evidentemente fa ancora paura”

Però la censura in tv è un tema serio. Lei, pur in altro settore , si sente per caso come Fazio e Saviano quando contestano la Rai , o come Santoro?

“Assolutamente no. Non sono mai stato censurato, a me massimo mi cancellano i programmi”

E’ una battuta?

“Il problema effettivamente c’è. Mi sono fatto l’idea che l’Italia ci siano anche i professionisti della censura, gente che lavora grazie alla censura , che gli fa avere più spazi e copertine di un ufficio stampa. Detto questo se mi cita Fabio Fazio, beh, lui è uno dei più bravi e che stimo. Il rischio è che restino programmi-evento : come un ariete sfondano il muro della banalità e dell’ipocrisia solo in quel preciso momento. Per liberarsi della censura ci vorrebbe uno sforzo immane di tutta la televisione , un cambio di mentalità. Anche perché molta censura , in realtà, è auto-censura. I servi del re sono molto peggio del re”

Un giorno a “Cronache marziane” arrivò Francesco Cossiga. Strana coppia voi due. Che rapporto avevate?

“Mi colpì molto constatare i politici delle vecchia generazione fossero molto più moderni e pronti a uno scambio di quelli attuali. Cossiga era più giovane di tanti giovani politici di oggi. Durante un pranzo a casa sua , mi domandò “Cosa posso fare per te?”. Io lo guardai e gli risposi “Presidente , mi aiuti a trovare un fidanzato?”. Cossiga non fece una piega e mi presentò un suo amico. Sfortunatamente non era la persona giusta per me”

Cosa la fa più ridere in televisione?

“Daniela Santanché”

E perché?

“Non ne azzecca ma ina. Vuole fare quella che difende la maggioranza di governo , ma in realtà fa danni. Gli complica la vita. Mi immagino quelli del suo schieramento politico , quando la vedono in televisione, mettersi nelle mani nei capelli e urlare “Noooooo, di nuovo lei”. Presumo preferiscano vedere Rosy Bindi a difendere Berlusconi”

Giù dalla torre Mina o Lady Gaga?

“Beh, qui l’intervista si fa seria. Mi butto io. E al mio funerale vorrei una canzone di Mina e una di Lady Gaga. Cantate da loro , me lo meriterei a quel punto”

Che cosa invece la fa più arrabbiare?

“Mi fa molto arrabbiare vedere le interviste di certi giornalisti che, con l’aria di circostanza, avvicinano i parenti delle vittime di stragi, incidenti o delitti, porgono il microfono e chiedono “Come si sente?”. A persone incapaci di reagire . Cosa aspettano di sentire ? “Bene grazie sto andando a bere un aperitivo con gli amici”

La televisione è in crisi di ascolti. Cosa pensa delle scelte sui programmi e sui personaggi che oggi vanno più in video? Sono i conduttori a funzionare meno, o i dirigenti a non capire più il pubblico?

“Siamo generazioni a cavallo fra l’analogico e digitale, fra il 45 giri e la chiave Usb, fra la vecchia televisione e le nuove tecnologie. La televisione ha ancora paura a investire tutto e solo nel nuovo. A volte fanno degli esperimenti , poi però si torna alla norma. E così non si accontenta nessuno. Spesso poi , soprattutto sulle reti di Stato, chi dovrebbe decidere non sa niente di tv. Perché fino al giorno prima dirigeva enti , era a capo dei telefoni o degli aeroporti . Ma sa com’è… la maggioranza di accontenta di quello che passa il convento . Un caro saluto a Emanuele Filiberto”

La7 le piace?

“Molto. La televisione , per usare un luogo comune, è lo specchio della società. Quindi come sempre le minoranze sia sociali che televisive hanno più inventiva , coraggio, creatività… come le piccole produzioni e i piccoli programmi che fanno grandi performance. La7 è uno di questi casi”

Lei è di destra o di sinistra?

“Ho solo la tessera del supermercato per raccogliere punti”

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Avrà un’idea politica?

“Disgraziatamente sì. Progressista”

Chi vota , quindi , il Pd?

“P-chi? Le sembra un partito progressista. Credo che i dirigenti , futuri e veri. oggi siano ancora alle scuole medie. Non si mettono d’accordo nemmeno sull’orario del congresso, quando lo convocano”

Ultimamente sembra che per fare televisione si debba andare a letto con i potenti? Le ragazze di Berlusconi , i festini di Lele Mora. E’ così?

“Non sono d’accordo con le generalizzazioni. Mi fanno molto arrabbiare. Per esempio le veline, cioè le ragazze di Striscia la notizia”, vengono citate a sproposito. Molte hanno fatto una carriera di tutto rispetto. E’ come se si dicesse che tutte le igieniste dentali sono come la Minetti. Ma per carità. Per lavorare a Striscia bisogna alzarsi presto e andare in sala prove. Le Olgettine, ricordo non fossero così mattiniere”