lunedì 19 settembre 2011

INTERVISTA A JOHN TURTURRO “ Dopo l’11 settembre ci sentivamo molto vulnerabili , sempre all’erta, le nostre giornate passate tra un funerale , una marcia e una funzione. Ma dopo un po’ , magari tre settimane , ognuno è tornato a occuparsi dei fatti propri”

John Turturro l’11 settembre del 2011 si trovava a Prospect Park, a Brooklyn, mentre aveva portato a giocare suo figlio Diego. Uno sconosciuto gli disse se sapeva cosa le era successo, e tornò a casa a guardare le torri gemelle sgretolarsi . Attonito. Una strage che ha cambiato la sua città. Tra i 3000 morti c’erano anche suoi amici . Tra i volontari che volevano dare un mano in quel cumulo di orrore c’era anche lui, voleva dare una mano. “Volevo fare qualcosa , qualunque cosa” ricorda.

Nel cinema è uno dei favoriti all’Oscar per “Passione” il suo documentario sulla musica e l’anima musicale di Napoli.

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Lei ha detto di aver perso nelle Torri alcuni tra i suoi più cari amici. Vogliamo partire da qui?

“Ho perso vari amici e conoscenti ma chi mi ha colpito di più è stato Stephen Siller , un pompiere cresciuto con me, uno dei migliori amici di mio fratello. Quella mattina Steve stava andando a giocare a golf , ma quando venne a sapere quello che era successo puntò il suo pick-up verso Manhattan per andare a unirsi al suo battaglione. Scoprì che il Battery Tunnel era stato chiuso e così, con 30 chili di equipaggiamento sulle spalle , si fece la galleria a piedi per andare a raggiungere i suoi colleghi , e per poi morire con loro. E’ in suo onore che abbiamo organizzato una corsa di beneficenza che si tiene ogni anno a settembre , “il Tunnel to Towers Run”

Tornato da quei giorni da volontario a Ground Zero , che città ha trovato? Che cosa era cambiato?

“Per un po’ c’è stata questa strana sensazione di vivere in una piccola comunità. Ci sentivamo molto vulnerabili , sempre all’erta, le nostre giornate passate tra un funerale , una marcia e una funzione. Ma dopo un po’ , magari tre settimane , ognuno è tornato a occuparsi dei fatti propri , a parlare delle vittorie degli Yankees , a cercare delle forme di svago. E l’arte ha aiutato , ha avuto una funzione catartica, specie la musica”

Ci sono stati anche film sull’11 settembre e poi sull’Iraq e Afghanistan , ma non hanno riscosso il favore del pubblico

“Ci sono stati dei bei film , come “la 25a Ora “ di Spike Lee che ha affrontato il tema in modo metaforico. Ci sono stati dei buoni film anche tra quelli c he lo hanno affrontato di petto , ma il pubblico non era pronto ad andare a vedere al cinema ciò che era nelle news in televisione tutte le sere . Ci vuole del tempo per digerire le cose”

Ha avuto la sensazione del sopravvissuto , il senso di colpa di chi resta?

“Senso di colpa no , ma la sensazione molto comune di stare vivendo dei sentimenti e delle emozioni mai provati prima. E di sentirsi impotente”

Si può parlare di perdita dell’innocenza?

“Forse siamo un po’ più paranoici , ma non parlerei di perdita dell’innocenza. I nostri figli non crescono sentendosi indifesi come può accadere in altri luoghi dove vivi costantemente in mezzo alla violenza”

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Le saranno tornate in mente le parole di un autore italiano che conosce bene, Primo Levi

“Sì, certo. Non tanto per la condizione di reduci , di sopravvissuti , quanto perché Primo Levi ci ha insegnato a non giudicare i gruppi di persone e i popoli. C’è stato del patriottismo cieco, tentativi di demonizzare tutti i musulmani, ma per fortuna , non sono andati molto lontano. Purtroppo ci sono state anche delle guerre maldestre”

Già, le guerre. Parliamo delle guerre

“Intervenire in Afghanistan è stato giusto , ma l’avventura in Iraq è stata un errore che ci ha isolato nel mondo. Adesso c’è Obama, la sua elezione è stata una bella cosa. Ma si è ritrovato a fare il presidente in un momento molto complesso. Oltre che con le guerre , ha dovuto far fronte alla crisi economica, con la gente che da noi come voi in Italia e in altre parti del mondo ha il problema della sopravvivenza. Ora c’è anche la pentola in ebollizione del Medio Oriente , con la caduta dei dittatori, con la gente per la strada che chiede informazione, educazione e le libertà che non ha mai avuto. Ma la macchina politica degli avversari di Obama è molto forte , lo hanno come neutralizzato . Posso solo sperare che qualcosa cambi”

Torniamo a New York , alla ricostruzione di Ground Zero

“L’intero processo ha preso troppo tempo , è diventato una questione politica e, come sempre, di soldi e di avidità. E alla fine nessuno è contento”

New York nel frattempo è rimasta al centro dell’attenzione del mondo a causa di Wall Street e di quelli che si sono arricchiti mandando milioni di persone in rovina o nelle liste dei disoccupati..

“E’ ironico no? Sempre a New York. La cosa grave è che nessuno è finito in prigione e che nessuno ha pagato , che anzi quelli che hanno creato i problemi adesso sono stati chiamati ad aggiustarli. Non c’è stata chiusura delle ferite , solo dei cerotti”

Finiamo con “Passione” , il suo film su Napoli e la sua musica

“Sta andando molto bene , abbiamo avuto ottime recensioni , a New York è nelle sale da ben 11 settimane e sembra raccogliere molto entusiasmo. Più che un documentario , è un aneddoto, un racconto su una città piena di problemi ma anche molto stimolante e originale e con una grande anima. E sono orgoglioso di aver potuto dare il mio piccolo contributo per portare in America e nel mondo la profondità e la diversità della cultura italiana”

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