sabato 10 novembre 2012

INTERVISTA A DANIEL DAY LEWIS “ Non ho peli sulla lingua , quando decido di parlare”

Daniel Day Lewis è tornato a 55 anni  al cinema con il film Lincoln. L’attore ora vive tra Londra e il Vermont con la moglie , la scrittrice Rebecca Miller e i loro due figli maschi. Day-Lewis ha un terzo figlio, più grande, avuto con Isabelle Adjani.
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Daniel ci dice più o meno cosa si vedrà nel film?
“Parla degli ultimi mesi della presidenza Lincoln , prima del suo assassinio al teatro , a Washington, nell’aprile del 1865 , per mano di John Wilkes Booth , una settimana dopo la fine della guerra civile che da quattro anni stava massacrando il paese e appena dopo aver varato , nel suo secondo mandato presidenziale , l’emendamento della Costituzione che aboliva la schiavitù. Sally Field recita la moglie Mary, Joseph Gordon-Levitt è il figlio maggiore”
Come ha preparato il ruolo? La sua somiglianza con i ritratti dell’iconografia tradizionale è impressionate
“Do atto alla bravura del team di truccatori. Abbiamo fatto innumerevoli test di make-up . prima o poi davanti alle cineprese. Avrei voluto evitare il trucco . In genere affronto i ruoli preparandomi molto fisicamente : più o meno peso , faccia tonda o scarna, la forma e il colore dei capelli. Non amo le interminabili sedute di trucco. Ma con Lincoln l’ho fatto e sono molto soddisfatto del risultato. Soprattutto perché non si nota che sono pieno di trucco! Segno del buon lavoro fatto da tutti”
Ma lei somiglia in qualche modo a Lincoln?
“Sarebbe arrogante anche solo suggerito. Certo c’è un livello umano immediato che mi ha permesso di comprendere la sua umanità, essendo anch’io un padre come lui. Ecco la paternità forse è l’unica cosa che accomuna me a quel grande personaggio. Poi, la compassione per ogni essere umano. E il senso dell’umorismo. Insomma , ho trovato tre cose in comune, non male”
Come ha affrontato il lato umano di un personaggio storico così ingombrante?
“Dal di fuori poteva sembrare inavvicinabile , freddo , distaccato , ma più ti accosti alla sua storia, più ti rendi conto della sua carica di umanità. Avevo un suo humour , era spiritoso perfino. E posso dire che con Lincoln mi sono avvicinato alla commedia più di quanto mi sia capitato in vent’anni di cinema, a parte il musical Nine.”
Secondo Spielberg lei è rimasto per tutti i mesi delle riprese nel personaggio , anche nel modo di parlare. Una convivenza faticosa?
“E’ la mia tecnica, il mio modo di fare l’attore. Non ne conosco altri. Devo trasformarmi nel personaggio che interpreto , vivere dentro la sua pelle, diventare una sorta di medium tra lui e lo spettatore. Spielberg e io abbiamo parlato poco sul set. Ma ci siamo trovati in perfetta sintonia nel nostro modo di lasciar fare all’altro quel che sa fare meglio. Stavo imparando così tanto , sul set, che l’idea di separarmi da lui e Kushner mi faceva venire un’immediata nostalgia”
Cos’avrebbe fatto lei se fosse stato presidente degli Stati Uniti a quel tempo?
“Non sono americano , perciò non penso ad aver diritto a formulare giudizi su un presidente , o a dire cosa avrei potuto fare meglio, o di diverso , al suo posto. Però devo dire che questa parte mi ha invecchiato parecchio. Solo a immaginare una vita simile m’è venuta una gran stanchezza . Una responsabilità troppo stressante , per un comune mortale come me! Che gli attori si limitino alla recitazione!”
Tutti hanno i loro eroi , fin da piccoli. Quali personaggi hanno colpito la tua fantasia?
“Il mio primo eroe è stato Horatio Nelson. Lo adoro da quand’ero bambino. Sono cresciuto sul Tamigi vicino al Royal Naval College , nel cui museo c’è l’uniforme che Nelson indossava quando venne ucciso nella battaglia di Trafalgar: ci sono buchi dei proiettili e le macchie di sangue. Da piccolo stavo ore a guardare quelle cose nel museo, e a sognare. Yuri Gagarin è stato poi un altro grande personaggio , per me. E adesso, dopo averne fatta stretta conoscenza, posso dire che anche Lincoln è uno dei miei grandi eroi”
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Non è che sognando Nelson, le grandi battaglie del passato , è iniziata la sua passione per la recitazione?
“Non è sbagliato dirlo. Quando, da ragazzo, andavo a scuola d’arte drammatica , provavo un senso d’onore per avere il privilegio di far parte in quel mondo. Come per un militare d’altri tempi combattere in una battaglia giusta”
Come Lincoln, anche lei non sembra aver paura di dire quello che pensa, ne conviene?
“Lui era un oratore , io no, per niente. Ma non ho peli sulla lingua , quando decido di parlare. Non esito a dire agli amici che non sono d’accordo su qualcosa. Figuriamoci di nemici. Scherzo, perché nemici non credo di averne. Ma il mio stile , come sapete, non è molto pubblico. Sono sempre stato e rimango una persona tendenzialmente riservata. Sono molto timido , tanti attori lo sono”
Cosa pensano di lei i suoi figli?
“Solo di recente hanno capito cosa faccio , e sono grandi. Ancora un paio d’anni fa mio figlio, che ne aveva già 14, pensava fossi un falegname , perché a casa mi vedeva sempre costruire qualcosa : io amo molto la manualità e poi a volte passano anni tra un film e l’altro. Hanno buffo scoprire cosa faccio quando non riapro scarpe nel tempo libero. Qualcuno mi ha detto che sono la Meryl Streep dei maschi , nel senso che pure lei quand’è a casa fa la madre e basta. In famiglia , tra gli amici vuol essere se stessa , non la attrice che è. Così, è vero, anch’io sono Meryl Streep”

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