lunedì 4 febbraio 2013

INTERVISTA ALL’ATTRICE AMY ADAMS “Ho imparato il trucco per non impazzire: ricordarsi che si è sempre la stessa persona , qualunque cosa stia facendo, la mamma, l’attrice, la moglie che cucina”

Amy Adams è una delle protagoniste, o forse la grande protagonista, del film The Master di Paul Thomas Anderson. La sua parte è quella dell’inquietante moglie di un santone e madre-padrona della sua setta. La sua carriera ha preso il volo con Janebug, un piccolo film premiato al Sundance Film , che le ha portato la prima delle tre candidature all’Oscar.

In Junebug interpretava un’ingenua ragazza di provincia che reagisce incredula quando la cognata le racconta di essere nata in Giappone. Tipo: se uno è americano . come fa essere nato in Giappone? La stessa scena deve essere capitata a lei, nella vita vera: perché è nata in Italia , a Vicenza, vicino alla base Nato di Aviano dove lavorava suo padre. Sbaglio?
“Per niente : è andata proprio così. In Italia? Ma non sembri italiana , hai gli occhi azzurri! In realtà ci sono stata pochissimo nel vostro Paese, a tre anni era già tornata in America . Non parlo l’italiano e mi dispiace non averlo imparato. Però, tutta la mia famiglia è molto legata affettivamente a quel periodo . Proprio in onore di quei ricordi ho chiamata mia figlia Aviana”
E’ nata nel 2010, nel bel mezzo del suo momento professionale d’oro
“Dopo aver girato The Fighter , avevo deciso di prendermi sei mesi di stacco e di riposo. Ma alla fine la pausa è durata più di un anno, perché sono rimasta subito incinta. La cosa buffa è che avevo sempre pensato ai 35 come l’età perfetta per avere un figlio: ne avevo parlato anche con Darren ( artista e attore, suo compagno ndb)
State insieme da dodici anni , da due siete genitori di Aviana , eppure niente matrimonio , per ora : perché?
“Ci siamo abituati così . Ma spero che , prima o poi , succederà”
Come ha vissuto il ritorno al lavoro?
“Il primo impegno è stato il doppiaggio del film dei Muppets. Mi pareva la cosa ideale, poco impegnativa. In realtà non lo è stato per niente. Il mio personaggio era tutto pimpante ma io mi sentivo ancora uno straccio fisicamente , e non solo”
E le gioie della maternità?
“Ci sono ovvio , ma si diventa anche più vulnerabili. Fortunatamente ho imparato il trucco per non impazzire: ricordarsi che si è sempre la stessa persona , qualunque cosa stia facendo, la mamma, l’attrice, la moglie che cucina”
Lei cucina?
“Da sempre. Ma dopo Julie e Julia lo faccio con tutt’altro spirito”
Sceneggiatrice e regista era Nora Ephron , e quello è stato il suo ultimo film : è scomparsa in giugno
“Mi manca moltissimo. E’ stata proprio lei ad aprirmi un mondo , a insegnarmi a leggere un menu attraverso i tuoi occhi. Prima cucinavo per motivi di sopravvivenza : lei mi ha fatto capire come il cibo possa riunire persone in grado di condividere molto di più di un piatto ben cucinato. Su quel set, tutti abbiamo scoperto qualcosa. Per esempio, il gelato all’olio d’oliva. Nora aveva appena scovato un posto dove lo facevano benissimo e volle che tutta la troupe lo assaggiasse. Per me fu una rivoluzione! Da allora non posso farne a meno e ogni volta che lo mangio penso a Nora , e quanto fosse una donna speciale , capace di mettere passione nelle cose che faceva e di contagiarti con un calore umano davvero unico”
Adesso lei riceve un mucchio di sceneggiature , registi importanti vogliono dirigerla  , si sta preparando ad interpretare il film autobiografico su Janis Joplin : si sente realizzata?
“Sono una perfezionista , mai soddisfatta fino in fondo. Inoltre, i miei inizi difficili mi hanno molto indurito. Troppe porte in faccia”

Sembra incredibile
“Ha presente Tootsie? Non andavo mai bene a nessuno. Sempre troppo alta o troppo bassa, troppo giovane o troppo vecchia, troppa bionda o non abbastanza. Ma non mollavo. Pensi che una volta sono andata al provino per il personaggio di una prostituta afro-americana!”
Masochista
“No, è che pensavo sempre che a furia di vedermi i direttori del casting si sarebbero ricordati di me e mi avrebbero richiamato. E, in effetti, è andata così”
Le tre nomination all’Oscar l’hanno resa più sicura di sé?
“Magari! Bastasse quello!”
Potrebbe averne una quarta , quest’anno, per The Master. E magari vincere
“Chissà. Incrociamo le dita”
Se dovesse vincere, in Italia diremmo che ha vinto un attrice italiana. O quasi
“In effetti. Nel discorso di ringraziamento potrei citare Vicenza”

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